MAXI-VETRINE

Dieci piani firmati Bulgari a Tokyo

Torre del made in Italy nel centro di Ginza: anche sale private per la vendita di pezzi unici

di Paola Bottelli

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Tags: Tokyo, Ginza, Giappone


Dieci enormi vetrine dedicate ad altrettanti gioielli vintage, dall'Ottocento a oggi, alla base di dieci piani nel più lussuoso distretto di Tokyo, cioè Ginza, proprio di fronte a Cartier e di fianco a Louis Vuitton e Chanel. Bulgari inaugura il suo più grande negozio al mondo, 940 metri quadrati suddivisi tra gioielli e orologi, accessori, sale private per la vendita dei pezzi unici e, negli ultimi tre piani, Il Ristorante, battezzato proprio all'italiana, e un lounge bar. Al vertice, sullo sfondo della Tokyo Tower illuminata in arancio, una terrazza con olivi, limoni, alloro e rosmarino. In pratica, la summa del made in Italy amato dai giapponesi, che l'anno scorso hanno acquistato oltre 250 milioni di euro dal marchio romano, pari a un quarto del fatturato.

Commenta Francesco Trapani, 50 anni, amministratore delegato della Bulgari: «Il Giappone è il più grande mercato al mondo per il lusso, Tokyo è la città più importante e Ginza ne è il cuore. Non potevamo che scegliere questa location, tra l'altro da aggiungere alle altre dieci che abbiamo qui nella capitale. Del resto, per i marchi globali il retail è una delle leve fondamentali, oltre alla comunicazione e ovviamente al prodotto. E qui l'obiettivo è di mantenere e se possibile rafforzare la nostra leadership, in un mercato maturo seppur gigantesco, cercando al contempo di erodere quote ai concorrenti».
In più, quel che Bulgari si prefigge è pure l'aumento del prezzo medio dello scontrino. «Tradizionalmente – aggiunge Trapani – questo mercato assorbe enormi quantità di prodotti di prezzo abbordabile, ma ci siamo accorti che c'è una notevole propensione verso la gioielleria medio-alta e alta, intendendo in quest'ultimo segmento quella sopra i 70mila euro di prezzo al pubblico». Del resto, secondo l'ultimo report di Merrill Lynch e Capgemini sulla ricchezza nell'area Asia-Pacifico, in Giappone sono 1,1 milioni gli individui con un patrimonio finanziario netto oltre il milione di dollari e 5mila quelli con 30 milioni di dollari "in tasca". È a loro, in particolare, che è dedicata la collezione di alta gioielleria presentata durante l'inaugurazione: 110 pezzi tra cui un raro diamante blu da 25 carati per la modica cifra di 33 milioni di dollari.

Ma l'espansione nipponica di Bulgari non finisce a Ginza. A inizio novembre ha aperto i battenti un altro flagship store a Omotesando, dove ci sono un caffè e una cioccolateria con sette maestri cioccolatieri a tempo pieno. Gli ingredienti mischiati al cacao sono Passito di Pantelleria, limoncello, oro e tartufi d'Alba, tanto preziosi che in quest'ultimo caso si vendono a 18 euro ciascuno, con un packaging curato alla giapponese. «Nel week end – spiega sornione Trapani – c'è una coda di venti minuti per entrare. Avere abbinato il food and beverage ai gioielli e agli orologi va considerato come entertainment per i clienti, in una logica di immagine che esalta l'eccellenza del made in Italy».
Top secret la cifra dell'investimento ma, spiega Trapani, parte del lavoro è ricaduto sulla proprietà dell'immobile, in base alle indicazioni dell'azienda romana. Secondo i critici, questo proliferare di templi del lusso - da Chanel a Prada, da Cartier a Giorgio Armani, penultimo in ordine di tempo ad avere inaugurato una torre a Tokyo, poco prima di Bulgari – rischia di avere pesanti ricadute sul conto economico per la difficoltà di raggiungere il breakeven. «Non scherziamo – conclude Trapani – il nostro obiettivo per questi flagship è di realizzare, però soltanto con il core business, alti fatturati con alta redditività. Nel grande negozio aperto in aprile sulla Fifth Avenue a New York il registratore di cassa sta marciando a pieno regime».

dal Sole-24Ore del 28 novembre 2007

www.bulgari.com

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