milano

Per l'uomo in passerella
consistente inconsistenza

Impalpabili sottigliezze nelle sfilate che evidenziano un coté delicato ma non femmineo

di Angelo Flaccavento



Morbida, sfumata, incline ai compromessi: la mascolinità emersa dai primi due giorni di sfilate milanesi si caratterizza a prima vista per un garbato rifiuto di tutto ciò che è netto – nelle forme, nei colori, nell'approccio al (ben)vestire. Il passaggio, per così dire, conduce dritto dall'urlo al sussurro: l'uomo tutto d'un pezzo, quello che anche in guardaroba non deve chiedere mai, sempre perfettamente lindo, stirato e inamidato, tutto certezze e testosterone, è momentaneamente consegnato ai libri di storia, sostituito da un figuro meditabondo che il proprio coté delicato – non femmineo – e il proprio esprit de legeresse li mostra con un certo orgoglio, pur senza ostentazione.
Ciò detto, in passerella il risultato rasenta sovente l'inconsistenza: un battito di ciglia, e la novità – sempre che ci sia – è già sfuggita. Perché quello dell'estate 2009 è un uomo che si apprezza da vicino, in privato: ama impalpabili sottigliezze. Da Prada sono pieghe e acciaccature, come di indumenti stipati a lungo dentro anguste valigie, trasformati in motivi decorativi su spolverini rigorosi, pantaloni generosi e abiti di denim. Qui e lì, elastici di gomma – usati come cinture, o come fasce a chiudere le scarpe stringate – aggiungono una nota fetish-scolastica, mentre le staffe al collo dei lunghi parka e dei corti giubbotti di nylon, spostando tutto il movimento sulle spalle, suggeriscono una nuova gestualità a questo acerbo anti-macho.
Il vir delicatus di Antonio Marras ha un debole per i fiori: ne ruba i colori tenui per i propri completi di cotone lavato dalle giacchette corte, o li trasforma in poetiche applicazioni ispirate a Luigi Ontani sulle camicie bianche da vero pasionario. Anche da Versace, un tempo luogo involabile del glamour smargiasso e taurino, il nuovo si chiama gentilezza. I pastelli, così, rimpiazzano le tinte accese di un tempo, mentre il guardaroba, da rock che fu, si fa sport. Nel passaggio, purtroppo, lo spirito della casa più che evolversi diventa in qualche modo rinunciatario, e per questo, alla fine, il cambiamento non convince appieno. Roberto Cavalli ormai da tempo ha abbandonato il machismo in favore di una certa bohème pansessuale, ma anche qui il nuovo corso, vuoi a causa di una sfilata senza ritmo e con un tema safari troppo vago, vuoi per l'assenza di quelle lavorazioni di cui solo lo stilista toscano è capace, stenta a decollare. Da Burberry Prorsum, invece, eliminate le piume di pavone e i cristalli che nelle ultime stagioni lo avevano allontanato dalla retta via, Chris Bailey fa centro con una toccante serie di trench stropicciati e maglie di garza che scrivono un'ode al vestire stratificato e ai colori non colori dallo spirito risolutamente contemporaneo.
Altrove, delicatezza vuol dire morbida formalità. Da Bottega Veneta, Tomas Maier scodella una serie di completi sartoriali così inconsistenti da sembrare pijama; i blazer blu dalle spalle decise, indossati con ampi pantaloni crema, omaggiano invece, più o meno consapevolmente, l'eleganza alla Fitzgerald del grande Walter Albini. Jacquard cravatta, piping da pijama e pantaloni con l'elastico tipo tuta, insieme a collo a scialle e chiusure doppiopetto, sono gli elementi essenziali del nuovo abito secondo Dolce&Gabbana. Accantonate le fantasie agresti e i velli di pecora, i due sono entrati in fase eleganza estrema: quella da dandy gangster che fuma il sigaro a bordo piscina in kimono e boxer di seta, tanto per intenderci. Le intenzioni e le capacità ci sono, ma tutto è così leccato e perfetto, così privo di ogni umano margine di errore, da apparire algido, e alla fine nulla affatto coinvolgente.
Altrimenti, sarà futuro: l'oltrespazio, a lungo dimenticato, torna ad ispirare. Raf Simons da Jil Sander il guardaroba galattico lo vede di jersey, in color block e pieno di giacche a maniche corte; Ennio Capasa da Costume National lo immagina new wave e ad alto tasso di scintillii metallici mentre Alexander McQueen, che la lezione di Savile Row non l'ha mai dimenticata, se lo figura ad angoli acuti, virtuosistico e all'insegna di contrasti – di materie, di texture e colori. Perché è proprio la rinuncia all'univocità, la scelta dell'errore anche deliberato, che rendono la moda, oggi, davvero eccitante.

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