Itinerari

Un Tiepolo nella hall e un Warhol in suite: viaggio negli hotel-museo d'Italia

A Verona, Roma e Napoli tre alberghi custodiscono tesori d'arte antica e contemporanea. Ed è difficile uscirne per visitare le città

di Alessandra Tibollo


Un Tiepolo nella hall. Oppure uno Schifano. Un Warhol appeso alla parete che puoi ammirare steso comodamente a letto. O una cena, mangiando con le posate disegnate da Gio Ponti. Solo qualche esempio di arte applicata al lusso, in quella piccolissima percentuale di alberghi-museo che coniugano l'attenzione all'ospitalità con l'amore per la creatività. Esperienze uniche dove si può ammirare non solo un concreto progetto di design, che già da solo vale il viaggio, ma anche collezioni d'arte che potrebbero trovarsi facilmente in un museo.

Il viaggio parte dal Nord, a due passi da Verona, in Valpolicella, dove il Byblos Art Hotel nasce in una villa cinquecentesca che rischiava l'abbandono. Poi Dino Facchini, proprietario del marchio Byblos, nel 2005 si imbarca nell'avventura di ristrutturare Villa Amistà, a Corrubbio di Negarine, per dar vita a una struttura di lusso dove la moda sposa l'accoglienza, il design sconfina nell'arte. Ed è arte soprattutto contemporanea: i grandi del Novecento che contribuiscono a un insieme modernamente barocco. Damien Hirst è presente con tre suggestive e coloratissime tele che ben si sposano con i tessuti scelti per le tappezzerie dei divani, rigorosamente Byblos. Un "Love" tridimensionale di Robert Indiana invita all'amore, mentre una inconfondibile sfera di Arnaldo Pomodoro fa pensare al mondo intero. Ancora il minimalismo di Peter Halley, la geometria di Sol Le Witt, le bamboline giapponesi di Takashi Murakami, le forme inquietanti di Mimmo Paladino, solo per citare qualche nome.

E' Roma la tappa intermedia, precisamente l'Hotel Rome Cavalieri, della catena Waldorf Astoria. Qui basta varcare la porta per avere un assaggio di arte, prima di affrontare le fatiche e le delizie di una visita della Città Eterna. Un enorme vetro protegge tre quadri di Tiepolo, che visti nell'insieme sembrano un unicum che domina la hall. A sovrastare i banchi della reception, un ciclo di paesaggi dipinti da Giuseppe Zais che ha la particolarità di essere una delle poche serie rimaste indivise. La scultura di bronzo del Pastorello ed il suo Cane di Bertel Thorvaldsen è una prima versione di quella che si può ammirare esposta all'Hermitage di San Pietroburgo. La visita "turistica" nell'albergo continua piano dopo piano. Ogni volta che le porte dell'ascensore si aprono, lo scenario cambia. Piano dopo piano si susseguono capolavori e piccole curiosità, come la collezione di orologi o la serie di abiti di scena indossati da Rudolf Nureyev. In qualche suite, anche il lusso di svegliarsi con un Andy Warhol alla parete e un panorama a 360° della Città Eterna fuori dalla finestra.

Infine Napoli, a rappresentare un Sud in cui l'arte e i capolavori non mancano. Il Romeo Hotel nasce da un gemellaggio nippo-partenopeo. Si comincia con la struttura con vista sul porto, progettata dallo studio del celebre architetto Kenzo Tange e si continua con incursioni nella storia dell'arte e nella fotografia contemporanea italiana e in particolare napoletana, con qualche deviazione nell'antiquariato giapponese – kimono e armature di samurai - là dove l'ambiente lo impone, come nel sushi bar. "Otto fotografi per il Romeo" è l'unicità di questo hotel che ha affidato ad otto artisti dell'obiettivo il compito di descrivere la loro Napoli. Fra loro, nomi noti come quello di Mimmo Jodice, oltre a qualche prestito negli archivi Alinari per ritrovare una Napoli perduta. L'anima partenopea anche alle pareti, dove si susseguono le firme di Mario Schifano, Sergio Fermariello, Francesco Clemente e Lello Esposito, con il compito di mostrare il cuore di questa straordinaria città.

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