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Duty freeIn cerca di naviganti sulla Costa de la LuzDa Cadice a Tarifa, itinerario di 300 km fra porti di Colombo, città romane e cattedrali di Chiara Beghelli |
Tags: Andalusia, Portogallo, Africa, mare, Marocco
Capita che si scelga di visitare una zona perché la sua combinazione di paesaggi, colori e odori, è capace di evocare sensazioni ancestrali, come il desiderio odissiaco del viaggiare. Una di queste zone è l'Andalusia della Costa de la Luz, compresa nei circa 300 km che separano Palos de la Frontera, quasi al confine con il Portogallo, da Tarifa, che guarda l'Africa dallo stretto di Gibilterra: lungo quelle strade, nei paesi bianchi e negli antichi porti, riecheggiano secoli di viaggiatori che fin dall'epoca dei Fenici sono partiti da quel tratto di oceano che si sente ancora un po' mare.
Con un'auto, un rallentato senso del tempo e la luce della fine dell'inverno, si può iniziare il percorso proprio da Palos, il porto dal quale nel 1492 Cristoforo Colombo partì con la sua prima spedizione verso il Levante. Scrutare il mare è un ottimo modo per percepire il senso di quel viaggio, ma vale anche la pena osservare carte e documenti nella casa museo della famiglia dei capitani Pinzon, che partirono con Colombo. Scendendo verso sud si incontra Puerto de Santa Maria, dove i galeoni reali stanziavano durante l'inverno e il cartografo di Colombo, Juan de la Cola, disegnò le nuove terre nella sua celebre Mappa Mundi.
A questo punto vi apparirà all'orizzonte il placido golfo di Cadiz, il porto più celebre e ricco dell'epoca della Via delle Indie: la Cattedrale barocca, finanziata dai commerci esotici, è un inno alla ricchezza dei reali di Spagna, le torri d'avvistamento ricordano l'ansia dei mercanti che vi salivano per controllare l'arrivo delle navi (la più bella delle superstiti è la Torre Tavira, alta 45 metri), il convento di San Domenico venne fondato per dare asilo ai missionari in partenza, gli ammiragli arricchiti si concessero case sontuose come la Casa del Almirante, dove Diego de Barrios volle stupire i concittadini con un virtuosistico portale in marmo di Genova. Prima di proseguire, per un soddisfacente giro di tapas, fermatevi al bar Zapata di Plaza de Candelaría, dove ci si siede al bancone per assaggiare acciughe sottolio e revueltos con prosciutto, mentre per riposare nella placida campagna dei dintorni è perfetta Casa Cinco (www.hotelcasacinco.com), a Vejer de la Frontera, edificio moresco con sole cinque stanze e una bella terrazza sul tetto.
Le prossime storie di mare sono quella del solitario faro di Trafalgar, sulla baia dove Lord Nelson nel 1805 sconfisse Napoleone, e quella raccontata dai resti, magnificamente affacciati sul mare, della città romana di Baelo Claudia. La ricchezza della prima colonia latina fuori dall'Italia, che fece la sua fortuna con la pesca e il commercio del garum, si percepisce per le strade, negli edifici del mercato e delle terme e grazie ai fastosi reperti nel bel centro museale progettato da Guillermo Vazquez Consuegra. Infine, ecco Tarifa con il suo perenne vento di levante, da secoli maestro nel gonfiare le vele, affacciata sul Marocco che si vede perfettamente dalla fortezza medievale di Guzman il Buono, che nel 1295 difese la città dagli attacchi degli arabi. Nel centro storico, con i vicoli stretti per difendersi dal sole, siepi di gelsomino e finestre in ferro battuto, si trova l'hotel Posada La Sacristia, palazzo del Seicento ristrutturato con amore per il design contemporaneo e con un ottimo ristorante che ripercorre in chiave fusion (dal greco al Thai) i fasti culinari della sua antica cantina.
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