Milano, Giorno 4

Il trionfo del dandy in fuga dalla realtà

Tempo di campeggio per DSquared, western style per D&G, pot-pourri di idee da Emporio Armani

di Angelo Flaccavento

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3.3
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Le sfilate milanesi della moda uomo si sono concluse oggi con una conferma: il mood di stagione è, a grandi linee e con numerose eccezioni, escapista. La realtà non soddisfa, sicché la voglia di fuga, anche solo in campagna per un picnic, dilaga.
John Varvatos, il più rockettaro dei designer americani, è indeciso tra leggerezza in blu e incisività in nero, tra viaggio esotico e club fumoso e underground, ma, contrariamente alle aspettative, è nel primo caso che convince di più, perché di aggressività in formato sartoriale, in questo momento, non solo non c'è voglia, ma nemmeno bisogno. Da DSquared2, subito dopo, è tempo di campeggio, con tanto di tenda e bosco portati sul set. I gemelli Caten tornano a quel che sanno fare meglio, lo sporswear e i jeans, ci aggiungono un tocco inedito di militare e giocano con insistenza col solito mix di elementi – la giacca del tuxedo con gli shorts da boy scout, il workwear con il tartan, il parka con il costume da bagno – confermando il vecchio adagio: più cambia, più è la stessa cosa. Del resto, se la formula è vincente, perché tentare nuove strade?

Da Iceberg il protagonista è il grigio, in vari gradi di ombrè e di decostruzione leggera, mentre Domenico Dolce e Stefano Gabbana, per la loro linea giovane D&G, puntano su un solo materiale, il denim, in versione country&western, più che metropolitana. Di jeans sono le camicie, così come i pantaloni, sempre aderenti, ricamati di pietre preziose come si usa nei rodeo; imitano il jeans anche le stampe a trompe l'oeil su costumi da bagno e maglioni, mentre la palette non deraglia dai toni del blu, con tocchi di ruggine. Dai due, sarebbe stato lecito aspettarsi qualche idea in più, ma, come si dice, repetita juvant. Le idee invece sono tante, anche troppe, da Emporio Armani. L'apertura è in grigio, formale, seguita dall'orientalismo informale di tuniche arancio e nappe di seta; al loungewear a pois bianchi segue, inspiegabilmente, una serie nera, con pantaloncini di pelle, alcuni ricoperti di frange, degni dell'uomo delle caverne. Nel marasma, l'abilità di re Giorgio di costruire la giacca perfetta, la camicia perfetta risplende comunque ancora.
L'uomo di Ermanno Scervino, sofisticato e nonchalant, predilige anche lui gli shorts, ma sartoriali, di seta e in toni pastello, che indossa persino con la camicia dello smoking, perché oggi l'eleganze vera è decontratta, e conosce solo le regole dell'io.
Alla fine di tutto, da Z Zegna, arriva il dandy: in versione moderna, certo, ma sempre provvisto di tuba e marsina. Alessandro Sartori, per il debutto milanese della linea di ricerca di casa Zegna, opta per una rilettura sottile dei canoni della sartoria aulica. Punta su una silhouette allungata, fatta di giacche doppie da indossare a pelle, frac leggerissimi e pantaloni a sigaretta, e su una palette di blu densi e malinconici come una partitura suonata a violoncello. Non fosse per lo styling, troppo letterale e pesante, la proposta di un sognante romanticismo urbano sarebbe apparsa più efficace. Ma sono questioni di lana caprina: Sartori ha talento, da vendere, e promette bene.
Da domani l'azione si sposta a Parigi.

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