|
| |
pret-a-porterA Parigi l'inverno si preannuncia in neroAbiti severi dal pathos quasi spagnolo per la passerella parigina. Ma non mancano le voci fuori dal coro di Angelo Flaccavento |
Tags: Dries Van Noten , Ennio Capasa, Costume National, Givenchy, Riccardo Tisci
Parigi, come a Milano, è nera: l'inverno 2008 si preannuncia scuro; severo, più che funereo. Non mancano però le voci fuori dal coro. Dries Van Noten è una. Per lui, da sempre, la materia prima sono stampe e colori, mescolati con insolita leggerezza in combinazioni imprevedibili, che sanno di boheme, ma che mai sfiorano, nemmeno per un attimo, il costume, o il carnevale. Van Noten, se mai esistesse la categoria, è un esempio di slow fashion: la moda che si evolve lentamente, con coerenza, senza obbedire alle tendenze labili di stagione; la moda che si apprezza da vicino, scoprendo i particolari uno per uno. Ad una sua sfilata si va per essere sorpresi, pur sapendo perfettamente cosa aspettarsi. La bella collezione presentata ieri nel suggestivo spazio delle stalle del Grand Palais è Dries al suo meglio. Un inno delicato al colore, usato da solo o contrastato dal nero per un effetto grafico. Persino le pellicce sono tinte in note squillanti di blu cobalto e verde, mentre i ricami sugli abiti da sera fanno pensare alle rifrazioni policrome di un caleidoscopio. Aleggia su tutto un senso di linearità e modernismo che porta il pensiero agli anni 20, ma giusto per un attimo: il resto è esotismo contemporaneo, suggestivo.
Ennio Capasa, da Costume National, pur non rinunciando all'amato nero – per lui, più che una tinta, il non-colore è un modo di vedere la moda, un concetto di design – si evolve.
Bandite le androginie rockettare di un tempo, la donna di Costume è ora femmina, e pure galattica. Indossa abiti al ginocchio scolpiti da tagli curvilinei, modellati sul collo o sul dorso in torsioni degne d'una uniforme da viaggio interstellare. Costume ha ormai 21 anni, e Capasa, finalmente, è di nuovo in piena forma. Ancora nero, drammatico e carico d'un pathos quasi spagnolo, con tanto di cuori ex-voto, croci e catenelle grondanti ninnoli spirituali, da Givenchy, dove Riccardo Tisci continua la reinvenzione della maison. Gli elementi del suo vocabolario ci sono tutti: le marsine; le rouche e i colli alti da ritratto settecentesco; le scarpe assertive, piene di fibbie, ma con la fragilità della punta aperta; le superfici mosse da applicazioni, decori, ricami ton sur ton. Al buon Tisci il talento non manca di certo, ma la voglia di mostrarlo tutto in una volta gli fa perdere coerenza. Gli spunti interessanti sono molti, dall'apertura secca coi cappotti marziali e le catene, al passaggio in plissè oro, ma poi nessuno viene esplorato fino in fondo, sicché il risultato convince poco, o convince solo in parte.
Hussein Chalayan, dal canto suo, non ha più bisogno delle trovate per conquistare, eppure continua ad usarle. Lo affascina il primitivismo, e allora inventa drappeggi che ricordano scimmie appese al collo. Ma il suo valore non è certo quello. È l'abilità di tagliatore, la capacità di rendere semplicemente complicato, e quindi nuovo, anche l'abito più lineare: una qualità rara. Le luci mobili sul body, invece, saranno anche sorprendenti, e degne di grossi titoli, ma alla lunga lasciano davvero il tempo che trovano.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
![]() |
Eleganza e scivoloni nella moda a Sanremo
|
| Sharon Stone inaugura la nuova boutique Damiani a Milano
|
| |
