Pitti Bimbo

Cresce nel 2010 il consumo di moda junior

L'internazionalizzazione resta la grande scommessa delle aziende italiane

di Silvia Pieraccini

Rating:
0.0
Rating 0.0

Tags: Pitti Bimbo, Firenze



I primi mesi dell'anno non hanno visto brillare le vendite di moda junior (+0,3% i consumi delle famiglie italiane), ma a confortare gli operatori di un segmento che tradizionalmente regge meglio dell'adulto sono le previsioni fatte dal centro studi Smi (Sistema moda Italia) per Pitti Bimbo, la fiera internazionale che si apre oggi alla Fortezza da Basso di Firenze con 539 marchi di cui il 39% esteri: «I margini per una pronta accelerazione risultano più ampi rispetto ad altri comparti», sottolineano i ricercatori di Smi, aprendo la porta a una ripresa attesa da tempo. Il 2009 è stato un anno difficile per l'industria italiana dell'abbigliamento junior (0-14 anni), che ha visto il fatturato ridursi del 6,9% a 2,5 miliardi, cioè su livelli (correnti) vicini a quelli del 2006. Il deciso passo indietro fa escludere un rapido ritorno ai livelli pre-crisi, anche se il settore si "consola" con un andamento migliore rispetto alla media della filiera tessile-moda: il peso delle vendite di abbigliamento junior è cresciuto dal 4,9% del 2008 al 5,4% del 2009. A influire sulla discesa dei ricavi è stato soprattutto il mercato interno, che assorbe il 73% delle vendite. Due i motivi che, secondo Smi, hanno portato alla contrazione: la maggior attenzione al rapporto qualità-prezzo e la cautela negli acquisti indotta dal clima recessivo.

Ma la crisi ha influito anche sulle strategie produttive delle aziende italiane (nella foto, un modello Dekker bimbo), che hanno spinto sulla delocalizzazione e razionalizzato il ciclo delle scorte: il risultato è una contrazione del valore della produzione realizzata in Italia dell'8,3% (a 1.251 milioni, valore più basso degli ultimi cinque anni). Sul fronte produttivo, la moda bimbo guarda dunque sempre più ai paesi a basso costo della manodopera. Sul fronte distributivo, invece, la "conquista" dei mercati esteri appare ancora faticosa e poco stabile: l'incidenza dell'export sul fatturato è infatti scesa al 27,4% nel 2009, spinta al ribasso da un calo delle esportazioni del 17,3%. In pratica, le vendite estere sono tornate sui livelli (correnti) del 2005, pari a 690 milioni di lire.
L'internazionalizzazione resta la grande scommessa delle aziende italiane, piccole, polverizzate, spesso incapaci di "agganciarsi" alle grandi reti distributive internazionali. In particolare, nell'export di abbigliamento per neonati è crollata la Russia (-17%) che rappresenta uno dei mercati di riferimento del comparto, mentre sono cresciute Francia, Giappone e Hong Kong. Nei comportamenti d'acquisto delle famiglie italiane acquistano sempre più importanza le catene (con una quota del 43,2% sul sell-out che va dalla primavera-estate 2009 all'autunno-inverno 2009-2010), che sono cresciute del 4,4%.

pagina 1 di 1





Moda
gallery blog
archivio notizie archivio speciali
titoli tags
Yoox MyPrestigium
blog twitter foursquare

 

24luxury: Storia di Valerie, la nuova première dame «rottweiler» che vede Angers dietro ogni tenda dell'Eliseo http://t.co/rM54Attm via @24luxury

18 May, 14:12 |

24luxury: A Londra la regina Elisabetta II diventa icona dell'arte contemporanea http://t.co/IBmRHmCf

16 May, 12:59 |