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INTERVISTALjuba Rizzoli:«Quel duetto con Grace Kelly» Gli anni d'oro della principessa di Monaco raccontati da chi l'ha potuta conoscere e osservare da vicino di Marta Casadei |
Tags: principessa Grace, Ljuba Rizzoli, Grace Kelly, Montecarlo, , Onassis, Monaco
«La principessa Grace era composta e regale nelle occasioni ufficiali, come da protocollo. Ma nella vita quotidiana era del tutto normale: acquistava nel negozio Fantasia i giocattoli per i bambini monegaschi, veniva a farsi pettinare dal coiffeur dell'Hotel de Paris, "Madame Lidia", cenava nei ristoranti italiani, in primis "Pulcinella" e "Pinocchio". Per non parlare dei dopocena dal "Pirata" dove una volta io e lei abbiamo cantato in duetto O'Sole mio».
Ljuba Rizzoli risponde dalla sua casa nel Principato di Monaco, dove vive ormai da cinquant'anni. Al telefono con Luxury24.it, la bellissima signora – vedova di Angelo Rizzoli senior – dà spazio ai ricordi di una vita, alla vigilia dell'inaugurazione della mostra "Gli anni di Grace Kelly", in calendario a Roma a Palazzo Ruspoli dal 16 ottobre. Un'esposizione inaugurata nel 2007 proprio a Montecarlo, in occasione del venticinquesimo anniversario della morte della principessa, della quale il 12 novembre ricorre l'ottantesimo dalla nascita.
Se Grace avesse ottant'anni…
Se la immagina che cammina appoggiata a un bastone? No, ovviamente, e neppure io. Se fosse ancora viva sarebbe sicuramente una signora dal portamento e dallo stile ancora invidiabili. Due valori senza età.
Era un'icona?
Lo era prima del tempo, perché questo vocabolo è nato proprio in riferimento a lei, custode di una serie di qualità che rendono tale una donna: essere cortese, attenta come madre, innamorata come moglie e regina dai gesti aristocratici e dalla bontà innata. Alberto, per inciso, è tale e quale alla madre, un principe perfetto, amichevole e con il cuore grande.
Quale è stata la sua prima impressione quando l'ha incontrata?
Eravamo al Beach di Montecarlo con Ettore Tagliabue, mio compagno di allora, e gli Onassis. Erano gli inizi del 1957: avevo visto il matrimonio sontuoso dei Grimaldi in televisione, rimanendo incantata da questo evento da sogno. Vedendola lì, in costume da bagno, mi ha colpito il suo temperamento così naturale e cortese. Aveva un sorriso spontaneo e luminoso, gesti eleganti e decisi allo stesso tempo. Il principe Ranieri era in adorazione. Io indossavo, come copricostume, un accappatoio di spugna bianca con grandi rose stampate e lei mi fece i complimenti: quasi quasi avrei voluto regalarglielo..
Mai fatto passi falsi?
Mai, e neppure gaffe. Le sue uniche ribellioni erano cose normali, come guidare di persona la sua auto. Purtroppo.
A Monaco non contava più la sua "vita precedente" da attrice americana…
Credo che lei fosse già principessa prima, anche quando recitava. Che fosse americana si vedeva: era una ragazza bella, sana, sportiva. Di giorno si metteva sempre le scarpe basse. Pensi che i monegaschi ricordano ancora, con un po' di disappunto, quanto fosse magra il giorno delle nozze: per loro era troppo. Grace poi continuava ad essere americana nelle frequentazioni: mi ricordo i pomeriggi a Cap Ferrat, nella villa di David Niven. Portava lì i bambini a giocare, in un'atmosfera molto familiare.
Grace Kelly è, ancora oggi, un modello di eleganza. Quali erano i suoi segreti?
La invidiavano tutti, questo è vero. Ma era tutto frutto del suo gusto. Amava fare shopping, prendeva l'auto e attraversava la frontiera diretta in Italia. Si fermava da Gucci a Sanremo, visto che a Montecarlo non c'era ancora la boutique, oppure cercava i negozi di accessori per capelli, una vera passione. Nelle occasioni speciali vestiva Dior. Quel che conta è che avesse una grande creatività personale, spesso legata alla sua grande passione, i fiori.
Quali erano i suoi passatempi preferiti?
La mattina, spesso, si svegliava alle sei e si metteva a lavorare con i fiori e le erbe essiccate. Creava dei collage e poi li incorniciava. Aveva una personalità artistica che emergeva negli eventi: il famoso Ballo della Rosa, ad esempio, è stato istituito da lei. Si circondava di grandi esperti come André Levasseur. Per un'edizione disse a Luigi Frosio: «Troviamo un modo per rendere l'ambiente ancora più chic». Quella notte ci accolsero nella sala cento violoncellisti in frac. E lei, impeccabile come al solito, che diceva a Frosio: «Dai, vieni a mangiare ancora un pezzo di torta».
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