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Si avvicina con passo deciso, costeggiando la lunga linea di giacche e pantaloni appesi nello showroom milanese di Via Fusetti. Capelli ricci e ribelli, occhi neri e sguardo diretto, Ennio Capasa, nato a Lecce 47 anni fa, fondatore e direttore creativo di Costume National, presenta la nuova collezione donna di C'N'C' , con il pensiero alla sfilata di Parigi della prima linea, «che sarà molto sofisticata e sperimentale. Magari un giorno la porterò qui a Milano, chi lo sa. Anche se in realtà mi piacerebbe andare a New York». Capasa è un creativo che si è sempre alimentato di viaggi, fin da quando, negli anni Ottanta, finiti gli studi all'Accademia di Brera, partì per l'Oriente, da dove tornò nel 1986 ricco di idee per fondare il suo marchio insieme al fratello Carlo. Ennio si siede sul divano rigorosamente nero, con davanti un tavolino basso dove è aperto il libro fotografico pubblicato da Assouline per festeggiare i primi 21 anni della loro azienda.
Capasa, come festeggerà i prossimi 21 anni?
È passato tutto così in fretta… Nella moda la percezione del tempo è resa velocissima dal susseguirsi delle problematiche creative, dalle scadenze dei calendari. Il ventunesimo compleanno l'ho celebrato con feste in giro per il mondo, dove ho incontrato molti amici, e con questo libro. Magari per i prossimi 21 anni pubblicheremo un secondo volume.
Come sarà la nuova collezione C'N'C'?
Il nuovo progetto fonde lo sportswear urbano con la sartorialità, il taglio couture. Lo stile ricorda gli anni Quaranta e gli Ottanta, con linee ampie, ma la collezione non è per niente nostalgica, bensì contemporanea e molto sperimentale. In questo modo il progetto creativo sottostante diventa molto palpabile, e l'abbigliamento sportivo trova affinità con la prima linea.
Uno dei colori dominanti nelle sue collezioni è il nero, eppure oggi si sente dire da più parti che l'epoca del nero è finita.
Certamente il nero non è più un protagonista, come negli anni ‘90, quando sulle passerelle era come un tono unico, un suono dominante. In realtà anche per noi, e ormai da qualche stagione, non è più l'unica cromia. La palette dei colori si sta indubbiamente ampliando ma, come dico sempre, il colore è come un dessert: non bisogna mai esagerare.
Un motto quasi zen. Fa parte dell'influenza che il Giappone ha avuto sulla sua formazione?
Credo che tutti i giovani dovrebbero fare un "Grand Tour" dopo gli studi, per immergersi in una cultura diversa che possa aprire la loro mente. Quando sono andato in Giappone, quel paese stava vivendo il suo boom, il pieno della sua energia creativa.
E che cosa ha imparato?
Sicuramente la concentrazione e la disciplina nel lavoro. Oggi per trovare la stessa forza creatrice consiglierei di andare in Cina: un mese fa sono stato a Pechino, dove ho respirato un fermento che da noi ci poteva essere 30-40 anni fa, quello che ti permette di costruire qualcosa dal nulla. Quando l'uomo si confronta con grandi motivazioni realizza grandi cose.
Ripensando a questi anni di successi, c'è qualcosa che non rifarebbe?
Non so, io sono un perfezionista di natura. Ma forse affronterei diversamente alcuni aspetti del ruolo di imprenditore, che non mi piace molto, ma che purtroppo devo fare.
Ha disegnato auto, moto, costumi teatrali...In quale altro campo creativo le piacerebbe sperimentarsi?
Sicuramente nel cinema, una magnifica arte del nostro tempo, capace di ricreare momenti storici e nello stesso tempo intimità, un'arte che non è solo osservabile, ma che ci avvolge. Però questo non vuol dire che farò il regista.
Se invece dovesse fare la guida di viaggio, che itinerario consiglierebbe, ad esempio, nella sua Puglia?
Partirei da Castel del Monte, uno dei luoghi simbolo della Puglia, poi proseguirei verso la Valle d' Itria, con i trulli e la sua atmosfera spirituale, i suoi luoghi new age. Dopo scenderei verso le foreste d'ulivi del Salento, per perdersi in macchina fra i paesini dell'entroterra, e poi la costa di Otranto e Gallipoli, dove mangiare pesce sul mare.
E quali sono i suoi luoghi preferiti nel mondo?
Mi ha impressionato la Birmania, con i templi buddhisti, la sua spiritualità, poi i colori e i sapori dell'India, dall'Himalaya a Madras. Recentemente ho apprezzato la natura dell'Amazzonia e i grandi spazi del Sudafrica.
La spiritualità ricorre spesso nelle sue parole.
Mi piace l'idea che non siamo fatti solo di carne e di sangue, ma che le emozioni muovano la nostra creatività. Anche se poi le mie fonti di ispirazione possono essere cose molto più banali: un oggetto, una persona, un film, un incontro per strada.
Invece il lusso cos'è per lei?
Saper vivere bene con se stessi. Non importa se per farlo hai bisogno di vivere in una stanza ricoperta d'oro a 24 carati o di avere davanti solo un ampio orizzonte. L'importante è trovare la propria dimensione.
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