Pechino

Nei nuovi hotel di lusso grandeur e pochi ospiti

Investimenti milionari, design d'autore, catene inedite: ma molte suite rimarranno vuote

di Chiara Beghelli


Colonne di cristalli Swarovski da 12 metri nelle hall, piscine ricoperte da fibre ottiche, intere lounge di vetro rosso di Murano. Architetti come Kengo Kuma che firma intere facciate color smeraldo e designer di interni come SuperPotato e Graft Label. E 12mila fra nuove stanze e suite, un record mai raggiunto. Tutto ciò che gira intorno ai nuovi hotel di lusso inaugurati a Pechino in occasione delle Olimpiadi suona grandioso, monumentale. Dei piccoli e intimi hotel fatti su misura, molto apprezzati da noi occidentali, nemmeno l'ombra.
Eppure, anche se a Pechino quasi tutte le più grandi catene di hotel di alta gamma possono esibire il loro nuovo gioiello, queste stanze sono destinate a rimanere in gran parte vuote. I registri degli ospiti hanno ancora molte righe bianche, secondo i dati forniti dal Beijing Tourist Bureau: solo il 77% delle stanze degli hotel a 5 stelle è prenotato, a causa delle forti restrizioni sui visti, degli stretti controlli. E anche dei prezzi, inizialmente molto gonfiati (si stima fra il 400 e il mille per cento), subito ribassati dopo le prime rinunce.
Ma i cinesi hanno comunque espresso tutta la loro grandeur: ci sono addirittura compagnie immobiliari, come la Gateway Capital di Hong Kong, che hanno colto l'occasione per inaugurare una nuova catena di hotel da espandere in Asia. A loro appartiene l'Hotel G, uno dei più originali e interessanti, aperto nel quartiere di Gon Ti Xi Lu: muri rossi di pietra con colonne rivestite di pelle, fibre ottiche, nella lounge "25 Degrees" il bar è di vetro rosso di Murano. Curato nei minimi particolari, persino le divise del personale sono state disegnate dalla stilista Han Feng, che ha realizzato i costumi per una "Madama Butterfly" molto applaudita al Metropolitan di New York. Inediti sono anche l'Opposite House (della neonata Swire Hotels, con base a Hong Kong e con progetti di espansione anche in Gran Bretagna) e il primo hotel Aloft, nel distretto tecnologico, un hotel di design di una nuova catena firmata Starwood, che in occasione dei Giochi ha anche attivato un sito apposito per le prenotazioni.
Anche Kempinski sta pensando di creare una catena solo per la Cina, mentre il Four Seasons (che per il 2011 aprirà cinque nuovi hotel in Cina), il Four Points Haidan District e il Fairmont Beijing hanno rispettato di più il loro stile internazionale pur affidando il design interno a nomi come Paul Tange. Design contemporaneo che caratterizza anche The Emperor, aperto già da febbraio, a due passi dalla Città proibita, dove i muri delle stanze sono decorati con grafiche della tradizione cinese dagli inediti toni fluo.
Ma il fiore all'occhiello di Pechino rimane il St. Regis, grand dame della città appena riaperta dopo un rinnovamento costato 27 milioni di dollari, con 28 nuove suite, una Spa che vanta l'unica sorgente di acqua naturale della città e uno dei migliori ristoranti italiani della capitale, il Danieli's. Il personale parla un ottimo inglese e la Spa è un ottimo rifugio dal caos della città.
Infine, il grande assente: il Mandarin Oriental, ospitato in una delle colonne della grandiosa - ma non terminata - sede della Cctv firmata Rem Koolhas, aprirà con un anno di ritardo. Motivo di soddisfazione per gli altri hotel di lusso, un po' meno per i pechinesi che non potranno vantare uno dei più attesi monumenti della loro città olimpionica.

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