Alta moda a Parigi

Sfilata d'oro
per Armani

Otto milioni di investimento per lo show ispirato alla Luna. Lo stilista: nel 2009 rispettati i budget di vendita della couture

di Paola Bottelli


Il gruppo di 20-25enni sciama per gli Champs Elysées seguendo la guida che issa su un ombrellino una bandiera della Repubblica popolare cinese. Già appassionati di moda, è ovvio, ma congruamente per la loro età: sneakers griffate, jeans strapazzati ad arte, giubbotti borchiati, borse micro e tracolle, tra le mani i gadget hi-tech. Sono loro i consumatori sui quali puntano i big brand per dare una lustrata ai conti nei prossimi anni.

Proprio qui in Francia, secondo uno studio di Global Refund, hanno conquistato nel 2009 il primo posto nella classifica dello shopping dei turisti stranieri, con un balzo del 47% sull'anno precedente e una quota del 15% sul totale, battendo russi e giapponesi, rispettivamente secondi e terzi.
Al di là della necessità impellente di intercettare questi flussi turistici anche in Italia, insomma, ben si comprende il ruolo fondamentale delle sfilate delle collezioni haute couture, che nutrono come non mai la notorietà dei brand, disposti a svenarsi pur di presidiare le passerelle parigine della primavera-estate 2010.

«Il mio show ispirato alla Luna costa 8 milioni di euro, includendo il costo dei 41 abiti cuciti dalle bravissime sarte – spiega nel backstage Giorgio Armani – mentre il prezzo al pubblico di un vestito ricamato varia dai 70mila ai centomila euro». Interamente nelle tonalità del bianco opalescente e madreperlaceo, dunque, la collezione Armani Privé è composta di pantaloni di organza laminata e plissettata, tailleur in tessuto di seta goffrata, abiti-sirena tempestate di colonne sinuose di pailettes degradé, cascate di frange di cristalli e originali silhouette accostate. «Perfetta – ha aggiunto lo stilista – per una donna dalla pelle di luna come Cate Blanchett», non a caso affezionata cliente del marchio. Sulla parte economica, Armani ha spiegato che «nonostante la situazione generale l'ultima collezione Privé ha rispettato i budget: forse perché mi sono liberato dai "complessi" della couture e ho deciso di essere l'Armani di sempre, dal jeans all'abito da sera da sogno, passando per il pret-à-porter». In vena di sincerità Armani è stato anche in un'intervista al Tg2, in cui ha dichiarato che se davvero – come si diceva nei mesi scorsi – gli venisse offerto un posto da senatore a vita, «lo rifiuterebbe».

«Un buon anno per la couture» ha definito il 2009 Sidney Toledano, presidente e Ceo di Christian Dior. «I paesi emergenti – ha detto al quotidiano della moda americano Wwd –- stanno diventando rapidamente sofisticati. È una sfida per il futuro: nei prossimi cinque anni avremo sempre più clienti in quella parte del mondo. Le cinesi, in particolare, vogliono il dna del marchio, la tradizione, il know how, e la couture è un veicolo per trasmetterglieli. E sono 30-40enni, più giovani delle tradizionali consumatrici di alta moda». Così, in sfilata, John Galliano ha proposto l'inarrivabile donna-amazzone con il nuovo tailleur dalla giacchina avvitatissima e asimmetrica, in fuxia o rosso, abbinata a gonne in lana grigia a riquadri drappeggiate con mazzi di pieghe davanti e pannelli dietro, con tanto di frustino e stivali in pelle nera tacco 12. E poi tailleur o abiti di organza e tulle, incrostati di ricami e cristalli, nelle tonalità delicate di rosa, giallo acido e salvia, con stivaletti in pelle avorio. Dedicati alle principesse arabe gli sfarzosi abiti da sera in satin magenta, blu petrolio, verde oliva e zaffiro, abbinati a gioielli oversize.
Collezione d'impatto anche per Bruno Frisoni che, per Roger Vivier (marchio di calzature di alta gamma del gruppo Tod's), ha proposto la Ma Cocotte con «pezzi unici davvero eccentrici – spiega nel flagship store di Faubourg Saint Honoré – come la borsa Dragon Dragueur in coccodrillo su seta, ambra, corallo o le scarpe Unicorno in piume avorio, realizzate a mano dall'atelier Lemarie».

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