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Bellezze a RischioDa Foreign Policy i luoghi per viaggi bellissimi ma pericolosiResort che sorgono in ex zone di guerriglia, mari tropicali infestati dai pirati, città che inaugurano casinò lungo confini caldi
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Sulle spiagge bianche dell'isola di Socotra non troverete nessun lettino né alcun venditore di cocco. Anzi, non troverete probabilmente nessuno. Anche i pescatori escono solo quando sono costretti in questo mare del Corno d'Africa, perché le sue acque sono infestate dai pirati somali. Certo, bisogna arrivarci a Socotra, visto che i pochi aerei che vi atterrano partono tutti da Sana'a, capitale dello Yemen e sede dell'amministrazione di Socotra, paese tristemente noto per il record di rapimenti di turisti stranieri. In ogni caso, però, Socotra è uno degli ultimi paradisi del mondo, ambito da chi cerca un'esperienza da "Laguna blu" e il lusso del silenzio di una natura incontaminata. E fa parte dei sette luoghi che secondo Foreign Policy sono paradisi pericolosi, cioè posti bellissimi e perfetti per vacanze di lusso, sempre a patto che ci si riesca ad arrivare e a rimanere sani e salvi.
Una natura incontaminata ma insidiosa si trova anche in Congo, vicino al confine con il Rwanda dove nel 2004 ci furono stragi di civili ordinate dal leader dei ribelli Laurent Nkunda. L'attrazione principale dell'Orchid Safari Club è l'escursione nella giungla per vedere i gorilla. Ma prima bisogna firmare una liberatoria che sospende gli organizzatori da ogni responsabilità in caso di attacchi dei ribelli che si nascondono ancora fra palme e liane. Un altro tour da provare, sempre che si abbia il gusto per il rischio, è il narcotour nei quartieri dei trafficanti di droga messicani proposto dai resort della catena El Cid, oppure quello della città di Poipet, in Cambogia, dove ci furono violenti scontri all'epoca degli Khmer Rossi, e che oggi sta rinascendo con casinò e hotel di lusso al limite della legalità, molto amati dai ricchi cambogiani. E dove purtroppo si consuma ancora un terribile traffico di minori.
Un campo perfetto per giocare a golf? Biosgnerebbe provare quello di Kabul, 9 buche nel deserto, economicissimo (l'ingresso costa 15 dollari) e vicino al Gandamack Lodge, hotel vecchio stile gestito dal giornalista britannico Peter Jouvenal. Nel cuore del Kurdistan iracheno, invece, si trova il Pank Tourist Resort, composto da non esattamente piacevoli casette a schiera ma con tanto di ruota panoramica e minigolf importato dalla Svezia, che provano a far dimenticare agli ospiti che si trovano in territorio di guerriglia e a 40 km dal confine turco. E se non avete ancora programmi per l'inverno, ecco lo ski resort di Gulmarg, nel Kashmir, territorio conteso fra l'India e il Pakistan, con strutture dignitose e piste bellissime che guardano l'Himalaya, puntinate di pali per misurare l'altezza della neve ma anche di polizia antisommossa. (Ch. B.)
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