|
| ![]() |
mostreQuando Keith Haring disegnava graffiti sulle tovaglie delle osterieA Roma la mostra "Sapori colti" ripercorre un secolo di cultura ai tavoli della città di Federico De Cesare Viola |
Tags: Ugo Tognazzi, Federico Fellini, Roma, Mario Schifano, chef, Gabriel Garcia Marquez, Robert De Niro, Hollywood, Keith Haring
«Conosco le entrate di servizio e i cuochi dei migliori ristoranti d'Europa». Ugo Tognazzi è stato il divo gourmet per eccellenza. Il suo mestiere era il cinema, ma la sua passione la cucina. Aveva un legame speciale con Benito al Bosco, storico indirizzo dei Castelli Romani. Lo frequentava spesso, con Benito andava a funghi e partecipava alle rubriche gastronomiche televisive. Ancora oggi una sala del locale porta il suo nome e un po' ovunque ci sono tracce del grande attore cremonese. Come Tognazzi, anche Federico Fellini amava i ristoranti, le trattorie e la compagnia, amava osservare, col suo sguardo curioso, il mondo variegato che sedeva ai tavoli dei locali di Roma. Alla Fiaschetteria Beltramme di via della Vite Fellini, con Ennio Flaiano, scrisse (e disegnò) le sceneggiature di almeno un paio di suoi capolavori: "La dolce vita" e "Otto e mezzo". Poi, negli ultimi anni, si affezionò al Girarrosto Fiorentino dove, in tante visite, lasciò dediche, disegni e schizzi.
Mario Schifano era un habitué della Rosetta, a due passi dal Pantheon, e alla famiglia Riccioli dedicò un quadro. Altri artisti, prima di lui, hanno regalato le loro opere ai ristoranti del cuore, spesso in cambio di qualche pasto quando, ancora ignoti, dei soldi non c'era l'ombra. L'Arciduca Francesco Giuseppe (era il 2 gennaio del '39) "giurò" sul libro delle dediche che, nonostante il suo girare per il mondo, le fettuccine di "Alfredo" erano sempre le migliori. E c'è anche un improbabile Mike Tyson, con tanto di parannanza e cappello da chef, immortalato (chissà se con l'inganno, a sua parziale discolpa) nelle cucine di Meo Patacca, osteria di Trastevere sempre in sottile bilico tra il pittoresco e il trash. Sappiamo poi con certezza, da un'altra fotografia, che Gabriel Garcia Marquez, Sergio Leone, Muhammad Ali e Robert De Niro sono stati seduti allo stesso tavolo – non chiedete il perché - da Checco er Carettiere, celebre locale romano alle spalle di piazza Trilussa.
Insomma, l'immaginario della foto con dedica da trattoria romana – dove il gestore, di norma, ha i baffi e il personaggio al suo fianco, di norma, è Francesco Totti - è ben più complesso, affascinante, imprevisto, colto di quanto si possa credere.
A osservare il mondo della ristorazione romana attraverso una prospettiva originale, quella degli avventori celebri, si scopre un universo di segni, ricordi, volti, pensieri, emozioni e aneddoti con cui ricostruire quasi un secolo di costume italiano, dagli anni Trenta all'arrivo dei nuovi divi di Hollywood, passando per la Dolce Vita e la Prima Repubblica. E si riesce anche, viceversa, a cogliere e a capire qualcosa in più dei profili, delle passioni e delle storie di molti degli uomini e donne che hanno caratterizzato il '900, in tutti i campi: Alida Valli, Alfred Hitchcock, Sophia Loren, Igor Stravinskij, Pierpaolo Pasolini, Richard Nixon e Keith Haring.
C'è tempo fino al prossimo 15 novembre per non perdere "Sapori Colti - Passaggi di cultura tra osterie, ristoranti e trattorie di Roma", un'originale e divertente mostra - allestita al Complesso del Vittoriano di Roma e organizzata da Paolo Di Giannantonio – che raccoglie intelligentemente tutti questi "segni". Oltre quaranta i ristoranti – dall'Antica Pesa a Camponeschi, dai Due Ladroni all'Harry's Bar – che hanno volentieri prestato i loro cimeli: tovaglioli, pale di legno, libri delle dediche. Calligrafie eleganti, nervose, incomprensibili. Insospettabili doti fumettistiche (George Clooney), sorprendenti doti linguistiche (Matt Dillon in un ottimo italiano scritto). Dediche a volte banali (il «great mangiare» di Clint Eastwood), a volte romantiche (quella congiunta di Lucia Bosè e Walter Chiari), altre volte autoreferenziali (la bellissima «Tonight, I am a star» di Michael Stipe), altre ancora inconsapevolmente toccanti, con il senno di poi. Come quella, del 26 settembre del '44, di un gruppo di piloti californiani, capitati da Alfredo alla Scrofa con la 25ima missione. «Be coming back», scrivevano.
pagina 1 di 1
|
||
| gallery | blog | |
| archivio notizie | archivio speciali | |
| titoli | tags | |
|
||
| Yoox | MyPrestigium | |
![]() | Torna Taste of Milano, appuntamento con il gusto a San Siro
|
![]() | Quarantotto ore a Londra
|
![]() | Hullett House, hotel di charme coloniale a Hong Kong
|
![]() | Il Vallefredda resort di Antonello Colonna
|
|
|
|
