Intervista

Peter Dundas, il couturier dall'istinto animale

Il direttore creativo di Emilio Pucci : «Disegno per donne aristocratiche e ribelli»

di Angelo Flaccavento


«Il mio dovere è far sognare: far sentire la donna come una stella, perché la femminilità è potere e il vestito lo strumento che la esalta. Lascio agli altri i percorsi troppo intellettuali: sono un uomo del nord, e credo negli istinti animali», dice Peter Dundas, senza enfasi ma con fermezza. Una gran testa di boccoli biondi e selvaggi, alto e atletico – è un ex giocatore di hockey, e pratica con regolarità kite surf e scuba diving – Dundas trasuda energia felina nonostante i modi impeccabili e il fare da uomo di mondo. Dal 2009 è direttore creativo di Emilio Pucci, casa gloriosa nella quale ha inoculato una salutare dose di sex appeal e sensualità. La ricetta piace, come conferma l'eccitazione che in due soli show sotto la sua direzione la maison Pucci ha riportato nel sonnacchioso panorama milanese: una scossa elettrica paragonabile alla stagione d'oro di Gianni Versace & Co.. Dundas, che è nato a Oslo ma si è formato a New York alla Parson's School of Design (la stessa scuola di Marc Jacobs), ha un curriculum di tutto rispetto, che include un lungo apprendistato presso Jean-Paul Gaultier prima e Christian Lacroix poi, e un indimenticabile passaggio, tra il 2002 e il 2005, da Roberto Cavalli, seguito da Emanuel Ungaro e Revillon, la più antica pellicceria d'Europa. Finalmente a Firenze, Dundas è intenzionato a restarci. Dopo numerosi passaggi di timone, Pucci sembra aver trovato il capitano giusto, deciso a far le cose in maniera per nulla didascalica. Incontriamo Mr Dundas – giacca grigia, t-shirt a righe, jeans attillati e cinturone texano – nello splendore un po' fané di Palazzo Pucci, tra velluti blu royal, porte di legno secolare e tappeti a intarsi geometrici come piaceva al divino Marchese. Il luogo non è casuale: per Peter Dundas, infatti, il palazzo è il fulcro dell'intero mondo Pucci.

