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SALDIGriffe a caccia delle ultime fashion victimA spasso tra le vetrine del lusso nel Quadrilatero della moda milanese di Paola Bottelli |
Tags: Milano, Chanel, accessori-culto, Prada, , Ralph Lauren, La Perla, Gucci
«I guanti per la primavera arriveranno tra metà e fine di gennaio, signora», risponde gentilissimo l'addetto alla vendita al prototipo della cliente preferita dalle griffe del lusso. Ore 13,30 di ieri in via Sant'Andrea a Milano, boutique Chanel: la giovane donna dal forte accento veneto, infagottata in un poncho triplo filo cashmere con stivaloni inguinali in morbida nappa e mini-borsa borchiata, è la classica fashion victim che vuole sfoggiare con grande anticipo gli accessori-culto della prossima stagione. Pagando a prezzo pieno, s'intende.
La signora, però, è tra le pochissime in circolazione nel Quadrilatero della moda a puntare sullo shopping delle collezioni cruise (quelle di "passaggio" tra una stagione e l'altra) ed estive. Tutte le altre – e gli altri, perché gli uomini non si tirano indietro – sono a caccia di occasioni, discretamente relegate alla parte dei negozi che nelle sfilate viene definita backstage: da Chanel, giacchina strizzata in avorio bouclé a 2.250 euro, il 30% in meno del listino; da Prada, stivaletti in pelle a 276 euro (-50%); da Banner, montone beige Ralph Lauren a 2.490 euro (-50%); da La Perla, baby-doll nero a 176,40 (sì, con i centesimi) dai precedenti 252; da Gucci, borse dell'inverno a metà prezzo.
Proprio il prezzo è uno dei temi scottanti nella moda e nel lusso: dalla crisi di fine 2008 sembra che i consumatori non digeriscano come congrui i listini dei grandi marchi. Inclusi i clienti italiani, che più di quelli del resto del mondo adorano vestirsi griffati da capo a piedi e iniziano ad accostarsi allo stilista dei sogni comprando magari una T-shirt contraffatta al mercato, poi un profumo a qualche decina di euro, per passare ai jeans, agli occhiali, alla linea giovane e infine – per chi riesce – al prêt-à-porter.
La minor propensione agli acquisti a prezzo pieno ha dunque obbligato, negli ultimi dodici mesi, all'offerta di prodotti più abbordabili, attraverso il rilancio di materiali più poveri (vedi nylon per le borse), la semplificazione della lavorazione, lo snellimento di campionari e varianti di collezione. Ma non si può nascondere che lo sforzo strategico è stato accompagnato da un anticipo sempre più marcato delle vendite a prezzo ridotto, inizialmente aperte solo ai cosiddetti family and friends – aficionados dei marchi, Vip, giornalisti, amici dei "pierre" – e successivamente ampliato a chiunque si presenti in negozio con l'intenzione di "strisciare" la carta di credito.
Inevitabile una drastica pressione sui margini delle aziende, incluse quelle leader del mercato, che si stanno pesantemente riducendo dai deliziosi picchi di un paio d'anni orsono, quando il mercato sembrava un paradiso, in parte ancora da conquistare. A cascata, tagli sui costi: tra cui quelli per creare patinatissime campagne pubblicitarie. E per comprare spazi su quotidiani, periodici, tv e affissioni. Con le conseguenze ormai a tutti note sul mondo dell'editoria.
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