INTERVISTA

Hussein Chalayan: «Tra moda e arte, pronto a esplorare nuovi campi»

Lo stilista turco-cipriota, studi londinesi, si considera un "fashion-artist" ed è uno dei talenti più visionari

di Angelo Flaccavento


«Mi considero un fashion artist. Come un artista, affronto il progetto di una collezione utilizzando mezzi diversi, dal film alla meccanica, per esprimere concetti e sviluppare una narrazione. Il risultato, però, sono vestiti: non lo dimentico mai».
A parlare è il turco-cipriota Hussein Chalayan, classe 1970, uno dei talenti più radicali e visionari attualmente sulla scena. In un momento di continue contaminazioni moda-arte, non sempre riuscite, Chalayan è tra i pochi a potersi permettere un proclama tanto forte senza suonare pretenzioso, o pretestuoso. La mostra antologica "From Fashion and Back" che il Design Museum di Londra gli ha dedicato all'inizio dell'anno ha sancito la sua abilità unica nel manipolare materiali, silhouette e tecnologie, la sua capacità sorprendente di integrare nel fashion design idee tratte da antropologia, scienza, filosofia.

In quindici anni di carriera, Chalayan, che è nato a Nicosia ma si è formato a Londra presso il prestigioso Central Saint Martins College (la stessa scuola di John Galliano e Stella McCartney), ha creato abiti robotici che cambiano di forma con un click, giacche che sembrano scolpite nel cemento, gonne che diventano tavolini, ma anche pezzi indossabili, di complicatissima purezza, tutti prodotti in Italia. Capace di evolversi costantemente, non ha mai smesso di sperimentare, senza però cedere alla tentazione dell'arte per l'arte: di recente, anzi, ha trovato una leggibilità e leggerezza inattese. Il suo intuito futurista non è sfuggito alla Puma, che lo ha nominato direttore creativo dell'esperimento Sport Fashion. Serioso solo all'apparenza, Hussein Chalayan è acuto e loquace. Ama il cambiamento più di ogni altra cosa.

Signor Chalayan, come nasce una sua collezione?
Non esiste uno schema. La scintilla può venire da una considerazione politica o antropologica, dal desiderio di esplorare ciò che è noto in modi diversi, da una reazione a ciò che ho fatto la stagione prima. Nel mio lavoro il punto di partenza è sempre mentale, ma lascio che a un certo punto sia la componente visiva a prendere il sopravvento.


Accetta l'etichetta di "concettuale" che le viene spesso attribuita?
Piuttosto mi definirei sperimentale. Il mio metodo di lavoro si basa, è vero, sullo sviluppo di concetti, ma il risultato non è concettuale: sono vestiti, e vorrei che la gente si limitasse a trovarli belli. La parte mentale è solo una mia necessità.

pagina 1 di 3

pagina successiva



gallery blog
archivio notizie archivio speciali
titoli tags
Yoox MyPrestigium
blog twitter foursquare

MONDO LUXURY

TOP FIVE

Gala a New York per il premio amFar a Roberto Cavalli
Il riconoscimento assegnato allo stilista per il suo impegno nella lotta alll'Aids. Alla serata anche ...

I luoghi più romantici per fidanzarsi

 

24luxury: Cindy, Heidi e Liz al gala di New York per il premio amfAR a Roberto #Cavalli http://t.co/Jm2mg5PD

09 February, 15:31 |

24luxury: Fay guarda lontano: Aquilano e Rimondi firmano anche l'uomo http://t.co/shUkBur6

09 February, 13:25 |