INTERVISTA

Milla Jovovich:
«Non chiamatemi Wondermum»

L'attrice racconta il progetto di Hilfiger e BHI, di cui è testimonial

di Marta Casadei



«Essere madre mi ha cambiato la vita: oggi gli unici momenti in cui sono triste o arrabbiata sono gli stessi in cui lo è mia figlia. Le mie priorità, insomma, sono cambiate molto». Milla Jovovich, 35 anni, nata a Kiev ma ormai americana d'adozione si descrive così, "prole-dipendente" da quando nel 2007 è nata la piccola Ever Gabo. Salvo poi snocciolare con nonchalance una serie di film in uscita (tra cui "Resident Evil: Afterlife", quarto capitolo della saga, diretto dal marito Paul Scott Anderson), tour promozionali e film ancora da girare. Ma non chiamatela "wonder mum": «Le vere supermamme esistono – dice – ma sono quelle che hanno dei figli, un lavoro e devono anche combattere contro il cancro». Milla Jovovich è in Italia proprio per sostenere queste donne: è testimonial di una campagna promossa da Tommy Hilfiger con Breast Health International, organizzazione impegnata nella ricerca contro il cancro al seno. Il brand lancia una borsa limited edition (mille pezzi), in vendita da aprile: metà del ricavato andrà a Fund for Living, associazione legata a BHI.
Signora Jovovic, Tommy Hilfiger l'ha voluta fortemente per questa campagna charity. Come si è sentita quando le hanno chiesto di partecipare?
Onorata e anche molto eccitata. Questo progetto è stato utile anche per me: quando si parla di cancro si pensa sempre al dramma in generale, alla ricerca. Non mi ero mai chiesta come potesse essere vivere la vita quotidiana dovendo lottare con il cancro: per una donna, una madre, è difficile. Ti chiedi: dove lascerò i miei figli mentre sono all'ospedale per le cure?
Come prodotto di questa campagna è stata scelta una borsa rossa. Anche lei è un'appassionata di accessori come tutte le donne?
Certo. Mi piacciono borse, scarpe, cinture. Sono le cose che ti fanno capire quanto sia divertente essere femmina. Credo che questo sia un punto a favore di questo progetto. Voglio dire: tutte amano comprare bellissime borse. Questa volta faremo anche del bene ad altre donne. Poi mi piace molto il rosso: è il colore delle emozioni, della passione. E quest'iniziativa si basa anche su questo.
L'autrice degli scatti è Helena Christensen, come lei un'ex modella. Come è stato ritrovarvi sul set dello shooting?
Meraviglioso. Dopo aver lavorato insieme per così tanto tempo come modelle è stato bello ritrovarmi davanti alla sua macchina fotografica: sono una grande fan del suo lavoro. Penso che il suo modo di ritrarre le donne sia squisito.
Con lei come fotografa si è sentita più a suo agio?
Sicuramente. Lei poi è una donna di grande carattere che ha un approccio molto diretto: se la immagini mentre sul set mi sistema i capelli senza aspettare che lo faccia l'hairstylist. Credo che, essendo una modella, un giorno si sia detta: "ehi, mi dovrò mettere a scattare foto per far capire come vuole apparire veramente chi sta davanti all'obiettivo".
Pur essendo un'attrice, lei continua a mantenere saldo il legame con il fashion system. Come mai?
Adoro la moda. Credo sia un altro modo per esprimere me stessa. Mi aiuta a trovare l'ispirazione perché a seconda di come ti vesti puoi interpretare un personaggio diverso anche nella vita reale. Io, poi, sono una grande collezionista di vestiti, soprattutto vintage degli anni Trenta e Quaranta. Prima della gravidanza con una mia amica avevamo una linea di design..molto divertente, davvero. Purtroppo non si può fare tutto..
Qual è il lavoro più duro: fare la mamma oppure la modella e l'attrice?
Essere madre è una sfida ma è una cosa naturale cercare il meglio per tuo figlio. Diciamo che ha reso più semplice la mia vita. Ora so di cosa mi devo davvero preoccupare. Non mi lambicco più sul "devo farlo questo film o no?". Chissenefrega, mi dico, l'importante è che la bambina sia felice.

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