Signor Dundas, cosa rappresenta per lei Palazzo Pucci?
Poche maison hanno la fortuna di essere nate all'interno di un palazzo antico, nel centro di una città gloriosa come Firenze, e io voglio condividere questa scoperta con il pubblico attraverso le mie collezioni. L'intera storia è cominciata qui: il palazzo aggiunge un elemento di sogno e seduzione al dna della maison.
Come definirebbe questo dna?
Pucci rappresenta energia, vita, felicità, gioia, indipendenza, sorpresa. Basta guardare le stampe: la donna Pucci è esattamente così.
Eppure il suo Pucci non è solo stampa.
Certo. Le stampe sono ciò che la gente ricorda, ma in realtà c'è molto altro. La prima collezione disegnata da Emilio Pucci, ad esempio, era tutta bianca e nera. Ciò che in questo momento mi interessa davvero, però, è definire la donna Pucci, perché penso che oggi sia fondamentale avere una figura simbolica che incarni lo stile di una maison. Le stampe rappresentano la nostra eredità, ma c'è molto altro su cui concentrarsi per arrivare allo scopo, non ultimi gli accessori.
Descriva la donna Pucci.
Penso a lei come una aristocratica ribelle, dalla grande energia, elegante e indipendente. Mescola rigore e nonchalance, e segue solo le proprie regole. Ho in mente certe esponenti del nuovo jet set: donne come Gaia Repossi, o Giovanna Battaglia.
Che paralleli ci sono tra Emilio Pucci, il personaggio, e Peter Dundas?
Molti elementi dello stile di Emilio Pucci dipendevano dalla sua vita: lo sport, il palazzo. Le mie collezioni, d'altro canto, sono un modo di condividere le mie ossessioni del momento: l'ultima (p/e 2010, ndr) è ad esempio ispirata al mondo acquatico, e a certe scoperte fatte alle Maldive. I paralleli tra me ed Emilio Pucci, però, finiscono qui. Io sono nato in Norvegia, nella foresta, non in un palazzo.
Dove vive?
Tra Firenze, dove lavoro, e Parigi, dove ho un po' più di tempo libero. La mia casa vera, comunque, è l'aeroporto.
Ha già vissuto a Firenze?
Sì, quando lavoravo da Roberto Cavalli. Solo adesso però riesco ad apprezzare la città in tutta la sua magnificenza. Firenze mi piace in particolare al mattino, o di sera, quando posso passeggiare sui lungarni.
La città la ispira?
Molto. La castellana della mia prima collezione Pucci continua a vivere nella donna che sto definendo per la maison.
Come si sente da uomo del nord che vive al sud, in Italia?
Beh, qui fa molto meno freddo (ride). Amo il caldo, la spiaggia. Lavoro benissimo in Italia: mi piace la cultura del prodotto e della moda che vi caratterizza.
A Firenze o Parigi, dove si potrebbe incontrare la donna Pucci?
Io penso che la donna Pucci sia completamente internazionale, quindi la si può davvero incontrare ovunque. Ha un gusto e una spontaneità italiana che non voglio vadano perse, però. Le donne italiane non hanno paura di mescolare, di osare stampe e colori, e questo le rende uniche.
Cosa la ispira?
La vita, e il corpo femminile: tutto parte da lì.
Lei ha lavorato in molte importanti maison. Cosa porta delle esperienze precedenti qui da Pucci?
Il mio curriculum mi assicura una visione ampia delle cose. In tutti i posti in cui sono stato ho imparato qualcosa che porto con me, come un regalo. Gaultier mi ha insegnato la lingua della moda, Cavalli il gioco, Lacroix la generosità. Ognuno di questi elementi fa parte del creativo che sono oggi.
Come nasce una sua collezione?
Da una parola o dal flash di una idea, di una visione, di un posto. Lavoro in modo molto spontaneo. Il mio primo giorno qui a palazzo, ad esempio, ho fatto un giro, e ho subito deciso di usare la suggestione di questi ambienti come punto di partenza per la collezione di debutto. Per la seconda, come dicevo, ho visto un corallo sottacqua. Voglio rimanere leggero e impulsivo; do il meglio quando la mia mente, per così dire, è libera di danzare.
Cerca di trasferire questa leggerezza anche negli abiti?
Mi piace molto la musica, che ascolto di continuo quando lavoro: R‘n B, house, rock; jazz se sono in casa. Questo si riflette nell'attitudine delle mie collezioni.
Disegna molto?
È la mia parte preferita di tutto il lavoro: quel momento magico in cui la matita prende il controllo, e io stesso scopro quel che succede sul foglio man mano che la figura viene fuori.
Le piace lavorare in team?
Molto. Per natura sarei selvaggio e solitario, ma nella moda è impossibile fare tutto da soli. Sono fortunato ad avere persone valide intorno a me, che fanno da specchio ai miei gusti. Da uomo, poi, è indispensabile avere il feedback delle donne su quel che faccio.
Non avere il nome sull'etichetta le pesa?
Non cambia niente, perché cerco comunque di esprimere qualcosa di personale. Per me le storie migliori, oggi, si creano proprio dall'unione tra il passato di una maison e un punto di vista nuovo.
Quanto è importante lo show per comunicare il messaggio?
Fondamentale, anche perché al momento non facciamo pubblicità. Una sfilata è come un film, o una bella festa a casa con amici: condensa una atmosfera, e rende la donna Pucci viva.
Quando non lavora cosa fa?
Viaggio, o sono sott'acqua. Mi piace lo sport, che pratico intensamente soprattutto in vacanza. In generale mi piace l'avventura, e scoprire le cose.
Il suo stile personale è alquanto singolare. Come e dove si veste?
Sono molto alto, e ho qualche difficoltà a trovare cose che mi stiano. Amo in modo particolare il bespoke, la sartoria, che mescolo con pezzi militari, soprattutto d'estate, in un equilibrio di selvaggio e formale.
Pensa di aggiungere l'uomo al mondo Pucci, in futuro?
È probabile: non escludo niente. Per ora però la priorità è la Pucci Girl.
Eleganza per lei è ancora un concetto importante?
Certo che lo è, insieme al lusso. Il nuovo lusso, oggi, è fare le cose eticamente.
E il desiderio?
La sensualità esisterà sempre. Tutto il mio lavoro ha un solo scopo: dar voglia di toccare la donna. Materiali, stampe e colori puntano tutti in questa direzione. Chi apprezza il mondo Pucci è sensibile al tatto, al profumo, alla vista: a tutto.
Una donna che entra oggi in una boutique Pucci cosa dovrebbe assolutamente comprare?
Un piccolo abito, senza ombra di dubbio.
Cosa la motiva come designer?
Far brillare la donna esaltandone il corpo.
Pucci in una parola?
Energia.
Per concludere, ci può dare una anticipazione sulla collezione che sfilerà tra qualche giorno?
Sarà ricca e tenebrosa; nordica. Di più non posso dire.

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