milano moda uomo


L'Uomo? Classico sì,
ma per niente classico



Il weekend delle sfilate milanesi propone collezioni maschili che si concedono bizzarri dettagli

di Angelo Flaccavento



Come sarà l'uomo dell'inverno prossimo venturo? A giudicare dai primi due giorni di sfilate milanesi, classico.
Molto classico, ma per niente classico. Di una classicità che sconfina a volte nell'assurdo. È il caso di Miuccia Prada, la dadaista del fashion system, la provocatrice che ama spiazzare per il semplice gusto di farlo, perché poi tanto, volenti o nolenti, tutti gli altri, una stagione dopo, la seguono. Come spiegare, altrimenti, una collezione invernale del tutto priva di cappotti, impermeabili e over? Preveggenza sul global warming o sberleffo irridente? Chissà. La partenza è in grigio: abito doppiopetto indossato su camicia azzurra, ma senza cravatta; l'uniforme borghese ridotta all'essenza. La camicia, però, ha due colli, uno volante a mo' di collier, ed è abbottonata sulla schiena, mentre la giacca ha la finta coperta. Da lì, è una teoria infinita di ripetizioni e variazioni sul tema. Il fulcro è proprio la camicia: ritagliata, sagomata e geometrizzata, mono o doppio collo, spesso non è nulla più che una pettorina da schermidore, indossata su maglie color nudo con un cummerbund-sospensorio in pendant. Le giacche sono strette, schiantate addosso, e i pantaloni a tubo di stufa hanno il cavallo basso. A salvare dall'effetto cabaret, giusto dietro l'angolo con tutte quelle stoffe iridescenti, le segmentazioni, le sovrapposizioni e certe bizzarre fasce-tutù, la palette sobria, con picchi violenti di rosso. Eppure, nonostante tutto, in qualche strano modo, Mrs Prada ci seduce. Potere dell'ipse dixit? Fascinazione dell'incomprensibile?
Di tutt'altra natura il nuovo classico dispensato a piene mani da Lars Nilsson nel suo esordio da Gianfranco Ferrè. Un classico solido, sobrio. Un classico da maschio vero e di gusto: un individuo che riesce ad apprezzare la fattura certosina delle giacche dalle spalle morbide, la precisione dei pastrani vagamente militari, il lusso autoindulgente del più totale understatement. Quello di Nilsson è un uomo che ama l'abito, a tutte l'ore, ma che non è per nulla ingessato, perché formale e dinamico non sono più, oggigiorno, categorie in opposizione.
Da Ferragamo, Massimiliano Giornetti pensa a viaggiatori intercontinentali dallo stile di vita frenetico. Prediligono il nero e i grigi, e amano il confort avvolgente della maglia, con la quale è realizzato anche il cappotto, e degli abiti leggeri, senza peso. Di sera, invece, si abbandonano al dark side, senza mai rinunciare ad apparir perbene, sicché sotto la giacca da smoking e quella da frac ci mettono i pantaloni di pelle. Così, con nonchalanche.
Cosa è vero lusso, oggi? Qualcosa di intimo, privato. Qualcosa di effortless, facile. Lo sa bene Tomas Maier, che da Bottega Veneta continua a scrivere le regole, tutte sue, dell'elegante decontratta. Questa stagione, tutto ruota attorno alle uniformi – quelle da lavoro, e poi l'abito, anch'esso a suo modo una uniforme – esplorate in un percorso lineare che dalla tuta porta dritto al frac.
La silhouette di Maier, di stagione in stagione, si fa più definita. È una A: le giacche e i giubbotti, di cotone pesante in nuance leggere e inafferrabili, sono accostati al corpo, mentre i pantaloni, spesso di denim, sono ampi, con due pince ai fianchi per un appiombo perfetto. Negli abiti l'effetto è ancor più incisivo: la linea parte dalle spalle insellate, con la "sigaretta" che le fa apparire rialzate, per poi sfiorare il busto e allargarsi dolcemente verso il fondo dei pantaloni. Sublime.
Del tutto diversa, ma non meno perentoria, la silhouette che Raf Simons continua a proporre da Jil Sander: smilza, secca, con cappotti e over scatolari. La vera novità, questa stagione, è però l'attenzione spostata sulla superficie, sulla pelle dell'abito. Ecco così i quadri distorti, effetto optical, sugli abiti; le striature e le sbavature di colore sui giacconi; il marmo a stampa sugli impermeabili di nylon gommato e jacquard sulle maglie girocollo. Ecco, infine, le nervature, orizzontatali e verticali, come gessature in rilievo sull'abito e il soprabito blu notte. Come pochi, Simons riesce a coniugare invenzione e credibilità, immaginando cose che hanno un senso ben oltre il microcosmo autosufficiente della passerella.
Ennio Capasa, il re della sartorialità rock, rinuncia finalmente all'amato nero, ma non alla voglia di ribellione, perché quella, in fondo, è un modo di vedere e fare le cose, non un colore. A tutta prima, questa di Costume National è una collezione molto classica, coté brit, piena di grigio, di cammello e di blu; piena di blazer, gilet e cravattine. Ma a stravolgere tanto britannico aplomb Capasa ci mette poco: lava e stropiccia tutto, accosta le giacche al corpo, rivede il volume dei pantaloni, multipince ma stretti al fondo. L'effetto è inedito: ciancicato, acciaccato. Modernità vuole anche dire fare a meno del ferro da stiro: quella, ormai, è archeologia.
I pastori di Dolce & Gabbana, avvolti in montoni parossistici, a pelo fitto e denso, coperti di maglie a punti grossi e pantaloni della tuta, ma di cashmere, non si capisce bene da dove arrivino, né dove vadano: certamente verso lande molto fredde, polari. È forte però il senso di dejà-vu, perché sul tema rustico, picciotto e stalliere i due hanno già dato, e con gran successo, in passato, e quando un artista, o un creatore, comincia a citare se stesso, non è mai buon segno. Ma Dolce e Gabbana non si muovono mai per caso, e sanno bene quel che vuole il mercato: l'entusiasmo che questa nuova prova ha generato nei compratori lo conferma. L'uomo proposto dal duo è a suo modo un superuomo, ma nulla in confronto a quello quasi nietzchiano di Donatella Versace, avvolto in pastrani extra-lunghi, giacche new-wave e giubbotti dal retrogusto Ottanta in colori presi a prestito dai quadri di Tamara de Lempicka. La ricerca sulla geometria del taglio è esemplare ma l'effetto finale non convince perché rigido: la contemporaneità richiede un approccio più morbido, e l'uomo che non deve chiedere mai forse non esiste davvero più.
Certo il giovincello malinconico in cappottino e maglia di piume di Burberry è estremistico nel suo essere l'esatto opposto, e nel suo abbandonarsi ad una certa languida effeminatezza, ma è già qualcosa.

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