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MITILe immagini rileggonol'anima del re del Pop
di Marta Casadei |
Tags: Thriller, Michael Jackson, Colors
Un passo, il moonwalk, che ha fatto storia e che nessun'altro riesce a imitare alla perfezione. Un album, Thriller, che ventisette anni dopo la sua uscita è ancora il più venduto al mondo. Un ballerino, un cantante, un'anima fragile con l'eterno mito di Peter Pan e la passione per mobili e oggetti kitsch che hanno arricchito quel simbolo d'infantile opulenza che è Neverland. Ci sono mille modi per raccontare Michael Jackson, re del Pop scomparso poco più di un mese fa nella sua casa di Los Angeles. E ognuno, fino ad ora, l'ha fatto a suo modo. Chi ha raccontato l'energia black di un bambino sorridente e scatenato, anima di un gruppo di fratelli che si chiamavano Jackson Five. Chi ha ripercorso i suoi quarant'anni di carriera tra canzoni come Billie Jean e Smooth Criminal, decine di Grammy collezionati, operazioni chirurgiche e processi. Chi l'ha conosciuto di persona e ha raccontato il suo approccio innocente al mondo oppure ha cantato per lui, come hanno fatto tantissimi artisti, dai Metallica a Beyoncé.
Invecchiato di almeno vent'anni, Micheal Jackson, capelli ingrigiti e gli stessi occhi scuri e curiosi di quando aveva sette anni e una testa piena di capelli ricci, sorride timidamente dalla copertina del primo "Viral issue" di Colors, rivista "che parla al mondo del resto del mondo", pubblicata in quattro lingue in oltre 40 paesi. È il tributo artistico e fuori dagli schemi che il magazine dedica alla popstar, complici un gruppo di talentuosi artisti del team Fabrica e la volontà di utilizzare un linguaggio multimediale e multilivello. L'obiettivo di questo numero - chiamato "viral" perché comprende diverse forme di comunicazione, come fosse un virus che muta - è far vivere Jackson attraverso la poetica delle immagini, dei suoni e dei ricordi che lui stesso ha contribuito a fissare nella memoria dei suoi fan. Un lavoro che si è concentrato, in primis, sull'analisi delle fotografie e dei materiali video che riguardavano il re del Pop e che sono stati rielaborati sul piano artistico.
La sfida è stata lanciata dal direttore creativo Eric Ravelo e raccolta da cinque contributors provenienti da altrettante nazioni: Kiré, Cuba; Lorenzo Fanton, Italia; Alizée Freudenthal, Francia; Bryce Licht, Usa; Lars Wannop, Australia. Obiettivo: mostrare l'anima più intima della popstar, l'essenza profonda che lui stesso ha cercato di nascondere per anni, ritirandosi in un mondo protetto e lontano dal reale come il suo ranch, schiarendo la pelle scura, modificando addirittura i tratti del proprio viso. Colors rende Micheal Jackson un'icona, al pari di quei personaggi che, morti all'apice della popolarità, oggi fanno parte dell'immaginario collettivo: Marilyn Monroe, John Lennon, Elvis Presley. L'elaborazione delle immagini li invecchia e li umanizza: i visi solcati da rughe profonde, i capelli sale e pepe.
A disegnare l'immagine più intima del cantante sono i suoi gesti, i particolari inconfondibili che saranno per sempre legati alla sua figura: le scarpe lucide, bianche e nere; il guanto che indossava durante i concerti; le coreografie spettacolari, i concerti da decine di migliaia di persone. Fino al suo profilo, creato con migliaia di candele che i fan hanno acceso per lui, che Colors abbina all'immagine dello sbarco sulla luna: un tributo al suo inimitabile moonwalk e un'analogia tra la bandiera a mezz'asta e il dolore dei fedelissimi di Jackson, un mito che, in definitiva, si è dimostrato irraggiungibile. Se non attraverso le sue canzoni.
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