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Alta sartoria made in Tuscany. Giacche da 1.500 a 5mila euro di prezzo al pubblico con colli montati rigorosamente a mano da 58 sarte esperte nella fabbrica di Avenza, tra Carrara e Massa, in un'azienda nata negli anni 30, consolidata nel '57, purtroppo fallita nel '94 e rimessa in pista dalla famiglia pratese Cecchi. «Nell'ultimo anno e mezzo – racconta Max Baratta, direttore generale della D'Avenza (10 milioni di ricavi previsti nel 2008) – abbiamo abbandonato lo stile troppo tradizionale con l'arrivo di un creativo storico della moda come Moreno Ferrari. Ma manteniamo saldamente quelle lavorazioni che definirei anacronistiche ma che ci consentono di presidiare il top di gamma che tanto piace ai consumatori dei mercati emergenti».
Pitti immagine uomo è anche questo: presidio di nicchie del lusso che piacciono tanto, ad esempio, in Russia e nell'ex Urss, vera e propria mecca del lusso, e riescono a contrastare efficacemente le difficoltà dei mercati maturi. Anche la Annapurna di Prato (12 milioni il fatturato a fine anno) produce tutto in Toscana. «E con virtuosismi nella maglieria – spiega il presidente Aida Barni – come il cambio di punto che crea su preziose maglie a V un decoro di farfalle, in vendita a 400 euro, o le polo in cotone da 200 euro, talmente sottile da essere paragonabile ai sari indiani». Per Brunello Cucinelli (145 milioni nel 2008, ricavi triplicati in tre anni) «la qualità dipende anche dalla manualità: il 90% dei miei prodotti ha un alto contenuto di artigianalità e infatti i miei investimenti sono concentrati sui giovani, ai quali bisogna dare nobiltà economica e morale nello svolgimento di questi lavori». Per solleticare chi nell'armadio ha di tutto, la Lardini di Filottrano (55 milioni nel 2008) propone ad esempio un blazer in spugna ecrù profilata in gros-grain zabaione da 480 euro, perfetta per lo yacht. «Quel che più conta per presidiare la fascia più alta – dicono Andrea e Luigi Lardini – è il made in Italy: la competenza degli operai che lavorano con noi da 30 anni è impagabile».
La napoletana Kiton (85 milioni a fine anno) alleggerisce ancora di più i pesi sia nel classico sia nello sport: l'abito da 13,5 micron costa 5mila euro, «ma lo ordinano tutti, inclusi i russi e anche per l'inverno», dice l'a.d. Antonio de Matteis. L'innovazione passa anche per il passato: Isaia (27 milioni di ricavi nel 2008) rispolvera Tonic, «un tessuto anni 30 prodotto nelle Falkland – dice il vicepresidente Gianluca Isaia – ma reso più lieve, per abiti che partono da 1.800 euro». La vicentina Pal Zileri (140 milioni di giro d'affari) punta sulla "forzatura dei colori – dice il fashion coordinator Yvan Benbanaste – per stimolare i consumatori un po' refrattari: l'abito blu gessato da 950 euro ha la riga gialla oppure la giacca in Madras da 550 euro è in grigio e rosa». Con il marchio Twin DdM, Daniele di Montezemolo scommette proprio sulla nicchia: «Il golf di cotone da 480 euro che non si stropiccia è in realtà una giacca. Ma solo made in Italy: in nessuna parte del mondo si tagliano i capi come da noi».
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