|
| ![]() |
sfilateDa Cavalli a Prada vince il ritorno alla semplicitàNonostante i pochi spettatori e le poche idee si attendono novità dirompenti di Angelo Flaccavento |
Tags: Bikkembergs, Roberto Cavalli , Ferragamo, Etro, Moschino, Calvin Klein, Miuccia Prada, Thom Browne
Della moda sembra non interessare più niente a nessuno, modaioli in primis. Le sfilate milanesi per l'estate 2010 proseguono in un clima sospeso e inerte: gli spettatori sono pochi, le idee ancora meno. Ma è proprio in momenti come questo che le novità dirompenti vengono fuori, basta solo avere la pazienza di aspettare, la voglia di cercare, la capacità di abbracciare, nel caso, anche il vuoto spinto.
La giornata inizia col profondo rosso muscolare di Dirk Bikkembergs. Il designer belga, italiano d'adozione ormai da quasi venti anni, questa volta mette da parte l'ossessione per il calcio, ma non quella per lo sport - citato nella miriade di pantaloni di jersey tipo tuta, con giacche in pendant – ed esplora, ispirato dai quadri del giovane artista Scott Elk, tutte le espressioni e sfumature del colore rosso. Il risultato è un'ode al muscolo e al corpo, tornito da palestra e sartoria scattante, con contorno di jeans strappati e orridi stivali texani. Nessuna nuance, nessuna leggerezza: qui è l'estetica dei tronisti e di Costantino Vitagliano a trionfare, con tutta la sua narcisistica vanità e la sua autoreferenzialità televisiva. Giusto ieri lamentavamo il dilagare sulle passerelle di una figura di uomo secco e asessuato: quello di Bikkembergs è l'esatto opposto, ma altrettanto parodistico nel suo eccesso di testosterone. Una proposta di uomo vero, plausibile, invece, è ancora di là da venire.
Da Roberto Cavalli è tempo di cambiamento: via il romanticismo, via le pose hippie e boho, l'uomo Cavalli si fa duro, angoloso. Indossa i pantaloni della muta, ma di cuoio intagliato, con la camicia e la cravatta, o con la marsina i cui decori sono finiti sottopelle, diventando motivi in rilievo; predilige il marrone e il nero, ma non disdegna tocchi di pastello. In tempi come questi, il coraggio del buon Cavalli di tentare strade nuove è da ammirare, ma la svolta manca di forza e convinzione: da un creatore così ci si aspetterebbe sempre l'eccesso, non il tiepidume, in qualsiasi direzione vada, perché i mezzi entusiasmi sono roba da pavidi, e il toscanaccio non lo è.
Dopo l'esotismo sottovuoto di Ferragamo, il colorama psichedelico di Etro, e il brit pop con schizzi action painting – più simili a macchie da imbianchino che a qualcosa di effettivamente artistico – di Moschino, da Calvin Klein cala una sana mannaia purificatrice, e tutto si fa leggero, puro, ma peccaminoso, tra tecno bollente e raggelato feticismo. Italo Zucchelli, creative director di Calvin Klein uomo, ormai da qualche stagione ha perfezionato un fraseggio in sottrazione fatto di linee affilate, monocromia e tessuti dalla mano artificiale, sintetica; questa collezione è l'ennesima evoluzione della formula. L'accento adesso è sulla trasparenza, resa attraverso nylon leggerissimi e reti di neoprene, usate per giacche sartoriali, spolverini e bermuda. Il corpo, sempre tonico, muscoloso, si intravede appena, ma il contrasto tra umano e artificiale, tra carne viva, pulsante, e involucro industriale, crea un cortocircuito notevole, che la lascia il segno.
Dopo giorni di sogno e di esotismo, di fughe e di altrove, in fine, Miuccia Prada riporta l'azione nel mondo reale, e fa centro in quella maniera diagonale e imprevedibile che le è propria. È il grigio, in varie sfumature, dal pallido ad un densissimo antracite, a dominare sulla passerella a scacchi grigio-neri, chiusa da pareti percorse da gigantesche frasi che sono brandelli di dialoghi di film, di Prada: un grigio urbano e concreto, da giungla d'asfalto. Alla metropoli, con le sue banche e le sue city, rimandano anche le forme: abiti smilzi, dal sapore mod, spolverini corti con le maniche a raglan, top e camicie rigorosamente privi di maniche, ma sempre rigorosamente accompagnati dalla cravatta. Il vero twist è lo slittamento dell'attenzione sulle superfici, mai unite: trionfa la rete – persino sulle calze – e poi i motivi paisley e pied-de-puole, arrangiati con delirante precisione in fantastici mismatch. Inventare qualcosa di nuovo per l'uomo non è semplice, ma Miuccia Prada, dadaista più che mai, ci riesce: asciuga la grammatica dell'abito, gioca con le texture, e ci porta laddove non avremmo mai immaginato di arrivare.
La giornata si conclude con le bellezze al bagno di Thom Browne per Mocler Gamme Blue. Lo show, in piscina, è grandioso: coreografie da musical acquatico e uno squadrone di modelli, vestiti di brachette corte, cerate da infante e cappe di seersucker, in un perfetto connubio di sartoria e sport. Se solo fossimo stati messi in grado godere appieno dello show, avremmo apprezzato di più, ma, relegati in un angolo assurdo, non ce ne è stata data la possibilità. I tempi cambiano, ma certi atteggiamenti sbruffoni e arroganti no. Purtroppo, è proprio questo modo di fare che sta affossando la moda.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
