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L'ho fatto di nuovo: sono andata al Festival di Cannes e all'ultimo minuto ho tolto dalla valigia lo scollacciato vestito da sera che mi ero fatta fare apposta dalla designer genovese Francesca Musante: «Tanto dicono che pioverà, che farà freddo, e io sarò stanca, altro che montée des marches», ho saggiamente pensato. Mi chiedo davvero se imparerò mai, visto che è la terza volta che mi viene offerta una poltrona al Grand Palais per una prima internazionale e io, come Cenerentola, non ho niente da mettermi. Wanda Negri, la Pr di Chopard Italia che mi ha gentilmente procurato l'invito per "Kung-Fu Panda", allarga gli occhi: «Come, non hai portato un vestito da sera?? Va bene, chiamo Cavalli, vedo se hanno qualcosa per te». Mi sto già sfregando le mani (ho fatto bene ad alleggerire la valigia!!) quando sento la meravigliosa frase: «Direi che è in taglia» (e ho fatto bene a buttare giù solo una centrifuga di mela in tutto il giorno: posso scegliere un abito tra quelli scartati dalle dive!!). Ma poi sento anche la bruttissima frase: «Ah, lo showroom è già chiuso? Troppo tardi, peccato». Peccato un corno. Agguanto l'invito nella chiccosa busta color perla e mi precipito sulla Croisette e in Rue d'Antibes per uno shopping d'emergenza: stasera sul red carpet ci sono Brad Pitt e Angelina Jolie, e non ho alcuna intenzione di perderli. Ho un'ora per trovare qualcosa, tornare in albergo, prepararmi e presentarmi sotto i flash dei fotografi che si accalcano sugli scalini del Palais. Con il mio nuovo, delizioso abito stile impero in voile a fiori posso permettermi anche una quiche lorraine prima della proiezione, e ancora sembrare "in taglia".
Alle 19, sotto gli sguardi invidiosi di chi vedrà gli attori solo da dietro le transenne, salgo la fatidica scalinata, probabilmente la più prestigiosa del mondo: che colpo d'occhio! I fotografi in smoking, le signore in lungo, i gioielli sfavillanti, le limousine in lenta processione… e io in mezzo, che ne faccio parte! Candice Bergen sfila in giallo, il colore che tutte uccide ma che non può scalfire la sua ancora incandescente bellezza. Aishwarya Rai, splendida, tiene per mano quel gran pezzo di figliolo del marito Abhishek Bachchan (poteva però controllargli il faux papillon: il gancio che lo chiude spunta dal colletto della camicia!). Eva Longoria ha un abito da sirena color crema così stretto che si appoggia ai due divi indiani per percorrere, a saltelli, la montée: arrivata in cima si fa vento con la mano e dopo i bacetti di rito a Gilles Jacob esclama «Ce l'ho fatta!». George Lucas non lo si capisce proprio: non gli mancano certo i mezzi per ovviare a quell'orrendo gozzo che gli deforma il collo o ai capillari che gli rendono il naso completamente viola. L'unica cura che sembra applicare alla sua persona è invece la pomata che cosparge con prodigalità sulla chioma argentea: very vecchia Hollywood. Al suo braccio c'è la nuova fidanzata Mellody Hobson, 38enne di colore inopinatamente fasciata di bianco – qualcosa di più fluido avrebbe giovato alla sua figura, come a quella delle tante matrone americane che percorrono il tappeto rosso in colorini pastello e strass, con ogni rotondità che il corpo femminile è capace di produrre ben in evidenza.
Ma lo show è tutto di Angelina: assolutamente radiosa in un Max Azria color smeraldo che fa risaltare le gemelline che ha appena confermato di portare in grembo, getta il pancione in fuori ogni volta che qualcuno la chiama per nome. Mentre posa con Jack Black, doppiatore principale del nuovo film d'animazione della Dreamworks (lui è il panda del titolo, lei - che altro? - una tigre), Brad aspetta indietro come un timido principe consorte. Con il suo taglio sfumato e la brillantina di rito sembra sempre di più il clone del suo mentore Robert Redford (parlando di sosia, nel Palais mi ritrovo accanto una stangona che si è molto evidentemente fatta rifare il viso a immagine di Angelina - una cosa inquietante e, francamente, tristissima). Che sono la coppia più glamour del pianeta si vede anche in sala, dove splendide fanciulle in haute couture, le loro mamme in toilette complicate e i loro papà in dinner jacket sgomitano per fotografarli con cellulari e macchinette. Una signora in Capucci azzurro quasi si rovescia dalla balconata per poterli vedere meglio. Dustin Hoffman e Dennis Hopper (che tiene in braccio la figlioletta, e non smette un attimo di sbaciucchiarla) quasi non se li fila nessuno. Lucy Liu, che doppia un serpente, invece si mette professionalmente in posa (mento sulla spalla nuda, mano sul fianco) per ogni cellulare che fa click. Finito il film, durante il quale i vari personaggi trangugiano fumanti scodelle di vermicelli in brodo, sento il bisogno di una cena cinese. Non sono l'unica: andando a piedi arrivo al Jardin de Bambou prima di Natalie Portman, che invece si è mossa in auto. Io mi siedo, lei resta in piedi; i camerieri cinesi non la riconoscono (eppure è di una bellezza sovrumana) e addirittura la spingono fuori dal ristorante. Dopo un po' di anticamera anche lei ottiene un tavolo in compagnia di Alejandro González Iñárritu. Rientrando in hotel, faccio la strada accanto all'attore tedesco Michael Fassbender, che non toglie mai la mano dal fondoschiena della sua sottile fidanzata asiatica. Insieme soccorriamo una bambinetta che si è bloccata con il monopattino in una crepa del marciapiede e cerca la mamma (ma che ci fa in giro a quest'ora??). Ci scambiamo un sorriso di buonanotte: loro vanno ad una festa, io, a questo punto, sono stanca per davvero. Ma lo sapevo fin dall'inizio, no?
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