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MODALa saga dei fratelli Versace tra litigate e grandi successiLa giornalista Deborah Ball racconta in un libro storia e segreti della famiglia della moda di Paola Bottelli |
Tags: Donatella Versace
«Donatella Versace era la musa del fratello Gianni, ma uno dei motivi per cui lo stilista litigò con la sorella fu il pressing di lei per aderire al trend minimalista, incluse le modelle emaciate, lanciato da Miuccia Prada: nel libro lo racconta proprio Donatella. Litigi che, secondo altre fonti, portarono Gianni a cambiare il testamento lasciando a sorpresa la nipote Allegra erede universale».
Deborah Ball, 41enne di Boston, dal '97 al 2002 corrispondente da Milano del Wall Street Journal, risponde al telefono da Zurigo, dove è tornata al lavoro per il quotidiano americano dopo un'aspettativa per scrivere il libro "House of Versace" (Random House). Che proprio la fiammeggiante "Blondie", direttore creativo della Medusa dalla tragica scomparsa del fratello nel '97 a Miami, potesse essere una seguace dello stile minimal è davvero una rivelazione.
Certo non l'unica nel racconto di Ball (220 interviste, di cui 2 a Donatella e 6 a Santo): la scrittrice ricostruisce tutta la saga familiare, dalla Calabria – terra natìa dei tre fratelli Santo, il maggiore, Gianni e Donatella – a oggi. Passando attraverso l'accesa rivalità negli anni 80-90 tra Giorgio Armani, creatore della donna in carriera con il tailleur, e Gianni, inventore della femmina sexy (per i più severi addirittura volgare), la nascita del mito delle top model da lui stesso lanciate come vere star in campagne pubblicitarie che hanno fatto la storia della moda, le faraoniche ville e le feste sul lago di Como e a Miami, i quadri di Picasso e le statue greche rastrellate alle aste, le collaborazioni con il mondo dell'arte, i diamanti regalati a Donatella, il boom di ricavi e utili.
Un mondo di favola svanito con il colpo di pistola sulle scale di Casa Casuarina a Miami. Che, oltre a un dolore indelebile per tutta la famiglia e per i fan del genio di Gianni, ha portato l'azienda sull'orlo del baratro. «Dopo tutto quel che è successo – spiega Ball – i Versace sono precari: l'anno scorso hanno ricominciato a chiudere il bilancio in perdita, anche se prevedono il ritorno alla redditività per il 2011. Ormai sono un'azienda di nicchia: con 272 milioni di euro il loro fatturato è 1/6 di quello di Armani, con i quali erano in competizione diretta. Per non parlare di colossi come Vuitton o Gucci. Hanno perso gli anni del boom in cui tutte le aziende crescevano a doppia cifra: dopo la morte di Gianni sono scivolati nella crisi e sono ancora in difficoltà».
Esperienza purtroppo comune alle imprese familiari, non solo della moda. «I Versace – conclude Ball – hanno bisogno di investimenti che, senza un socio dalle spalle robuste, non sono in grado di fare. La famiglia dice di non voler vendere, ma così l'azienda è destinata a vivacchiare». Ieri il gruppo Versace ha firmato l'accordo con i sindacati che consente l'avvio dei nuovi assetti organizzativi, produttivi e logistici previsti dal piano di sviluppo (si veda Il Sole 24 Ore del 29 gennaio).
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