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Dean e Dan: «Quanta fatica per emergere!»

Intervista ai Dsquared2, tra i progetti per il futuro
forse un disco

di Serena Danna



«Stiamo pensando di andare oltre la moda, di fare qualcosa che non c'entri nulla con abiti e accessori, di osare. Questo non è un buon momento per il settore. Noi siamo cauti, e prima di spingerci oltre, vogliamo focalizzare bene i campi d'azione, rafforzarci da un punto di vista economico e magari rivoluzionare le nostre vite con un nuovo lavoro!».
Riconoscerli da vicino è più semplice, la bocca e gli occhi sono molto diversi: Dan ha le labbra più sottili e lo sguardo più dolce.
Ma ancora più facile è immaginarli nelle vesti di cantanti. Perché Dean e Dan, i gemelli canadesi della moda, firme del marchio Dsquared2, dopo aver collaborato con i grandi nomi del pop (da Lenny Kravitz a Christina Aguilera), potrebbero essere pronti per diventare proprio loro le nuove stelle della musica internazionale. Ma a domanda diretta, rispondono con una risata.
Avete lavorato tanto con le celebrità, pronti per il grande salto?
Il rapporto con le celebrità non è sempre facile. La nostra prima volta è stata con Madonna…un disastro! Da un lato avevamo la timidezza tipica dei fan, dall'altra siamo "vittime" dall'educazione italiana vecchio stile che ci impone rispetto nei confronti dell'interlocutore. Il risultato è stato che non riuscivamo e parlare e abbiamo fatto la figura dei cretini. Poi le cose sono migliorate: con gli altri ci siamo sciolti sempre di più, fino ad arrivare a Fergy con cui abbiamo uno splendido rapporto di amicizia.
Sarà anche per questo rapporto con lo star system che vi associano a Domenico Dolce e Stefano Gabbana?
La clientela è la stessa ma siamo molto diversi. Ed è ridicolo che si parli di loro come una novità…Erano il nuovo venti anni fa! Il nuovo siamo noi, e siamo molto distanti da Stefano e Domenico, basti pensare che loro vengono dalla Sicilia e noi dal Canada…
Cosa rappresenta per voi il Canada?
Sono le nostre radici, è spazio, aria. E'una regione tranquilla, niente a che vedere con gli Stati Uniti. Anche se ci sono molti fermenti in corso: la musica country, un certo sottobosco artistico interessante. Quando abbiamo deciso di andare via, ci siamo trasferiti a New York, ma non potevamo restare lì. La "Big Apple" era troppo vicina, talmente vicina che sarebbe stato troppo facile tornare in caso di fallimento.
E quindi avete scelto l'Italia, perché non Parigi o Londra?
L'Italia è la nostra infanzia: nostro padre è napoletano, e anche se non ha mai voluto parlare italiano in casa, il Belpaese viveva attraverso i suoi racconti. L'Italia per noi era fascino, stile, alta moda. Ed era soprattutto Gianni Versace, con quella sua maniera unica di essere libero e di far sentire speciali le donne. Anche noi cerchiamo di farlo, per questo le modelle ci amano. Di solito le indossatrici con l'Italia hanno un rapporto assolutamente impiegatizio: vengono qui per lavorare e punto. A New York è diverso, gli stilisti come Marc Jacobs sono corteggiati dalle modelle che lavorerebbero anche gratis per il solo piacere di lavorare con lui.
E'successo anche a voi?
Al debutto della donna D-Squared, hanno sfilato per noi tutte le top più importanti, a un certo punto era diventata una sfida per loro: dovevano esserci. Perché D-Squared era diventato improvvisamente super cool!
Siete molto diversi dai due ragazzi che arrossivano di fronte a Lady Ciccone?
Semplicemente più consapevoli della nostra bravura. Abbiamo lavorato sodo, e quanto è stato difficile emergere! Siamo entrati dalla porta di dietro, disegnando solo l'uomo per anni perché sulle collezioni maschili c'è meno attenzione, il marketing e la stampa ci stanno meno dietro e quindi eravamo più liberi di creare. Quando abbiamo raggiunto un certo livello con l'uomo, siamo passati alla donna ma solo perché eravamo già forti e nessuno poteva dire niente…
Immaginavate un percorso più semplice per voi in Italia?
L'Italia non lascia spazio al nuovo. Negli ultimi anni sono usciti davvero pochissimi nomi nuovi: ci siamo noi, Marni e poco altro. E poi è diventata noiosissima: guardi Milano, oltre la moda non c'è niente! L'Italia è ottima per la manodopera, i nostri capi sono rigorosamente "made in Italy". Ma per le idee bisogna andare altrove…
Per questo vivete a Londra?
Milano non è più quella di un tempo,o forse chissà siamo diventati grandi noi, ma sicuramente non c'è più quel fermento degli anni Novanta. Ora è tutto business oriented, e quando è così si perdono tante cose. A Londra c'è un universo che va oltre la moda, e poi esci e sei al centro del mondo: l'altra sera eravamo a cena e seduto accanto a noi c'era l'attore Ewan McGregor. A Milano queste cose non capitano più da anni. ..
Com'è la donna Dsquared2 del prossimo inverno?
Molto maschile. Di femminile ci sono i tacchi, altissimi. La nostra è una ragazza aggressiva che ha un guardaroba dai forti contrasti, e che si fa notare ovunque.
Un celebrità al supermercato?
Certo! la donna è una star. Spesso basta solo mettere un paio di tacchi per sentirsi delle top model. Poi certo è una questione di stile, ma a quello ci pensiamo noi…
Che cosa è il lusso per Dean e Dan?
Stare bene. E poi la libertà di scegliere…Madonna non potrà mai concedersi il lusso di andare a mangiare al McDonald!
Scusate ma voi non litigate mai? Neanche su dove andare in vacanza?
Su quello proprio no: una tappa a Mikonos è obbligatoria per entrambi ogni anno. E'un'isola fantastica, e ricreiamo ogni anno una specie di "appartamento napoletano", puro divertimento.


Dan ci racconta di quando da piccoli, sotto il gelo dell'Ontario, dovevano aspettare l'autobus per tornare a casa da scuola: «Mentre io ero sotto la fermata a prendere freddo, Dean aspettava in una panetteria». «Tanto qualcuno doveva aspettare-risponde Dean- e tu sei sempre stato più scrupoloso». «Sì per questo mi deleghi tutte le cose più noiose», afferma Dan. Il diverbio si risolve in una grande risata e noi abbiamo la nostra risposta: i Dsquared2 proprio non ce la fanno a litigare.

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