Abbigliamento junior

Sfilate e nuove licenze a Pitti Bimbo

Le aziende italiane resistono alla crisi e investono nell'innovazione

di Silvia Pieraccini

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Tags: moda, Pitti Bimbo, Firenze



L'industria italiana della moda junior resiste alla crisi migliorando la competitività, che nella pratica significa due cose: andare a produrre sempre più all'estero e abbassare i prezzi di vendita dei capi, senza sacrificare la qualità del prodotto. È grazie a questo slalom tra i costi, che nel 2008 il settore moda junior (abbigliamento e accessori 0-14 anni) ha mantenuto sostanzialmente (-0,1%) i 2,6 miliardi di fatturato dell'anno precedente, riuscendo a migliorare di poco l'export (+0,8% a 791 milioni). L'aumento dell'import (+3,7%) ha fatto però peggiorare il deficit commerciale, arrivato ora a 756 milioni. L'analisi del comparto, fatta dal centro studi di Sistema moda Italia (Smi) alla vigilia della fiera internazionale Pitti Bimbo che si apre oggi a Firenze, segnala la flessione della produzione realizzata in Italia, scesa in valore del 2,7% (a 1,26 miliardi), e la collega al decentramento produttivo, oltre che alla selezione di aziende avvenuta negli ultimi anni e alle politiche di approvvigionamento. E segnala anche una dinamica positiva dei consumi italiani (+0,7% nel 2008), destinata a peggiorare nel 2009.

Ma nonostante l'anno s'annunci opaco, le aziende italiane di moda junior mostrano vitalità e voglia di investire. Lo dimostra il tourbillon di licenze e accordi che daranno linfa a molte collezioni per la primavera-estate 2010 in mostra da oggi al Pitti Bimbo, la rassegna (436 aziende e 535 marchi, di cui 221 stranieri) ormai diventata riferimento internazionale del settore, che nella scorsa edizione estiva ha contato più di 10mila compratori. Allarga l'offerta Replay&Sons, il marchio (più di 30 milioni di fatturato) del gruppo veneto Fashion Box, che ha affidato la licenza di produzione e distribuzione delle nuove linee intimo, notte, bagno, e della linea nascita e battesimo alla Steber di Busto Arsizio. «Intendiamo investire sull'innovazione di prodotto – spiega l'a.d. di Fashion Box, Gaetano Sallorenzo – e in particolare sui capi eco-sostenibili: al Pitti Bimbo presentiamo una capsula della collezione "Regeneration"; ma stiamo lavorando anche sulle tecniche per il denim, che possono dare valore ai nostri capi di nicchia, e sull'allargamento delle fasce di prezzo, che non vuol dire abbassare la qualità».

L'aspetto più preoccupante, secondo Sallorenzo, è legato alle difficoltà (non solo in Italia) dei negozi multimarca, che danno linfa ai brand di fascia alta, ma che stanno perdendo spazi di mercato a favore delle catene. Un'analisi di SitaRicerche per Smi rileva che nel 2008 le catene hanno segnato +0,7%, arrivando a coprire più del 40% del mercato italiano, e staccando il dettaglio indipendente fermo sotto quota 26 per cento.

Nuova licenza anche per Boss, che ha affidato la linea kidswear a Cwf Italia, il gruppo (30,2 milioni di fatturato 2008) che già produce e distribuisce le collezioni bimbo di Burberry, Chloe, Dkny, Elle, Escada, Marithe+Francois Girbaud, Missoni e Timberland, e per Hollywood Milano, il marchio che fa capo a Derby, che si rinnova affidando la linea kids alla pugliese Marbel. Investe ancora Monnalisa, che spenderà 100mila euro nella sfilata con 500 ospiti al Four Seasons di Firenze.

Dal Sole-24Ore del 25 giugno 2009

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