Intervista

Mayumi Nishimura: «I miei piatti macrobiotici nel backstage di Madonna»

La chef giapponese, che ha cucinato per la star per 8 anni, rivela i segreti della sua "Petit Macro": «E il mangiare bene favorisce la pace nel mondo»

di Michele Fossi

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Tags: Madonna, chef, Mayumi Nishimura, Tokyo, Stati Uniti



«Non solo sei la migliore chef del mondo… Il tuo cibo straordinario mi ha aiutato ad essere una persona più felice ed in forma, equilibrata sia nel corpo che nella mente. Mi sento meglio oggi di come mi sentivo venti anni fa. Te ne sono molto grata». Firmato: Madonna. Si apre con questa benedizione della Material Girl il primo, atteso libro in lingua inglese della chef macrobiotica giapponese Mayumi Nishimura intitolato "Mayumy's Kitchen" e recentemente pubblicato dalla casa editrice giapponese Kodasha. «Questo libro nasce dall'esperienza di cucinare piatti macrobiotici durante una tournée, in cucine sempre diverse, dovendo far fronte di volta in volta alla mancanza sia di utensili di lavoro che di ingredienti», spiega la chef al telefono da Tokyo, che per ben sette anni, dal 2001, la lavorato come chef privata della star, accompagnandola per ben quattro tournées a giro per il mondo.

Nasce così, dall'affanno di una chef costretta ad usare la fantasia per accontentare – in condizioni di lavoro sempre diverse, e spesso non adeguate – la più inaccontentabile delle dive, la "Petit Macro" di Mayumi Nishimura, un nuovo approccio semplificato, versatile e cosmopolita alla cucina macrobiotica che, com'è noto, non è delle più semplici sia per tecniche di preparazione che per reperibilità delle materie prime. «Ho scelto di scrivere questo libro per veicolare due messaggi importanti: la cucina macrobiotica non solo non è necessariamente di difficile preparazione, ma può essere espressione della propria fantasia, una piattaforma aperta ad ingredienti e cucine diverse». Non deve dunque stupire se, sfogliando "Mayumi's kitchen", ci s'imbatte in ricette che, pur restando fedeli ai dettami della macrobiotica, si ispirano chiaramente, nella preparazione come nella scelta degli ingredienti, a culture gastronomiche molto lontane da quella giapponese, come la cucina francese, californiana, messicana, medio orientale e persino a quella nostrana. Il suo "risotto ai porcini preparato con riso integrale e latte di soia", "l'insalata di Udon e Seitan alla salsa di mostarda dolce o al tahini", o il "falafel al kombu" (un'alga molto in voga in Giappone) costituiscono un buon esempio di come la macrobiotica à la Mayumi non releghi certamente il piacere, il divertimento e l'estro in secondo piano rispetto alle considerazioni di tipo salutistico.

Originaria della piccola isola di Shinojima, nella prefettura di Aichi, Mayumi nel 1982 si trasferisce negli Stati Uniti, per apprendere i segreti della macrobiotica alla scuola del suo maestro più autorevole, Michio Kushi. Nel 2001 arriva, grazie ad un'amica, la soffiata che le cambierà la vita: Madonna sta cercando uno chef macrobiotico che l'accompagni durante il suo "Drowned World Tour". Sarà l'inizio di un lungo sodalizio culinario, che durerà per ben sette anni, fino al 2008, quando Madonna si trasferisce nuovamente negli Stati Uniti e Mayumi rientra in Giappone, dove oggi si divide tra la sua attività di giornalista gastronomica e quella di insegnante di macrobiotica. «Per strano che possa sembrare, la notizia mi rallegrò, ma non mi sconvolse più di tanto. Ero, e sono tutt'oggi, una madre full-time di due bambini: all'epoca avevo pochissimo tempo per occuparmi di cultura main-stream e pop-music e sapevo a malapena chi fosse Madonna...»

Ad ogni domanda che tradisce la volontà di indagare sulle abitudini casalinghe, fosse anche solo quelle culinarie, della signora Ciccone, Mayumi Nishimura si chiude a riccio in un religioso silenzio, forse per rimediare all'indiscrezione, davvero poco lusinghiera per la diva, sfuggitale lo scorso anno, quando raccontò ad un giornalista come un suo piatto macrobiotico a base di "Cencioni Rustichella d'Abruzzo trafilati al bronzo", reperiti con grande difficoltà su internet, furono deturpati, con suo orrore, da un'abbondante spruzzata di ketchup dalla cantante pochi istanti dopo essere stati serviti a tavola. «La mano ha due lati, un davanti e un didietro», prosegue poi sibillina la chef, come a voler dire - con la stringatezza e l'immediatezza di un Aiku - che la Madonna che conosciamo attraverso la musica e le apparizioni pubbliche è molto diversa da quella che si aggira tra le pareti domestiche, e che non ci è dato di conoscere.

«Con questo libro - prosegue cambiando prontamente argomento - m'interessava sfatare un falso mito, ovvero la convinzione, ancora largamente diffusa qui in Giappone, che la macrobiotica sia una cucina per persone malate. Essa è in realtà indicata per tutti, anche per chi, come Madonna, è sano come un pesce ed effettua regolarmente molta attività fisica». Ma il punto che più sta a cuore a Mayumi Nichimura è un altro: la macrobiotica è, certo, un toccasana per il corpo, capace di regolare metabolismo e migliorare sensibilmente l'aspetto della pelle, ma – sostiene la chef - è soprattutto uno strumento per raggiungere la felicità. «La macrobiotica ha il potere di rendere non solo sani, ma anche felici. E poiché la collettività è costituita da individui singoli, se l'individuo è sano e felice, lo è di riflesso anche la comunità. Aiutando l'individuo a ritrovare la sua pace interiore, insomma, essa può giocare un ruolo importante per costruire la pace mondiale. Può sembrare solo un bel pensiero, ma ne sono profondamente convinta».

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