moda

Parigi richiama
all'ordine

Le sfilate francesi hanno segnato la fine della donna-romantica e l'apoteosi del rigore sofisticato

di Angelo Flaccavento



La moda, più che mai, percorre direttrici multiple, si frastaglia in mille rivoli. Lo si è visto nelle collezioni presentate nelle scorse settimane a New York, Londra e Milano. Lo hanno confermato con forza, a chiusura di tutto il carosello dedicato all'inverno 2008, le sfilate parigine, terminate domenica. Una ridda di show, una miriade di messaggi, non sempre chiaramente leggibili, non sempre di immediata comprensione. La confusione è dietro l'angolo, ma dipende dal fatto che questo è, evidentemente, un momento di passaggio, i cui frutti matureranno tra un po'. Nel marasma generale, una cosa appare però certa: il tempo del romanticismo, della fanciulla in fiore che gioca a far la bambina nascondendo il sex appeal dietro trine e parvenze d'innocenza è terminato. Lolita torna a casa, sostituita, in un clima di generale richiamo all'ordine, da una donna adulta, con la D maiuscola: femmina, ma rigorosa; borghese e ingioiellata. Una donna che all'abitino svolazzante, ma anche ai pantaloni, preferisce il little black dress, e che riscopre la vita segnata; che ama il nero e non mostra mai il ginocchio; che rimpiazza le zeppe da pastorella, o da disco bambina, con affilatissimi tacchi a stiletto. Una amazzone, una dominatrice, sofisticata e perversa, ma senza dar nell'occhio. Il potere, in fondo, non si esprime solo indossando abiti maschili: è un atteggiamento, e più è femminile, meglio è.

Da Lanvin, l'impareggiabile Alber Elbaz dà al cambiamento in atto un tocco insieme deciso e leggero, tutto suo. Il piglio è severo: il nero e il blu sostituiscono le tinte accese del passato, e gli abiti, non più informi, accarezzano dolcemente le curve, aprendosi in improvvise asimmetrie, muovendosi in giochi grafici di pieghe e applicazioni piatte di nastri, mentre i bijou, metallici e fuori scala, aggiungono un tocco aggressivo, quasi punk. L'assenza di ogni sforzo e costrizione conferma la capacità unica di Elbaz di evolvere una ricetta nella quale la finezza della couture incontra la decostruzione dell'avant-garde. Non c'è nulla di leggero, al contrario, nel guardaroba tecno-glamorous immaginato da Nicolas Ghesquière per l'amazzone insaziabile, guerriera in parure di diamanti, di Balenciaga. Qui tutto è modellato con una precisione robotica; è architettura lustra e scintillante, sospesa tra sartoria e tecnologia. Da Valentino, come da Chanel, rigore fa invece rima con bon ton, e lussuosa sobrietà: la signora vera non esagera mai, nemmeno quando si concede il diversivo di esser leziosa.

Secchezze e geometrie sono ovunque: l'intransigente sobrietà dell'inverno 2008 si ispira a Euclide. Da Louis Vuitton, Marc Jacobs, inflessibile e pure un po' drammatico, abbonda di curve, pieghe, pince e volumi, senza rinunciare all'amato vintage. Le giacchette dalle spalle tonde e le baschine bombate, i pantaloni ampi che si stringono al fondo, gli abiti princesse e i cappelli a toque curvati come virgole sono un chiaro omaggio agli anni 80; vengono subito in mente Popi Moreni e Guy Laroche. Stefano Pilati, da Yves Saint-Laurent, fa il futurista, ma guarda anche lui agli 80. Manda in passerella un esercito di replicanti in giacche-frac e pantaloni immensi, in abiti a sacco e tailleur con la vita segnata e le gonne midi, e convince, evitando gli orpelli. Se solo rinunciasse al colpo di teatro – vedi alla voce trucco e parrucco estremo – risulterebbe meno ostico.
Non dappertutto, comunque, soffiano venti di restaurazione: sacche di intemperanza mantengono vivo e mosso il panorama. È l'ottimismo spensierato degli anni 60 di Dior, letterali fino all'ultimo dettaglio. È l'esotismo Giap, a tutto colore, di Antonio Marras per Kenzo, quello alla Poiret, ma in versione rasta, di John Galliano, e lo sport in chiave couture-cartoon di Miu Miu. È, soprattutto, il cattivo gusto deliberato e zuccheroso di Comme des Garçons. Ci voleva giusto Rei Kawakubo, la più severa designer giapponese, a ricordarci, in una nera e serissima stagione, che la moda, in fondo, può e deve anche essere divertimento. Cum grano salis, bien sur!

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