Opening

Hotel di lusso in stile Armani

Apre a Dubai il primo albergo firmato dallo stilista

dal nostro inviato Paola Bottelli

Rating:
2.0
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Tags: Armani Hotel, Dubai, Giorgio Armani, Milano, hotel, Samsung, Spa



Capelli biondi raccolti e tailler sobrio, Oana Matei, romena poliglotta presto cittadina italiana, accoglie gli ospiti dell'Armani HotelDubai nella lobby dominata da una maxiscultura in metallo bronzeo: «Un omaggio alla cupola delle moschee», dice Giorgio Armani, che l'ha scelta, stilizzata, come logo del suo primo albergo, dieci piani dei 154 del Burj Khalifa, l'edificio più alto al mondo (828 metri), realizzato da Emaar Properties, che ha sviluppato dal nulla in quattro anni un nuovo quartiere, Downtown Dubai, e sta investendo oltre 65 miliardi di dollari in 17 paesi nel residenziale e nel retail.
Come il logo-cupola, anche Oana è una creazione di "king" George, che ha voluto uno staff di lifestyle managers, una trentina di persone inclusi gli assistenti, che 24 ore su 24 anticipino bisogni e desideri di visitatori disposti a pagare per le 160 stanze da un minimo di 800 euro fino ai 13mila della suite che lo stilista di via Borgonuovo ha occupato personalmente la notte prima dell'inaugurazione (395 metri quadrati con vista verso il mare). Cifre alte se comparate con la media dei ricavi per camera di Dubai che, secondo Deloitte, è stata nei primi undici mesi del 2009 di 163 dollari, in calo del 32,3% rispetto allo stesso periodo del 2008; ma, in assoluto, non il top, se non per le suite, in concorrenza diretta con la "vela" del Burj al Arab di Jumeirah.

«Non saremmo qui se Mohamed Alabbar, Ceo di Emaar Properties, non fosse volato da me a Milano cinque anni fa dandomi carta bianca: ero perplesso, perché qui in Medio Oriente fa tendenza uno stile ridondante alla Las Vegas, l'esatto opposto del mio che punta invece alla sottrazione. Il progetto è stato impegnativo, perché volevamo proporre qualcosa da ricordare: una giacca, secondo la stampa, dopo sei mesi è out, ma non può essere così per un hotel. L'impegno è più grande, e pure il rischio: per questo mi piace».
Prima di firmare il contratto con Emaar, comunque, lo stilista ha "sottoposto" Alabbar a decine di incontri per dettagliargli il suo stile di vita: «Sono stato alle sue sfilate, sul suo yacht, nelle sue case in giro per il mondo, in cucina, e controllava se mi allenavo in palestra tutti i giorni come lui», ride il Ceo. A quel punto Armani, alle soglie dei 76 anni e «per nulla intenzionato a vendere l'azienda», si è rimesso in gioco disegnando il concept, prevalentemente greige, il colore che ha inserito nella tavolozza: dai ristoranti alle amenities nelle camere («Purtroppo non sono riuscito ad avere i saponi neri, perché pare che proprio non si possano produrre», dice rammaricato), passando per gli armadi rivestiti in pelle verde lavorata da artigiani fiorentini e per le inedite tecnologie studiate con Samsung.

Quello che interessa ad Alabbar, 42enne laureato negli States, a capo della Emaar quotata alla Borsa di Dubai e in fase di rimbalzo dopo un 2009 complicato dalla crisi finanziaria internazionale, è proprio la creazione di uno lifestyle legato al lusso accessibile e declinato in ristoranti, Spa, night lounge, club per 300 soci, galleria con negozi Armani Dolci, Fiori e Privé, ed enorme ballroom, dove ieri sera è stata ospitata la sfilata di haute couture estate 2010.
Il target dell'hotel? Clienti provenienti per metà dal mondo arabo, visto che Dubai continua a essere il centro nevralgico del trading di materie prime dell'Africa, dei traffici marittimi e dei mercati finanziari, oltre che del divertimento nei weekend per i residenti di tutta l'area, ma anche businessmen occidentali e turisti interessati a "scatenarsi" nel Dubai Mall, il più grande shopping center del mondo, sempre di proprietà di Emaar. Proprio i turisti, secondo il Dtcm di Dubai, sono aumentati nel 2009 del 4,7%, dopo il forte calo dell'anno prima, raggiungendo un record di 3,8 milioni nel quarto trimestre.
«Emaar – spiega il Ceo - ha investito 1,5 miliardi di dollari nel progetto Armani Hotel Dubai: è un'attività ad alta intensità di capitale che raggiungerà il breakeven in otto anni. Ma noi non abbiamo fretta e intanto, dopo questo inizio, pensiamo alle ulteriori tappe: l'hotel di Milano, e poi le residenze a Marrakech e Marassi, in Egitto». E i dieci progetti da lanciare in dieci anni, presentati alla firma dell'accordo? «L'economia – conclude Alabbar – si sta risollevando in tutto il mondo: pianificheremo meticolosamente i nostri sviluppi immobiliari».

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