Prêt-à-porter a parigi

Dior, John Galliano
"saccheggia" i '60

In passerella tailleurini a scatola con gonna svasata, pellicce a trapezio dai bottoni oversize e stampe optical

di Angelo Flaccavento



Un giorno o l'altro bisognerà bandire gli anni '60 dai libri di storia del costume. Nella moda sono, in assoluto, il decennio più avidamente saccheggiato, e più insistentemente ripetuto, quando le idee scarseggiano. Il che non è in genere il caso di John Galliano, creatore dalla fantasia scoppiettante, sempre viva. Eppure ieri, da Dior, l'istrionico John si è prodotto in una prova ripetitiva, seppure a tutta prima accattivante, a metà tra Hollywood party e Bobby. I tailleurini a scatola con la gonna svasata, le pellicce a trapezio dai bottoni oversize, le stampe optical e la gran profusione di pietre e oro sulle tuniche asimmetriche, infatti, puntano dritto e senza possibilità d'errore in quella direzione. Le gambe sono sempre in vista, e i tacchi sempre alti, ma sfilati, affusolati: basta zeppe! Belli i colori saturi, e gli stampati sfumati; da una maison augusta come Dior, però, sarebbe lecito, anzi doveroso, aspettarsi di più. L'insistenza sulla precisione geometrica del taglio, nondimeno, rivela che sotto le ceneri il genio di Galliano è ancora vivo, e pronto a colpire. Nel frattempo la nuova borsa, la 61, si annuncia come un must-have.
Martin Margiela, elusivo e astratto, ama le spalle. Nel recente passato le ha allargate a dismisura, adesso le nasconde dietro scultoree strutture a cilindro, o dentro anelli imbottiti. Altrimenti, sono sbiechi, diagonali e asimmetrie che mettono in moto la silhouette. Il concetto, come sempre, è stimolante, ma il risultato meno coerente e incisivo del solito. Da Undercover Jun Takashi immagina un viaggio dalla semplicità al caos, dal bianco al nero, puntando su tagli curvilinei e avvolgenti, e Jeremy Scott, leggero, mette su una esilarante parodia della ricchezza come stereotipo. La cornice d'oro, così, regge il tubino nero incorniciando il viso, mentre la libreria si trasforma in jacquard sul tailleur di maglia e la tenda di velluto rosso diventa abito da sera, con tanto di nappa e cordone, come piaceva a Rossella O'Hara. Quando è pop, l'avanguardia riesce a divertire, ma fa anche pensare.

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