MUST HAVE

Le cinquemila bottiglie
dell'enologo Paoletti

Lavora per tutti i big, ma ha costruito su misura il "suo" vino, "Rancore", un taglio di Sangiovese e Merlot

di Daniel Thomases

Rating:
3.7
Rating 3.7

Tags: Andrea Paoletti, Château Lafite, Antinori, vino


Levare il sassolino dalla scarpa produce sempre una sensazione di sollievo, anche se non è chiaro perché Andrea Paoletti, agronomo-enologo fra i più preparati d'Italia, ne senta il bisogno. Laureatosi brillantemente all'Università di Firenze nei primi anni Ottanta, il giovane Paoletti, dopo un breve tirocinio alla Fattoria Le Pupille e un altro addirittura a Château Lafite, si trovò, non ancora trentenne, con la responsabilità agronomica di tutte le tenute toscane della Antinori. Gli anni della libera professione, dal 1995 al presente, non hanno portato che altre grandi soddisfazioni, con clienti famosi in tutta l'Italia, nonché in Turchia, Georgia, Montenegro, Ungheria e negli Usa dove, fra l'altro, è stato corteggiato, senza successo, da Francis Ford Coppola, produttore di vino nella Napa Valley oltre che regista cinematografico.
Curriculum invidiabile, ma le ambizioni non si limitavano alle consulenze, quantunque prestigiose. Sarà perché preparare le uve e il vino per conto altrui non sempre permette al professionista la libertà di cui sente il bisogno, o sarà più semplicemente perché il professionista in questione ha sempre avuto una sua idea del vino che avrebbe voluto realizzare, gestendo ogni fase dalla vigna fino alla bottiglia. Il fatto sta che dal 2003 Paoletti, operando in una vigneto piantato in prima persona a sud di Firenze, quasi al confine con il Chianti Classico, è artefice del proprio vino, un taglio di Sangiovese - vitigno di cui questo agronomo è forse il massimo esperto mondiale - e Merlot, affinato nei piccoli legni e battezzato Rancore.
La terra è della Curia fiorentina, di cui Paoletti è pure consulente per gli estesi possedimenti viticoli, ma tutto il resto l'ha messo un vignaiolo che, sebbene laureato, possiede competenze tutt'altro che accademiche: la selezione della materia genetica e i portainnesti, la potatura invernale, le lavorazioni estive, la vendemmia, la fermentazione e l'affinamento. Cinquemila bottiglie di produzione totale a disposizione di una clientela che, nonostante le poche annate sinora commercializzate, spazia dall'Italia al Belgio, dalla Nuova Zelanda agli Stati Uniti. Al produttore l'arduo compito di spiegare il nome, al consumatore il piacevole privilegio di conoscere, frutto della bellissima annata 2004, l'ammirevole matrimonio fra scienza e passione per la terra.

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