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L'Italia si fa scappare lo shopping dei turisti cinesi

In calo ovunque gli acquisti "tax free" degli stranieri, ma non a Como e a Verona

di Paola Bottelli

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Pochi, ma con la carta di credito a portata di mano, pronta alla "strisciata" in hotel cinque stelle, ristoranti, negozi di lusso. La pattuglia dei turisti americani in trasferta sul lago di Como – probabilmente sulle orme del divo George Clooney paparazzato per diverse settimane con l'accompagnatrice italiana Elisabetta Canalis nel giardino di Villa Oleandra a Laglio – ha dato i suoi frutti. Secondo la ricerca sullo shopping tax free elaborata da Global Refund sull'intero 2009, la più spettacolare crescita negli acquisti degli stranieri in Italia è targata proprio Como: +80 per cento.
Un'eccellente performance, impossibile da sostenere per chiunque altro, tranne dai turisti cinesi in visita a Napoli e provincia: +68 per cento.
Eppure, analizzando la radiografia annuale di Global Refund, quel che colpisce – purtroppo negativamente – è proprio l'incapacità dell'Italia di attrarre gli arrivi dei cinesi. Cosa nella quale si sono invece difesi benissimo i principali competitor: in primis la Francia, dove lo shopping dei viaggiatori provenienti dalla Repubblica popolare ha addirittura conquistato il primo posto sorpassando come quota sul totale quello dei russi, ancora in difficoltà in tutta Europa.
Andiamo con ordine. In Italia lo shopping tax free è diminuito nel 2009 del 13% rispetto all'anno precedente. "Colpa" dei russi, che rappresentano oltre un quarto del totale, che hanno acquistato il 28% in meno (anche se sono "ricomparsi" per i saldi anticipati), mentre al secondo posto, con un sorprendente incremento del 19%, sono balzati i giapponesi (11% del totale). Terzi gli Usa con il 1o%, ma una diminuzione del 9%. Più 27% per i cinesi, che però sono ancora una fetta piccola, pari al 7 per cento.
«Siamo arretrati – spiega Antonella Bertossi, responsabile marketing di Global Refund – nella capacità di attirare i flussi turistici dalla Repubblica popolare. Quella italiana, nonostante le bellezze naturali, architettoniche e culturali uniche al mondo, è al momento una destinazione residuale dei turisti cinesi in viaggio in Europa. Gli arrivi avvengono prevalentemente tramite tour operator tedeschi sull'hub di Francoforte e nel nostro paese i cinesi passano quando sono sul finire del viaggio, avendo già acquistato altrove». Magari prodotti made in Italy, ma non qui da noi.
Nel dettaglio delle principali città italiane, nel 2009 Milano perde il 15% di vendite rispetto all'anno precedente ma la fa da padrona con uno scontrino medio di 782 euro nella moda (inclusi gli accessori) e di 3.999 nel segmento orologi-gioielli.
Il capoluogo lombardo continua però a scontare la crisi degli arrivi dalla Russia (-32%), che pesano per il 30% del totale; ottimo incremento dello shopping dei cinesi, +32%, al secondo posto con una fetta dell'8% del totale, la stessa dei giapponesi, in ripresa del 4 per cento. Il 26% dello shopping sulla piazza milanese riguarda via Montenapoleone, in calo del 18%, seguita da piazza Duomo con il 13% (-12%) e da via Spiga con il 12% (-21%). Una débacle.
Roma registra un calo del 5% nello shopping tax free, con uno scontrino medio di 631 euro nella moda e di 1.868 nei gioielli-orologi: qui i principali acquirenti sono i russi (25% del totale e -21%), seguiti dai giapponesi (20% e +18%) e dai cinesi (8% e +28%). «In effetti – aggiunge Bertossi – c'è un rimbalzo dei nipponici, dopo un paio d'anni d'assenza, che ritornano con un grande interesse per le griffe e con una media per scontrino molto vivace». Meno 5% lo shopping in via Condotti, in linea con la capitale nel suo complesso. Flessioni del 7% a Firenze e del 3% a Venezia. In controtendenza soltanto due città, secondarie nei flussi turistici globali: Como, appunto, cresciuta del 4% e Verona, in aumento del 2% grazie al risveglio nipponico e ai primi arrivi di cinesi.
E sul fronte dei competitor? Della Francia, che grazie alla Tour Eiffel e al Louvre intercetta eserciti di cinesi, anche gli altri paesi europei si danno da fare per calamitare lo shopping dei turisti tax free provenienti dalla Repubblica popolare: +26% in Germania, dove la quota sul totale sale al 16%; addirittura +140% in Gran Bretagna, dove pure i cinesi conquistano il gradino più alto del podio con il 10% del totale. Ma è tutto il Regno Unito a evidenziare, nella rilevazione di Global Refund, ottime prestazioni. Qualche esempio? Emirati arabi +26% con una quota dell'8%, Kuwait +15% con un altro 8%, una sorprendente Nigeria +11% con una fetta del 7%, Russia +18% con il 6% del totale.
Anche qui la spiegazione c'è. «Il deprezzamento della sterlina – conclude Bertossi – ha giocato un ruolo fondamentale nel boom dello shopping tax free a Londra e nelle principali città inglesi, a dispetto di una situazione economico-finanziaria che continua a essere non proprio rosea. Ma alla debolezza della moneta gli inglesi hanno accompagnato politiche distributive create ad hoc per catturare gli acquisti, come i saldi anticipati molto sostanziosi e gli accordi con catene di hotel che garantivano il pernottamento gratuito per chi faceva shopping in determinati negozi. Una sinergia perfetta».

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