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Nella Michelin 2011 l'Oriente resta in vetta

Il Giappone è il paese più premiato. In Italia, dove non si considerano le belle novità, al top Lombardia e provincia di Bolzano

di Federico De Cesare Viola

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5.0
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Tags: Giappone, Francia, Tokyo, Parigi, Lombardia, Bolzano, Palermo, chef



Immobilista, un po' snob, filofrancese e, da oggi, con un quartier generale ben piantato in Estremo Oriente. La "rossa" più influente della critica gastronomica internazionale difende, anche per il 2011, la sua "reputazione". E la (non) novità dell'edizione italiana della guida Michelin è che non ci sono novità in vetta: un déjà vu (con prezzo di copertina) che ancora incuriosisce, che sicuramente pesa sul mercato, ma che diverte sempre meno. Le tre stelle restano ferme a quota sei. E' piuttosto chiaro che i giochi di potere si fanno altrove: in Giappone i ristoranti top tre stelle sono 26, a pari merito con la Francia. Il primato di capitale mondiale dell'alta cucina se lo aggiudica Tokyo con 14 tristellati contro i dieci di Parigi.

L'Italia si deve accontentare dei soliti nomi, nonostante il copione precedente la presentazione preveda ogni anno rumors che poi vengono puntualmente smentiti: il Sorriso a Soriso (Novara), Dal Pescatore a Canneto sull'Oglio (Mantova), Le Calandre a Rubano (Padova), L'Enoteca Pinchiorri a Firenze, la Pergola a Roma, Da Vittorio a Brusaporto (Bergamo). Non serve usare l'espressione "Prima Repubblica" ma è ovvio che questo sestetto, da solo, non sia la fotografia più realistica dell'eccellente stato di salute della cucina contemporanea italiana. Perché l'asse portante dovrebbe passare anche, o almeno, per Alba, Senigallia, Rivisondoli o Vico Equense.

Tra i premi di un certo rilievo ci sono le nuove due stelle assegnate a Jasmin a Chiusa e a Bracali a Massa Marittima che si danno il cambio con l'Arquade di San Pietro in Cariano e l'Olivo di Capri. Sono 233 - contro i 229 dello scorso anno - i ristoranti che possono fregiarsi di una stella, con un turn over che riguarda ben 32 novità, anche a causa di molte chiusure e cambi chef. Il dato indica una crescita del 22% di ristoranti stellati dal 2006 ad oggi. Un dato che ha bisogno, però, di essere spiegato meglio: sei ristoranti con tre stelle e 233 con una stella equivale un po' a segnare tanti gol in Europa League mentre i club che contano giocano e vincono in Champions League. La Michelin non rinuncia a sottolineare "la grande personalità della cucina italiana e la straordinaria attenzione alla qualità delle materie prime". Ma è evidente che - pur comprendendo la volontà di difendere il primato dei cugini d'Oltralpe e l'interesse a concimare per bene lo strategico mercato orientale - il meccanismo di giudizio degli ispettori e della direzione italiana lascia molto a desiderare.


La regione d'Italia più ricca di stelle è la Lombardia, con 52 ristoranti premiati (due tristellati e cinque bistellati), davanti al Piemonte con 37 (un tre stelle e cinque con due stelle). La provincia più stellata è a sorpresa Bolzano con 15 ristoranti (tre con due stelle e dodici con una stella), seguita da Cuneo, che ne ha ugualmente 15 ma con soli due bistellati, e da Napoli con 14 locali stellati di cui ben quattro con due stelle. Tra i ristoranti che per la prima volta si aggiudicano la stella va segnalato il Povero Diavolo a Torriana (Rimini) - un altissimo gradimento di pubblico e critica per l'enfant prodige Piergiorgio Parini -, l'Antica Corte Pallavicina a Polesine Parmense (Parma), tempio del culatello di Zibello, All'oro a Roma, con la cucina sempre più brillante e matura di Riccardo Di Giacinto, lo storico Villa Maiella a Guardiagrele (Chieti), emblema della grande tradizione abruzzese e infine Bye Bye Blues a Palermo, che riporta la stella in città dopo trent'anni, grazie al talento di una donna: lo chef Patrizia Di Benedetto.

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