Fotografia

"Heaven to hell", le visioni e dissezioni pop di David LaChapelle

ll libro è l'ultima esplorazione del fotografo americano nei territori della celebrità, del glamour e della società del consumo

di Irene Alison


Li ha spogliati, legati, messi in gabbia, fatti divorare dagli squali. Ne ha dissezionato il corpo e l'icona. Li ha crocifissi e li ha incensati. Adesso, torna a celebrare i miti della cultura pop in una nuova bibbia dell'idolatria postmoderna: "Heaven to Hell" (352 pp., € 29.99), ultimo libro di David LaChapelle appena lanciato da Taschen in un'edizione speciale per i trent'anni della casa editrice, è l'ultima esplorazione compiuta dal fotografo americano nei territori della celebrità, del glamour e della società del consumo. Dopo i precedenti volumi della trilogia cominciata con LaChapelle Land (1996) e proseguita con Hotel LaChapelle (1999), il fotografo nato nel 1963 a Fairfield, Connecticut, e balzato in brevissimo tempo nell'olimpo della comunicazione visiva - dai primi ritratti scattati per Interview di Andy Wahrol alle campagne ralizzate per Keds, Estee Lauder, Volvo e Levis, fino alla conquista di premi come l'International Center of Photography Infinity Award e al debutto cinematografico, nel 2005, con Rize - torna a mescolare archetipi e stili, religione e cinema porno, rinascimento e globalizzazione.

Ad assecondare le sue visioni barocche, eccentriche, fiabesche e surreali, le facce e i corpi più famosi del pianeta che, da Paris Hilton a Madonna, da David Beckham a Angelina Jolie, si prestano a una interpretazione grottesca di se stessi che amplifica, fino al paradosso, l'autolecebrazione della celebrity: Britney Spears come Lolita e Bjork come Madama Butterfly, Micheal Jackson come un angelo pagano, Courtney Love (insieme a Pamela Anderson, Lady Gaga e al transessuale Amanda Lepore, tra muse più care al fotografo) ritratta sulla cover del libro come la Madonna di una Pietà pop che tiene tra le braccia un Gesù Cristo-Kurt Cobain. Celebrities, ma non solo. Come sempre, convergono nell'orizzonte di LaChapelle apocalittiche proiezioni del futuro e riflessioni sull'identità di genere, moralismo e ironia, in un gioco di specchi in cui il fotografo critica la voracità consumistica che sembra celebrare e alimenta i miti di una cultura pop che vorrebbe smascherare. Nella galleria di Heaven to Hell scorrono allora donne come bambole gonfiabili, come manichini, come carne esposta nel bancone del macellaio, come animali da esposizione, come porcellane in una teca di vetro. E poi uomini da rottamare come automi al cimitero delle macchine e giganteschi hamburgher, hot dog e lattine di Coca cola cadute dal cielo come meteoriti: ogni pagina, una cartolina dai colori elettrici e dalla superficie patinata spedita da un inferno in cui saremo divorati dai nostri stessi consumi.

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