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milano moda uomoWestwood: «Meglio un capo unico che cinque ordinari»La stilista inglese presenta la sua ricetta di Serena Danna |
Tags: Vivienne Westwood, Palazzo Reale
«L' arte è centrale nella mia vita. Ho scritto un manifesto in proposito, nella convinzione che sia proprio l'arte l'unica arma contro la propaganda. Senza arte non c'è progresso possibile, perchè vivere artisticamente significa imparare a scegliere. Solo così possiamo vivere felici». Vivienne Westwood, inglese, 67 anni, da quaranta protagonista indiscussa della contro-cultura europea, si presenta ai giornalisti accorsi a Palazzo Reale per la sua sfilata, con un completo beige pieno di spille "rivoluzionarie" e zeppe da 20 cm. A Milano, in quella che ormai è per lei una seconda casa (il Palazzo ospita una grande retrospettiva sulla stilista fino al 20 gennaio), presenta il suo uomo del prossimo inverno, con una collezione che si ispira ai divi degli anni'20 e che si caratterizza in passerella per un crescendo di spettacolaritò: dai completi in classici motivi inglesi fino ai cappelli sovrapposti e ai kilt nelle versioni più colorate.
Signora Westwood, ogni volta che guardiamo una sua collezione non si può non pensare al legame fortissimo con l'arte che ha caratterizzato tutto il suo percorso di vita
Quando vado in una galleria d'arte e incontro persone che indossano i miei abiti mi rallegro perchè penso che quelle persone hanno scelto. Guardando come si vestono, immagino come sono, e le trovo naturalmente eleganti, perchè portano dentro l'eleganza di chi ha saputo scegliere. Credo che l'arte, e la moda intesa come forma d'arte, sia una modo per dire "Io penso".
Però la moda spesso è soprattutto conformismo...
La moda rende uguali quando non c'è un pensiero critico a guidare le azioni. Le persone in Cina non hanno bisogno di tutte quelle auto, magari ciò che desiderano è lontanissimo da quello che hanno o che credono di desiderare, forse vogliono un bellissimo paio di scarpe eppure continuano a comprare auto...
In questi giorni è in corso al Metrolitan Museum di New York la prima di una serie di iniziative che hanno l'obiettivo di promuovere un approccio critico nei confronti della moda, tra gli oggetti ci sono anche le sue zeppe fucsia...
Un approccio critico alla moda è necessario, ma lo è nei confronti della vita in generale. Mi entusiasma pensare a come le persone riescano ancora a protestare e a gridare a voce alta quello che vogliono, o che non vogliono più. E' importante non consumare troppi vestiti, non utilizzarli come fossero aria. I vestiti, come l'acqua, il petrolio, andrebbero valutati in quanto beni, risorse.
Capisco di più la necessità di comprare un unico bellissimo capo piuttosto che quattro o cinque mediocri. Sento comunque che sta prendendo piede una certa filosofia della sostenibilità: tanti oggi non comprano più per il gusto di comprare.
Cosa resta degli anni Settanta, di quella spinta rivoluzionaria che anche lei cavalcò?
E'un tema su cui rifletto spesso, ma non sono ancora riuscita a darmi una risposta. Tutti cercano di immaginare il futuro ma non c'è più nessuno schema, è impossibile prevedere come sarà il domani. L'unica cosa che conta oggi è l'essere umano, come l'uomo può sopravvivere alla crisi e uscire vittorioso dal cambiamento. Partiamo dal pensiero critico: costruire un'opinione su questa crisi, su quello che succede ma bisogna farlo spontaneamente, come facevamo negli anni Settanta, senza governi, credendo solo in se stessi. Abbiamo bisogno di una nuova etica.
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