HOTEL

Sosta a Marrakech
da mille e una notte

Dopo un restyling durato tre anni riapre in grande stile La Mamounia, residenza settecentesca in un parco da sogno

di Marta Casadei


Si racconta che Churchill amasse in particolar modo passeggiare sulla terrazza, assorto nel veder tramontare il sole su Marrakech. Affascinato dalla "città dei quattro colori" – l'azzurro del cielo, l'ocra delle mura, il verde delle piante e il bianco della neve sull'Atlante – che più volte tradusse nella sua più grande passione (dopo la politica), la pittura. Sir Winston non fu l'unico ospite famoso ad innamorarsi della Mamounia e della città imperiale marocchina. Fu solo uno dei più assidui frequentatori di questo luogo in cui si assaggia un pezzo, incantevole, di Marocco. Da quelle stanze, in cui l'architettura araba ammicca all'art-decò, sono passati tantissimi personaggi: da Charlie Chaplin a Yves Saint Laurent, da Nelson Mandela a Nicole Kidman. Perfino i Rolling Stones. Tutti protagonisti della "seconda vita" dell' hotel, che ha appena riaperto dopo una ristrutturazione durata tre anni: un progetto complesso e estremamente curato (da un nome importante come Jacques Garcia) che traghetta la struttura nel Terzo Millennio rispettandone l'anima e le tradizioni. La prima vita della Mamounia, infatti, è legata ai reali marocchini e affonda le radici nel XVIII secolo: Re Sidi Mohammed Ben Abdellah usava regalare ai propri figli, come dono di nozze, un bellissimo giardino. Gli otto acri in cui il principe Mamoun amava organizzare feste – tra i fiori, gli alberi da frutta e gli olivi secolari – sono diventati il cuore di un hotel che, è fuor di dubbio, da cent'anni è una meta di culto. E non solo per le frequentazioni glamourous.

Se negli anni Trenta le stanze erano solo 50 (ed ospitavano americani ed europei che, giunti in Marocco per affari o vacanza, si portavano dietro perfino il mobilio per sentirsi a casa), oggi sono 214. Tra le diciassette suites, brillano le tre "Riad": 700 metri quadri ciascuna, articolati in tre camere e un salotto, con annesse terrazza e piscina rigorosamente privata. Il lavoro di Jacques Garcia – famoso in tutto il mondo per il magistrale restyling dello chateaux seicentesco Champ de Bataille, in Normandia – cala nella contemporaneità una struttura che incarna alla perfezione le atmosfere delle Mille e una Notte. Colonne in marmo e mosaici, specchi e fontane: l'essenza della Mamounia sta nell'armonia tra elementi tipici dell'architettura moresca e il lusso di ultima generazione.

Quello che si potrebbe definire il cammeo della struttura, firmato sempre da Garcia, è la Spa. L'atmosfera è totalmente ispirata alla tradizione marocchina sia nell'organizzazione degli spazi, 2500mq articolati in sale trattamento che permettono di vivere il benessere in totale tranquillità, sia nell' interior design, grazie all'utilizzo di materiali come ceramiche, marmi, e tadellakt. Lo stesso vale per i trattamenti, più di ottanta: si basano su prodotti "locali" come il sapone nero, la ghassoul, l'olio di argan, l'acqua di rosa e d'arancio.
Grande attenzione anche al lato gourmet del soggiorno: La Mamounia conta cinque bar e quattro ristoranti che offrono un ventaglio di proposte culinarie europee e locali, tutte ad altissimo livello. La tradizione italiana è affidata a "L'Italien", ristorante curato dallo chef bistellato don Alfonso Iaccarino, che vanta anche il riconoscimento di Miglior Chef Relais &Châteaux. Due stelle Michelin anche per Jean Pierre Vigato, mente creativa del ristorante "Le Français". Completano il quadro "Le Marocain", da cui si gode di un panorama impareggiabile sulla Medina e sui Monti Atlas, e "Le Pavillon", tempio della cucina mediterranea. Non resta che prendere un treno per Marrakech, come cantavano Crosby, Stills, Nash e Young.

www.mamounia.com

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