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Tessuti animalier e cuore pop per il Cavalli Club di Firenze

Apre su due piani compatti e scintillanti la discoteca-bar disegnata da Italo Rota

di Angelo Flaccavento

Rating:
4.8
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Tags: Firenze, Roberto Cavalli, Italo Rota, Just Cavalli



Inutile girarci intorno: in Italia il peso della tradizione, il retaggio di un passato (artistico, soprattutto) glorioso quanto ingombrante, si trasforma spesso in un vero macigno, in un inno all'immobilismo. Nella Firenze di Brunelleschi, di Lorenzo de' Medici e di padre Dante, poi, l'apologia del buon tempo antico raggiunge quasi sempre livelli di puro parossismo. Intendiamoci, nessuno si sogna qui di inneggiare al nuovo sfrenato o alla distruzione cieca e forsennata della storia – vedi alla voce abusivismo & co. – perché sul fatto che questa sia magistra e vada preservata non c'è nulla da obiettare. Però, c'è un modo di far "conservazione" che non esclude il presente e le sue peculiarità. Il Cavalli Club, inaugurato dall'indomabile Roberto Cavalli lo scorso sabato nel cuore antico del capoluogo toscano, nella piazza del Carmine della Cappella Brancacci di Masaccio e Masolino, ne è un ottimo, seppur eretico, esempio: pop, e al fondo anche cafoncello, ma in quella maniera genuina e vitale che di Cavalli ci piace tanto.
Chi altri, se non quel cavallo matto di Mister Cavalli – ci si passi il calembour – poteva infatti immaginare un nightclub tutto specchio e metallo, lustro e aerodinamico come una nave spaziale, e piazzarlo dentro una chiesa sconsacrata – restaurata a sue spese – giusto accanto alla basilica del Carmine, nascondendolo dietro un enorme portale di lacca rossa con oblò centrale a forma di cuore? Nessuno se non lui, appunto, complice il fido Italo Rota, già autore del Just Cavalli Cafè di Milano e della nuova pubblicatissima casa-laboratorio sui colli fiorentini. Dice il toscanaccio: «Ho voluto fare un regalo alla mia città recuperando e restaurando, fino a riportarlo agli antichi splendori, un piccolo gioiello d'architettura caduto nell'oblio. Siccome il passato mi piace sempre mescolarlo col futuro, dentro ci ho costruito un locale avveniristico, che a Firenze proprio mancava, pensando ad una idea di vita notturna fluida, in continua trasformazione». Coi suoi due piani compatti e scintillanti, il Cavalli Club è dunque un bar e una discoteca, ma anche un ristorante e un luogo per ascoltar musica in compagnia. Il piece de resistance è il bancone del bar, avvolto in una serpentina di tubi e chiuso da un soffitto-caleidoscopio, e poi due grandi acquari all'ingresso, che verranno ultimati a febbraio; ovunque, sedute a stampa animalier ricordano chi è il padrone di casa.
Il tutto, però, nel massimo rispetto del luogo, e della storia. Dice Italo Rota: «Non c'è una sola vite in tutto il Club: ogni pezzo è incastrato e l'intera struttura, che non poggia sulle pareti dell'edificio, è autoportante, e all'occorrenza smontabile». Il teorema, allora, è dimostrato: passato e presente possono dialogare in maniera costruttiva. Forse nel Cavalli Club la teoria è meglio del risultato finale, ma è il punto di partenza è ottimo.

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