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intervistaKonstantakopoulos, il manager che vuole far scoprire la Grecia nascostaPer Costa Navarino ha speso oltre 500 milioni di euro. Ora la sfida è far diventare la poco nota Messinia una delle prime mete del Mediterraneo di Federico De Cesare Viola |
Achilles V. Konstantakopoulos è l'ad di Temes, la società sviluppatrice di Costa Navarino. Rappresenta la nuova generazione chiamata a far quadrare i conti all'interno del sogno del padre, il Capitano Vassilis C. Konstantakopoulos. Abbigliamento di sobria eleganza, Achilles parla un ottimo inglese ma si sforza di inserire qua e là qualche parola di italiano, perché l'Italia la conosce e la ama. A vederlo girare per il resort, si può scambiare facilmente per un cordiale ospite in vacanza. Il padre è nato proprio in Messinia, a pochi chilometri da Costa Navarino, nel 1935. Prima marinaio, poi capitano, infine la lenta scalata, a partire dal 1975. Anno in cui nasce la Costamare Shipping, compagnia di navigazione commerciale che oggi è stabilmente tra le top company mondiali quando si parla di navi da container.
A metà degli anni Ottanta il Capitano viene folgorato dalla Costa Smeralda e ha una visione precisa: costruire qualcosa di simile, magari anche migliore, nella sua terra, a pochi chilometri da casa, una destinazione sconosciuta ma piena di fascino e storia, dalla natura di folgorante bellezza. Così, con i primi guadagni delle navi, comincia a comprare la terra. Dapprima qualche appezzamento, poi sempre di più. Il terreno è fertile, non nel senso di suolo ma nel senso che i contadini sono pacificamente disposti a scambiare la loro piccola proprietà con qualcosa (sistemazione alternativa o soldi) ai loro occhi più vantaggioso e comunque tutti riconoscenti verso chi prometteva (e ha poi mantenuto) uno sviluppo turistico ed economico per una regione piuttosto depressa. Nel corso degli anni, i proprietari che alla fine si presenteranno dal notaio per l'atto di vendita saranno 1112, per un totale di 1000 ettari. Quel che si dice la forza della pazienza e della determinazione.
Oggi questo mosaico di oltre mille microappezzamenti è diventato Costa Navarino, un progetto di oltre 500 milioni di euro, numeri da brividi in un momento in cui le vertigini economiche greche fanno girare la testa a tutta Europa.
Torniamo al figlio e al presente: Achille ha studiato in Svizzera, scuola alberghiera di Losanna, ça va sans dire. Ha le idee chiarissime su quello che è e deve diventare Costa Navarino: «La Messinia è una delle migliori destinazioni possibili in Grecia, forse in tutto il Mediterraneo, ma è un gran bene che in parte sia ancora sconosciuta. Non dobbiamo adeguarci a uno standard di prezzi, siamo noi a fare il prezzo». Una destinazione ma non un solo target. I target sono e devono essere diversi, e il resort deve accontentarli tutti. Qui il marketing ha lavorato molto e bene, basta guardarsi intorno. «Non basta costruire un resort - conferma Achilles - ma è fondamentale creare un brand, la percezione esatta di una destinazione. E c'è bisogno subito di una "critical mass" per l'indotto: l'aeroporto, le auto e i taxi, una marina. Questa deve diventare la più grande sede congressuale della Grecia, anche perché si trova a sole 3 ore da Atene. È la prima idea di resort con ambizioni di questa portata in tutta la Grecia». L'accoglienza congressuale, in effetti, è da grandi numeri. The Romanos e The Westin - i due hotel che compongono Costa Navarino - possono contare su "The House of Events", un centro conferenze multifunzionale e flessibile di oltre 5mila mq che può ospitare fino a 2mila partecipanti.
Gli chiediamo qual è la sua idea di lusso. «Lusso vuol dire poter godere della natura senza sensi di colpa». Per un "social environment guilt free" a Costa Navarino non si è badato a spese: «La filosofia ecosostenibile di mio padre risale agli anni Ottanta quando il rispetto della natura, ci tengo a sottolinearlo, non era ancora una moda. Collaboriamo con l'Università di Stoccolma per la creazione di un laboratorio di osservazione climatica permanente, finanziamo i progetti di associazioni locali che si occupano di salvaguardare le Caretta Caretta, le tartarughe in pericolo di estinzione. In più abbiamo pensato e costruito Costa Navarino con le più moderne tecnologie ecosostenibili. Per fare un esempio, sotto il campo da golf c'è una costruzione geotermica di 123 chilometri di tunnel per raffreddare naturalmente e ridurre del 50% le emissioni di anidride carbonica. L'acqua la prendiamo solo dalla superficie, senza impatto per le falde acquifere, e creiamo delle riserve per l'estate all'interno di enormi bacini artificiali. Non vogliamo deturpare il paesaggio, abbiamo costruito solo l'8% di quanto ci è consentito rispetto agli ettari che abbiamo a disposizione».
L'occupazione del resort, nel primo mese, ha superato il 60%. Un ottimo risultato, tenuto conto della crisi, e considerato che all'interno della struttura vanno tenuti a stipendio circa ottocento dipendenti. «Per i soldi e il guadagno immediato ci sono le navi - confessa Achilles - per fare profitto qui a Costa Navarino e rientrare dell'investimento ci vorranno un po' di anni. Ma questo è prima di tutto un sogno realizzato". E il futuro? "Il futuro si chiama Navarino Bay, un progetto gemello, pronto in tre anni, in una delle più grandi baie naturali del mediterraneo, con l'isola di Sfaktiria a fare da frangiflutti naturale, una marina superattrezzata e un altro campo da golf, The Bay Course, che sarà firmato da Robert Trent Jones II e che sarà pronto nella primavera del 2011». Il circuito scelto dai Konstantakopoulos per la loro creatura è Starwood. Perché ha una lunga esperienza in Grecia ma soprattutto, sottolineano, «perché ci piacciono le persone che lavorano nel gruppo». Il lato umano, beato chi ci crede, degli interessi economici.
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