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ReportageA cavallo con i Cadre Noir nella bianca LoiraNell'antica Scuola di Saumur si insegna l'arte della nobiiltà, a cavallo e nella vita di Stefano Ripert |
Una scia profumata di caffè scorre sinuosa tra passato e presente. Una volta proveniva dallo spaccio della caserma e si mischiava agli odori del fieno e della selleria, cuoio e legno. Oggi dà l'imprinting, di buon mattino, alla giornata dei quarantadue sceltissimi istruttori del Cadre Noir di Saumur, elegante capitale francese della cavalleria, tutta bianca di tufo, nella Valle della Loira. Il caffè-briefing è un momento di confronto e programmazione. Il primo atto ufficiale della giornata. Poi ci sono la didattica con gli studenti, il lavoro col proprio cavallo, gli allenamenti.
Dal 1972 il Cadre Noir non è solo il tempio transalpino consacrato alla trasmissione dell'arte francese di equitare, ai gala di alta scuola famosi in tutto il mondo: con la nascita del polo sportivo, la Scuola Nazionale di Equitazione, è una fucina di campioni e di ottimi istruttori. Ogni anno dieci ragazzi e ragazze dai 18 ai 21 anni sono ammessi ai corsi. E a formarli sono loro, i quarantadue Cadre Noir, i leggendari "Quadri neri", così chiamati per il colore della divisa: la maggior parte sono ufficiali, ma non mancano i civili. «L'unica differenza nella divisa – ci spiega il tenente Dominque Siegwart – è che i civili hanno sul chepì il simbolo di un sole, mentre noi miliari abbiamo una granata». E continua: «Ogni istruttore ha tre compiti principali. Il primo è insegnare. Teniamo molto alla trasmissione della conoscenza. Il secondo è partecipare alle competizioni. Qualcuno di noi eccelle, come Didier Courrèges, oro alle Olimpiadi di Atene 2004 nel completo a squadre. Il terzo compito è prepararci per i gala d'alta scuola».
Queste incredibili esibizioni sono l'appuntamenti preferito dai visitatori del Cadre Noir, più di cinquantamila ogni anno. E per chi non riesce a far coincidere il proprio viaggio con uno degli show (che per altro hanno un ricco calendario internazionale) ci sono le "pubbliche presentazioni", più frequenti. Sono gala realizzati con i cavalli giovani, per abituarli ai mille occhi puntati del pubblico e al duro lavoro di ipnotizzarli con la magia di un'esecuzione perfetta. Il programma prevede il ricamo dei passi di dressage, il dinamismo delle "arie alte", in cui il cavallo si stacca con tutti e quattro gli arti da terra, e la sincronia inappuntabile delle figure disegnate dal movimento contemporaneo di molti cavalieri sulla scena. Una tradizione nell'alta scuola che affonda le radici in cinquecento anni di storia.
Fu il nobile Duplessis-Mornay, amico di Enrico IV, a fondare a Saumur un'accademia di equitazione, sul modello delle accademie equestri rinascimentali italiane, agli inizi del XVI secolo. «A volte quando attraverso, magari con passo veloce, l'atrio dove ci sono i nomi di tutti gli écuyers del Cadre Noir e guardo quel lungo elenco – ci confessa il tenente Siegwart - mi rendo conto di essere solo una piccola parte di una lunga catena». I cavalieri del Cadre Noir sanno bene da dove vengono. Una consapevolezza che non ha niente di polveroso e li ha resi in grado di coniugare al futuro la loro storia eccezionale. «Oggi alla Scuola lavorano circa centottanta persone - aggiunge ancora il tenente - tra insegnanti, groom, veterinari e maniscalchi. Abbiamo quattrocento cavalli, sette aree indoor, quindici all'aperto e quattro scuderie, dedicate al prestige show, al completo, agli ostacoli e al dressage sportivo. Oltre ai trenta studenti che seguono il corso triennale, abbiamo moltissime persone che vengono per delle full-immersion settimanali». Sette giorni densissimi per un'analisi accurata dei propri punti deboli in sella.
E non sono solo i cavalieri francesi a "prendere ripetizioni" dai Cadre Noir, come dimostra il fatto che vengono scelti come docenti gli istruttori che parlano più fluentemente l'inglese. Ma per un cavaliere del Cadre Noir insegnare non significa solo trasmettere delle abilità tecniche: «Miriamo alla formazione complessiva della persona. È una grande sfida perché si tratta di un insegnamento che non passa attraverso i libri, ma attraverso l'esempio che dai. Essere onesti, rifiutare la violenza, sono principi che portiamo radicati nella mente, nell'anima. Il fatto di indossare questa uniforme nera, con due secoli di storia, ti aiuta: ma sei sempre un uomo fatto di carne e ossa. Ho imparato una cosa però: il tuo cavallo non mente. Ti dice la verità. Se sei violento con lui, vuol dire che lo sei anche nella vita. Se stai agendo con una mente ristretta, lui lo capisce. Perché sei sulla schiena di un cavallo allo stesso modo in cui sei nella vita».
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