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Esquire, un compleanno da copertina

Per i 75 anni della rivista undici stilisti reinterpretano altrettante cover del passato

di Marta Casadei


Ha settantacinque anni e li porta divinamente. Esquire, rivista patinata d'oltreoceano dedicata all'uomo, celebra il suo compleanno riportando all'attenzione generale le più belle copertine che, pubblicate negli anni Sessanta sotto la direzione di George Lois, con la loro originalità, la loro irriverenza e la grande attualità dei temi proposti sono progressivamente entrate a far parte dell'immaginario comune (il Museum of Modern Art di New York ha dedicato loro una mostra) e hanno contribuito a rendere il giornale un vero e proprio modello. Esquire festeggia e lo fa con l'aiuto delle icone di stile della nostra epoca: gli stilisti.
Da Giorgio Armani a Miuccia Prada, passando per John Galliano: undici tra i signori e le signore che dettano le regole della moda contemporanea al di là di fusi orari e latitudini sono stati invitati da Esquire UK (e hanno accettato con onore) a posare per altrettante fotografie che vogliono reinterpretare – trenta, quarant'anni dopo – le grandi copertine del passato. Ma i grandi nomi non finiscono qui, perché ve ne sono di ugualmente importanti dietro l'obiettivo della macchina fotografica: Jean Baptiste Mondino, Lorenzo Agius, Nadav Kander ma anche Bryan Adams e Karl Lagerfeld, che ha fotografato se stesso. Le undici immagini "Esquire Cover Icons", dopo essere state esposte nella galleria dell'Hospital Club di Londra dal 2 al 7 maggio, saranno protagoniste di una serata dedicata ad Esquire il 15 maggio allo Spazio Bigli, nel cuore di Milano, e troveranno spazio sulle pagine numero di giugno della rivista.
Il progetto rappresenta una fusione tra moda e fotografia, passato e presente. Così, Donatella Versace è ritratta nella posa angelica con la quale il controverso avvocato dei boss mafiosi Roy Cohen venne immortalato nel 1968 da Carl Fisher e Tommy Hilfiger è rappresentato come lo fu Dustin Hoffman (bassa statura, altissimi cachet) negli anni Settanta: un gigante tra i grattacieli di Manhattan, alto come il Chrysler Building. A Sir Paul Smith va l'onore di interpretare il ruolo che, sul numero del maggio 1969, fu di Andy Warhol: si getta in un barattolo di salsa di pomodoro. L'unica differenza è nella marca: non più la fortunata Campbell Soup, indiscussa icona della pop art, ma salsa Heinz. A dimostrazione che i tempi cambiano.

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