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GustoRoma e Milano unite dal brunch della domenicaDai dolci al sushi, guida ai migliori buffet negli hotel di lusso delle due città di Alessandra Tibollo |
Tags: Roma, Filippo La Mantia, Fulvio Pierangelini, chef, Heinz Beck, sushi, Milano, Elio Sironi
Guai a chi lo chiama pranzo della domenica. Il brunch non è né pranzo né colazione, è un po' dell'uno e un po' dell'altro. Abitudine anglosassone che specialmente nelle grandi città comincia a prendere piede. Non senza un tocco tricolore. Dove un tempo regnavano uova e roast-beef, in Italia c'è spazio per una mozzarella di bufala, una fetta di culatello tagliata al momento o una lasagna d'eccezione.
È così che ci si ritrova a concedersi un piccolo lusso gastronomico, spesso senza spendere un patrimonio, magari in uno dei luxury hotel di Roma o di Milano. E non mancano i grandi chef si sono votati a questo rito domenicale.
Iniziando dalla Capitale, l'ultimo ad aggiungersi alla schiera dei cuochi della domenica è Filippo La Mantia, nel suo nuovo regno a cinque stelle dell'hotel Majestic, in via Veneto. Da circa un mese l'appuntamento con cous cous, caponate, arancini e cassate (per non dimenticare le origini siciliane di La Mantia) si rinnova ogni domenica e non solo. Perché se nel giorno del Signore si chiama brunch, durante il resto della settimana si chiama lunch. Sostanza e prezzo non cambiano: un buffet che va dal salato al dolce per 38 euro, vini inclusi.
Appuntamento non solo domenicale, ma quotidiano, anche allo Stravinskij Bar dell'Hotel de Russie, in via del Babuino. Come se non bastasse l'eleganza intrinseca delle sale di questo hotel a cinque stelle, con la bella stagione il lunch acquista anche il bonus del giardino. Il buffet porta l'impronta del cuoco stellato Fulvio Pierangelini e lo zampino dello chef di casa Nazareno Menghini (al costo di 36 euro, bevande escluse).
Quando la temperatura lo consente, anche il Cavalieri Hilton sposta il suo brunch dalla garden lobby alle rive della piscina. Sia d'inverno che d'estate la prenotazione è d'obbligo perché la "formula famiglia" scelta dall'hotel capitolino ha avuto molto successo. Nel menu, infatti, è compreso un servizio di baby sitting che lascia ai genitori la libertà di godersi il loro brunch da 70 euro (per i bimbi c'è lo sconto del 50%). E anche se ai fornelli non c'è proprio il divo Heinz Beck, il Cavalieri Hilton può contare su una brigata di tutto rispetto che comprende perfino uno chef orientale impegnato con sushi e piatti cinesi espressi.
E nella Milano da bere? L'aperitivo resta l'appuntamento privilegiato, eppure non mancano i brunch di alto rango. Il Teatro del Four Seasons apre il suo sipario ogni domenica con il suo percorso per isole: da quella del pesce (crudo o affumicato) a quella delle uova, senza dimenticare il passaggio per il ricco buffet di insalate, salumi e formaggi. Neanche a dirlo, tutto selezionato per accontentare anche i palati più fini. E per conquistare i più golosi c'è anche la Chocolate Room, dove si possono trovare manicaretti al cacao di ogni genere, che non scontentano né gli amanti del fondente né gli appassionati di cioccolato al latte. Settanta euro per entrare in questo mondo dorato di prelibatezze e anche qui i più piccoli pagano la metà (o non pagano affatto fino ai 5 anni).
Prenotazione obbligatoria per il Bulgari hotel per il brunch con vista sul giardino. Qui lo chef brianzolo Elio Sironi, per 65 euro, propone un Sunday brunch più fedele all'originale anglosassone. Fra i differenti "corner", non manca lo spazio dedicato al breakfast con muesli e cereali, nonché quello per le uova. Poi si torna in Italia, con le proposte che arrivano fumanti ogni 15 minuti dalla cucina: a sorpresa potrebbe giungere a tavola un tradizionale risotto alla milanese, dei gustosi ravioli di zucca gialla o delle voluttuose crespelle ai carciofi. Ancora verdura, salumi nobili al taglio, formaggi italiani, torte gelati e sorbetti. E per concludere, un buon caffè offerto dalla casa.
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