ANALISI

Solo l'energia batte il lusso per redditività

Merrill Lynch: nel 2007 il margine Ebit al 18,8% con la pelletteria star (35,7%)

di Paola Bottelli

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Tags: Merrill Lynch, Gucci, Prada, Giorgio Armani



Solo l'energia batte l'industria del lusso per redditività. Nel 2007, secondo una stima di Merrill Lynch, il margine netto sul fatturato dei principali marchi d'alta gamma è stato del 18,8%, il più alto in assoluto tranne, appunto, che per l'energia, di una decina di punti più elevato. Il lusso è davanti all'auto, all'alimentare, ai beni durevoli, al retail, tanto per citare i principali.
Ma anche nel lusso non tutte le categorie hanno la stessa forza: al top della profittabilità ci sono la pelletteria e le calzature che, sempre nella stima di Merrill Lynch per il 2007, hanno raggiunto il 35,7 per cento. Un margine talmente significativo da far comprendere appieno il motivo per cui tutti i brand - piccoli, medi o grandi che siano - investano così massicciamente nel lancio di borse, borsoni, tracolle, bustine, accessori. Con collezioni che travalicano abbondantemente la mera stagionalità, permettendo di presentare nei punti vendita prodotti sempre nuovi che calamitino l'attenzione dei consumatori. E puntando sempre più sulla fascia più alta attraverso tirature limitate, special edition, creazioni su ordinazione.
«Le borse e gli accessori - dice un report della banca d'affari - sono oggetti personali e ben visibili, dunque giocano un ruolo primario nella creazione del valore, anche perché istantaneamente possono migliorare un look altrimenti ordinario». Stesso discorso vale per gli orologi, sul gradino più basso del podio con il 23,2% (al secondo ci sono i vini e liquori con il 29,3%), seguiti dalla gioielleria con il 21,5 per cento. «In questi due settori - prosegue lo studio - ci sono ovviamente più forti barriere d'ingresso con prezzi di vendita mediamente più elevati».

È invece di appena il 10,5% il margine Ebit dell'abbigliamento. I motivi, sempre secondo Merrill Lynch, vanno ricercati in fattori tecnici, come la necessità di superfici di vendita più grandi e il numero più limitato di prodotti "sempreverdi", oltre che negli assortimenti di taglie, colori e modelli.
Se pelletteria e scarpe sono i due segmenti che consentono di arricchire la bottom line nei conti di fine esercizio, vediamo allora l'evoluzione di tre big italiani - due nati nella pelletteria, cioè Gucci e Prada, uno nel prêt-à-porter, Giorgio Armani - negli ultimi cinque anni, cioè qual era la composizione del fatturato nel 2002 e come è eventualmente cambiata nell'anno appena concluso.
Il preconsuntivo 2007 del marchio Prada evidenzia che gli accessori hanno rappresentato il 38,4% dei ricavi, rispetto al 32,1% di cinque anni prima, mentre le scarpe sono salite al 29,7% del totale rispetto al precedente 27,5 per cento.
Per Gucci la pelletteria ha ormai più che superato la metà del totale: 54% nel 2007 contro il 48% nel 2002, con le scarpe - che sono la merceologia con il tasso di crescita più costante nell'ultimo triennio - al 15% contro il 12 per cento. Invece per Armani, che ha ampliato la gamma con calzature e borse più di recente, non è possibile avere il dato disaggregato: le due categorie più l'abbigliamento sono l'esatta metà dei ricavi nel 2006 (ultimo dato disponibile), praticamente in linea con il 2002.

Dal Sole-24Ore del 21 febbraio 2008

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