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intervistaRepossi: «E' l'oradegli iper-gioielli» Per il gioielliere la fascia più alta resisterà alla crisi. dal nostro inviato Paola Bottelli |
Tags: Repossi, Karl Lagerfeld
Il grande pubblico l'ha conosciuto grazie all'anello di fidanzamento per Lady D che Dodi al-Fayed aveva acquistato nel suo negozio di place Vendôme il giorno prima della tragica morte della coppia, nell'agosto del 1997. Ma per Alberto Repossi il decollo nel mondo dell'alta gioielleria è datato tre anni prima, quando il principe Ranieri di Monaco lo insignì del titolo di fornitore ufficiale della famiglia Grimaldi per i 700 anni della dinastia monegasca.
«Sono arrivate nel Principato teste coronate da tutto il mondo – ricorda il gioielliere 58enne – e per tutti c'è stato un dono: bracciali smaltati per le signore, concepiti insieme alla principessa Carolina, e bottoni da polso per i signori, creati con il principe Alberto. Un'occasione irripetibile di crearci uno status presso un'élite internazionale».
Il marchio Repossi – la cui produzione è concentrata nella fabbrica di Valenza Po inaugurata dal nonno – si è da poco "aperto" alla quarta generazione, con l'ingresso creativo dell'unica erede, Gaia, 23 anni il prossimo marzo, che ha lanciato la collezione Czarina disegnata insieme all'amica del cuore, Eugénie Niarchos, e pubblicizzata con una campagna nella quale le due ragazze sono fotografate addirittura da Karl Lagerfeld «che le ha aiutate nell'esordio», ammette Alberto. Lo spunto creativo? Gli studi di archeologia della giovane alla Sorbona, ma anche il training sulle pietre preziose in giro per il mondo. «E la decisione – aggiunge Repossi – di distribuire il prodotto nei negozi fashion, come Montaigne Market o 10 Corso Como, anziché nelle gioiellerie».
«La crisi finanziaria – aggiunge il gioielliere – ha messo in difficoltà anche i miliardari russi: sono pochi quelli che continuano a chiederci di fare ricerca sulle pietre e di investire sulla manodopera, per pezzi da diverse centinaia di migliaia di euro, senza guardare al risparmio. E comunque la fascia media e quella medio-alta sono sparite: ora si va sull'iper-gioielleria, più che importante direi voluminosa, o sul segmento fashion, come quello creato da Gaia».
Il fatturato della maison dipende molto dall'attività di brokeraggio sulle pietre per conto di clienti primari come le famiglie reali arabe: «Per questo ci sono anni in cui i ricavi balzano di 50 volte – puntualizza Repossi – oppure quando un matrimonio presso una delle corti mediorientali porta dalle dieci alle venti signore a ordinare altrettante parure complete: per riuscire a proporre qualcosa di nuovo a donne che hanno davvero tutto ultimamente mi sono dovuto ispirare ai quadri delle zarine dell'antica Russia».
Ordini rifiutati? Solo uno: quando anni fa una delle mogli di uno degli uomini più ricchi del mondo voleva far tempestare di diamanti e pietre preziose colorate la Kelly di Hermès. «Una simile mancanza di gusto – conclude il gioielliere – non può essere assecondata».
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