INTERVISTA

Valerie Hermann:
«Le strade in salita sono la nostra specialità»

Il Ceo di Ysl ha fatto tornare il marchio in utile dopo anni di conti in rosso

dal nostro inviato Giulia Crivelli

Rating:
4.6
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Tags: Yves Saint Laurent, Francia, Milano, Stefano Pilati



PARIGI - Valerie Hermann è una donna sottile e gentile con un'evidente volontà di ferro. In meno di quattro anni è riuscita a riportare in utile i bilanci di Yves Saint Laurent, in anticipo sui piani del gruppo Gucci, cui il marchio appartiene dal 1999. E lo ha fatto senza licenziare; anzi, aumentando l'organico (passato da 945 addetti del 2005 agli attuali 1.031) e senza tagliare gli investimenti in comunicazione e in ricerca e sviluppo. Come Ceo del marchio, non vuole però prendersi tutto il merito, perché, dice, «sono un tipo da squadra». E perché nel turn around ha avuto un ruolo importante Stefano Pilati, il direttore creativo della maison, con il quale Valerie Hermann, 45 anni, spiega di «aver condiviso la visione del marchio e le strategie».

La sfilata di lunedì, la prima della nuova era di conti in pareggio, è stata più sobria, paradossalmente, di altre organizzate negli anni scorsi. Come mai questa decisione?
Le sfilate sono molto impegnative, dal punto di vista economico e non solo. Lo sappiamo bene anche perché ne abbiamo fatto più d'una al Grand Palais, location quasi principesca. Ma non è soltanto per risparmiare che abbiamo scelto un luogo ugualmente affascinante (il Palais de Tokyo, ndr), ma più intimo. Lo abbiamo fatto perché lo troviamo più in sintonia con i tempi, che richiedono sobrietà e rispetto per chi, ad esempio, ha perso il lavoro.

La crisi economica avrà, o forse ha già avuto, un effetto diretto sulle vostre vendite?
Nonostante la difficile congiuntura mondiale, continuano a esserci persone con enormi disponibilità. La recente asta della collezione d'arte appartenuta proprio a Yves Saint Laurent lo dimostra: a dispetto delle fosche previsioni della vigilia, ha battuto ogni record. È vero però che tutti, ricchi compresi, sono più attenti a quello che comprano. Vogliono che abbia un valore intrinseco, oltre che una valenza legata alla moda.

Quanta paura le fa, comunque, questa crisi?
Quando mi fanno questa domanda sono sempre un po' combattuta. Da una parte ci sono dati innegabili, che dipingono uno scenario globale preoccupante: è di lunedì la notizia che nel 2009, per la prima volta dal 1945, il Pil mondiale non crescerà. D'altra parte però credo di avere la responsabilità di lanciare segnali positivi. L'abbiamo tutti noi manager di grandi gruppi. La crisi passerà e nel frattempo dobbiamo impegnarci, ad esempio, a rassicurare i consumatori continuando a investire su di loro. E questo significa ad esempio curare ancora di più il retail. In breve, sono conscia delle difficoltà ma non spaventata. In fondo, nel 2005, quando tutti guadagnavano nel mondo della moda e del lusso, noi avevamo un rosso di quasi 70 milioni di euro a fronte di 162 milioni di ricavi. Nel 2008 abbiamo chiuso con 0,3 milioni di utile operativo e ricavi a 262,8 milioni, in crescita del 18,8% sul 2007: siamo abituati a percorrere strade in salita.

Per portare avanti il turn around, vi siete concentrati molto sugli accessori. Ma è ancora l'epoca delle "it bag", le borse di stagione che tutte devono avere?
Non credo che le donne si disamoreranno tanto presto delle borse. Ma con le "it bag" abbiamo esagerato! Comprare una borsa nuova, e non certo a buon mercato, ogni sei mesi è davvero troppo. Anche chi può permetterselo, lo vede come uno spreco. Questa "stanchezza" da troppe borse ha favorito le scarpe, che però stanno andando bene anche per un motivo strettamente congiunturale. Una donna che ha imparato, negli anni, ad amare e seguire la moda, continuerà a farlo in tempi difficili: un paio di scarpe sono un investimento migliore, in questo senso. Bastano a cambiare un look, la silhouette, danno un tocco di grandissima personalità. Le borse non riescono a farlo.

Quanto è importante l'Italia per Yves Saint Laurent?
È il secondo mercato in Europa dopo la Francia e nel 2009 ristruttureremo il negozio di Milano, seguendo il nuovo concept studiato da Stefano Pilati. Un'altra area su cui vogliamo investire è però l'Asia-Pacifico, dove, nella distribuzione, siamo sicuramente sottorappresentati.

Dal Sole-24Ore del 12 marzo 2009

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