moda

La Versace va in rosso. Taglio drastico ai costi

L'amministratore delegato Ferraris: «350 addetti in meno, l'utile tornerà nel 2011»

di Cristina Jucker


Versace fa i conti con la crisi, si appresta a chiudere il bilancio in rosso e mette in campo un piano di riorganizzazione destinato a riportare la redditività in azienda nel 2011. «Ma già dall'anno prossimo si tornerà ad avere un margine operativo lordo positivo» sostiene Gian Giacomo Ferraris, dal 15 luglio amministratore delegato del gruppo, in sostituzione di Giancarlo Di Risio.
Certo, non sarà un piano indolore: a fronte di un bilancio consolidato che per il 2009 prevede ricavi fermi a 273 milioni (contro i 336,3 milioni del 2008) e un risultato prima delle tasse in perdita per 30 milioni (l'anno precedente era stato in attivo di 25,6 milioni, con un utile netto di 9 milioni), era inevitabile un intervento rapido per tagliare i costi e riportare il marchio della medusa in equilibrio. Da qui la decisione di ridurre i dipendenti di 350 unità in tutto il mondo (ma la gran parte riguarda l'Italia). «Quando sono entrato in azienda erano 1.360, ora sono già scesi a 1.313: si tratta di tornare ai livelli del 2006» spiega Ferraris. E aggiunge: «I tagli verranno effettuati in tutti i settori, tranne la parte creativa, il product development e il brand management. Le nostre misure non andranno a incidere sulla qualità del prodotto e sul servizio ai clienti».

Nello stesso tempo il piano messo a punto in questi mesi dall'a.d., e approvato nei giorni scorsi all'unanimità dal consiglio di amministrazione, prevede una razionalizzazione dell'assetto organizzativo («occorre maggior flessibilità» spiega Ferraris), la revisione della rete di negozi diretti («per alcune boutique cercheremo location più adeguate, mentre continueremo ad aprirne altre, a Las Vegas, Dubai, Mumbai»), e infine la riduzione degli investimenti in conto capitale nel 2010. Pochi giorni fa Versace aveva annunciato la chiusura dell'ultima boutique in Giappone: «Ma ci torneremo» ribadisce l'a.d. che conferma anche i buoni risultati che arrivano dalla Cina.
«È importante sottolineare – prosegue Ferraris – che il piano non tiene conto di un'eventuale ripresa dei mercati ma considera stazionario l'andamento dei ricavi». Se realizzato entro i primi mesi del 2010 consentirà di recuperare i margini in rosso di quest'anno.
La strategia del nuovo a.d. parte da un presupposto preciso: «Versace non è una luxury company ma una fashion luxury company – spiega – e questo significa che il mix dei prodotti deve essere ribilanciato sul prêt-à-porter uomo e donna e anche sugli accessori. Il nostro deve essere un marchio young, cool e trendsetter, tanto più che abbiamo il vantaggio di avere una stilista competente come Donatella e che condivide al 100% la mia visione strategica. Una stilista che è anche capace di introdurre giovani talenti (Christopher Kane è uno di questi, ma ce ne sono altri) senza paura di esserne offuscata».
Resta aperta, intanto, la partita con Ittierre, l'azienda molisana commissariata con la quale Versace aveva un accordo di licenza, ora chiuso (terminerà il 30 ottobre con le ultime consegne) e trasferito a Facchini con la linea Versus. «Ci hanno chiesto di fare ancora qualcosa per sostenere l'azienda – racconta Ferraris – e stiamo trattando per un eventuale accordo di produzione. Nessuna licenza. Se si farà sarà solo un contratto di fornitura».

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