MODA

Parigi, leggerezza e contraddizioni

Fra foulard e sandali, gli stilisti lanciano il loro invito alla felicità

di Angelo Flaccavento



L'air du temps, sulle passerelle parigine per la primavera-estate 2009, è leggera. La brutalità della vita quotidiana spinge i designer alla ricerca di qualcosa che rinfranchi e dia sollievo, almeno in guardaroba. Un tempo patria indiscussa di fantasie lugubri e concettose elucubrazioni, Parigi ritrova finalmente un cartesiano esprit de legeresse. Persino Yohij Yamamoto, santone del nero, pur non rinunciando all'amato non-colore, dichiara: «Il mondo va a rotoli. Il mio messaggio è: cerchiamo di essere felici!» e ricama motti di spirito e perle di saggezza su maniche e colli delle sue giacche decostruite. Da Lanvin, l'ariosità ha una nota campestre. Dimenticati i papillon - copiati un po' da tutti - e le estenuazioni estetizzanti, Lucas Ossendrijevr e Alber Elbaz immaginano un guardaroba organico, dai toni terrosi, fatto di spolverini impalpabili, giacche a sacchetto percorse da cuciture arricciate, pantaloni a sigaretta e maglie sovrapposte. Ai piedi solo sandali, in testa cappelli di paglia da spaventapasseri, al collo un foularino legato stretto stretto, l'homme Lanvin è forse un po' femme, ma convince.
Da Hermès il protocollo è talmente rilassato che i sandali finiscono persino sotto lo smoking, e Paul Elbers, da Louis Vuitton, si ispira, non si capisce bene come, a Charlie Chaplin, per poi parlare di fluida semplicità. Se gli abiti rischiano l'afasia, gli accessori – grandi borse bicolori, scarpe stringate chiuse in reti di gomma antiscivolo a prova di acquazzone primaverile – parlano benissimo, e il fatturato è salvo. Altrove, la leggerezza è un invito al viaggio. Antonio Marras, da Kenzo, disegna un'estate da Mille e una notte, onirica e a tutto colore, mentre John Galliano fonde India, punk e Giappone in uno streetwear lisergico traboccante di dettagli. Ancora streetwear, cotè couture, da Givenchy, dove Riccardo Tisci, all'esordio con l'uomo, non rinuncia né al rock né al dark, cum grano salis. La silhouette, qui, è a strati monocromi – nero o fucsia – e vede il bermuda gran protagonista. Nero in abbondanza anche da Dior Homme, dove Kris Van Assche esplora le possibilità di taglio prismatico e nuovi volumi. L'esperimento è lodevole, ma non quaglia: troppo freddo, manca un guizzo. Guizzo che invece è di Raf Simons. Bastiancontrario come ogni vero inventore, in una stagione di pigiami e decostruzione, il belga imbocca senza remore la via contraria, quella della sartoria: estrema, futurista, grafica; in nero, bianco e basta più. La silhouette è corta, a gambe scoperte, e l'editto di stile, ossessivo e per nulla leggero, arriva dritto al punto, anzi alla gola, seducendo. Della moda, in fondo, quel che amiamo sono proprio le contraddizioni.

Dal Sole-24Ore del 1 luglio 2008

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