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intervistaAnna Tasca Lanza, a scuola di cucinadalla marchesa-chef Incontro nella campagna di Palermo con la signora che insegna i segreti della cucina siciliana di Chiara Beghelli |
Tags: Regaleali, Tasca Lanza, Palermo, chef, Tasca Lanza, Sicilia
L'inizio dell'autunno concede ancora serate molto dolci, in Sicilia. Al centro dell'isola, nel paesaggio surreale a sud di Palermo, segnato da grandi pale eoliche che spiccano su colline quasi desertiche, si apre la vallata verde di Regaleali, antica tenuta dove vigne, olivi, eucalipti e mandorle si estendono per 500 ettari. La tenuta, dall'aria gattopardesca e dal nome arabo (significa "casa di Ali"), appartiene dalla metà dell'Ottocento alla famiglia Tasca d'Almerita: fu il conte Giuseppe a fondare la casa vitivinicola, che oggi, guidata dal figlio Lucio, produce 20 etichette e 13 milioni di bottiglie all'anno. Ma non sono qui per parlare di vino, anche se sul tavolo dove ceno spicca un aromatico e fresco bianco Leone d'Almerita. Ad accogliermi a cena, nel baglio di Case Vecchie, è la marchesa Anna Tasca Lanza, figlia di Giuseppe, che qui a Regaleali ha aperto nel 1989 la celebre scuola di cucina siciliana che porta il suo nome e che ospita curiosi e chef di tutto il mondo per insegnargli i segreti di quegli antichi sapori. Nata a Palermo 74 anni fa, Anna sembra una lady britannica più che una discendente della più antica aristocrazia siciliana, cresciuta fra il mare di Mondello e queste campagne, con il suo aplomb, gli orecchini di perle e diamanti e la sua voce autorevole. Accanto le siede il marito Venceslao Lanza di Mazzarino, che lei chiama Vence, discendente di Federico II, sposato con Anna da cinquantuno anni, dotato di un'amabilissima arte del conversare e devoto della cucina francese.
I piatti, però, stasera sono tutti siciliani e li ha preparati Anna insieme alla sua fedele assistente Giovanna («la mia perla», la chiama). Così, mentre gusto la mia pasta fatta in casa con salsa di pomodoro dolce dell'orto, servita su piatti dove spiccano dorati il leone e la corona dello stemma di famiglia, chiedo ad Anna come è nata l'idea di questa scuola di cucina, che oggi accoglie persone pronte a spendere anche 2800 euro per cinque giorni di full immersion. «Tutto è iniziato nel 1989, quando una giornalista nostra amica venne qui a Regaleali e mi suggerì di aprire questa scuola con le mie sorelle, Costanza e Marierose. Certo, se penso al primo anno…un gruppo di americani venne a marzo per vedere la primavera siciliana e siamo stati una settimana chiusi in casa per la neve! Poco dopo ho iniziato a viaggiare molto proprio negli Stati Uniti, dove ho fatto conferenze da Smithsonian e James Beard e ho cucinato da Cipriani e al Culinary Institute of America. Quando ero qui in Sicilia, invece, facevo ricerche sulle ricette più antiche, parlando con la gente, spulciando libri, assaggiando di tutto».
Ma perché solo cucina siciliana e non più generalmente italiana? «E' la mia cultura, la mia storia – dice Anna - In realtà io in una cucina non ci sono praticamente mai entrata fino a quando è nata mia figlia Fabrizia, 47 anni fa». Il fatto, spiega, è che nelle famiglie aristocratiche c'era il "monzù", figura che oggi definiremmo chef (sempre francese è l'etimologia, da monsieur) che ogni mattina chiedeva al padrone di casa che cosa gradisse mangiare durante la giornata. «Per questo non c'era bisogno che le donne entrassero in cucina. Io comunque a 15 anni sono andata a Losanna per imparare a cucinare e a essere una buona moglie. Ma quando mi sono sposata con Vence, siamo andati ad abitare con la sua famiglia, che aveva ancora il suo monzù. Quindi niente cucina, almeno per quel momento». Insomma, questo dimostra che anche chi non ha mai visto una pentola per anni può diventare non solo un'ottima cuoca, ma anche fondare una scuola di cucina e scrivere libri di raffinate ricette. Da poco, fra l'altro, è stato tradotto in italiano "Hearth of Sicily", il primo libro di Anna Tasca Lanza, scritto originariamente in inglese come gli altri, "Flavour of Sicily" e "Herbs and Wild Greens from the Sicilian Countryside", dedicato alla sua seconda grande passione, la botanica.
Ora la marchesa sta preparando un altro volume che racconta come si produce l'estratto di pomodoro, con bellissime foto scattate proprio nel cortile di Case Vecchie, che spiegano ogni passo di quest'antico e lungo processo. Da Regaleali vengono anche tutti gli ingredienti usati nella scuola, dalle zucchine alle melanzane dell'orto, dall'olio al pollame, fino al formaggio primo sale delle pecore testa rossa che pascolano accanto alle viti in questo paesaggio che sarebbe piaciuto a Tomasi di Lampedusa (che, fra l'altro, adottò uno dei fratelli di don Venceslao, Gioacchino).
Ma da qui, immersi nel passato, il futuro come appare? «Sempre in famiglia», dice. Ad aiutare Anna, infatti, da qualche tempo c'è la figlia Fabrizia, che ha studiato storia dell'arte in Francia, ha un recente passato come organizzatrice di mostre e ora sta preparando tre nuovi corsi: uno sulla cucina delle Eolie a Capofaro, il resort di famiglia sull'isola di Salina, uno legato alla cioccolata di Modica e uno che mescola cucina vegetariana e yoga. Ma ci sono anche cose che non interesseranno mai Anna. Come il vino («roba da uomini. Ci pensano mio fratello Lucio e i suoi figli») e la caponata. Ma come, proprio il simbolo della cucina siciliana? «Il fatto è che è brutta», risponde. Forse è per questo che la sua versione prevede una singolare decorazione con bucce d'arancia. Peccato non averla in tavola, ma quando arriva il gelato al limone con gelatina di mosto, una delle ricette più antiche e rare di Sicilia, ogni altro desiderio svanisce in fretta.
www.annatascalanza.com
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