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cittàIl tesorettodi Place Vendôme Sono ben ottanta le vetrine cariche di gioielli che si affacciano sulla piazza di Paola Bottelli |
Tags: Place Vendôme, Ritz, Chopard, Jaeger le-Coultre, Boucheron, Chanel, Bulgari, Dior
Vi siete mai presi la briga di contare quante vetrine cariche di gioielli e orologi d'altissima gamma ci sono in Place Vendôme? Bene: sono più di 80. Un calcolo preciso è difficile, perché in alcuni casi bisognerebbe contare anche il portoncino blindato d'ingresso. Ma tant'è: il numero è enorme, tanto da rappresentare la maggiore concentrazione al mondo di gioiellerie.
E avete mai contato quanti sono i marchi? Sono 23. Perché nessun big brand al mondo può permettersi il lusso – scusate il gioco di parole – di non essere presente nella celeberrima piazza, punteggiata di linde limousine con autisti in livrea, che ospita anche il Ritz. E dove Dodi al Fayed acquistò il famoso anello di fidanzamento che non riuscì a mettere al dito di Lady D.
Il presidio è indispensabile in un segmento che gli analisti stimano essere quello a maggiore crescita nei prossimi anni, complice lo shopping di consumatori emergenti che possono contare sui giganteschi introiti legati, ad esempio, al mercato del petrolio. Spazio, dunque, alla fantasia dei creativi e alla ricerca delle pietre più preziose per produrre parure da far stramazzare l'amica invidiosa, solitari di fidanzamento stile sultano del Brunei, orologi in tirature super limitate tempestati di diamanti anche per il sesso forte. Soluzioni che, spesso, appaiono un po' azzardate, ma che sono graditissime agli high net worth individual, in sigla Hnwi, i ricchissimi, insomma, di tutto il mondo.
Se avete voglia di fare un giro panoramico, come con la grande ruota davanti alle Tuileries che è ormai diventata un nuovo simbolo della capitale francese, partiamo a piedi dagli stessi Giardini: Chopard e Jaeger le-Coultre, Dubail (che è anche concessionario Rolex) e Cartier, Alexandre Reza, forse meno celebre ma dotato di ben sette vetrine, e un Bulgari tutto impacchettato per lavori, con le gigantografie di anelli con preziose pietre giganti. Dall'altra parte della piazza, tornando indietro, la sequenza si spezza con Charvet, il paradiso dell'uomo chic, con camicie, cravatte e giacche da camera che vengono utilizzate per i servizi fotografici delle più prestigiose riviste di moda, e si riprende subito dopo con le otto vetrine di Boucheron e le sette di Van Cleef & Arpels. Leon Hatot ha una vetrina, Maubossin due, Chanel gioielli (appena ristrutturato) quattro, Piaget due. Se non vi gira ancora la testa, si può sostare davanti a Swatch, Chaumet, ancora Bulgari, Patek Philippe, Mikimoto, Dior, appunto Repossi, Breguet. Chiudono tre italiani: Gianmaria Buccellati, Pasquale Bruni e Damiani.
Per gli addetti alle vendite è un lavoro di qualità, anche su ordinazione, più che di quantità. Basta che un solo cliente prenda un appuntamento in uno dei discreti salottini privati di ciascun negozio, tra un divanetto in velluto e una flûte di Champagne, per scommettere sul trillo del registratore di cassa.
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