intervista

«Club Med, altri due villaggi a cinque stelle»

Giorgio Palmucci, direttore generale per l'Italia, annuncia l'upgrading di Marrakech e Cefalù

di Chiara Beghelli



«Per fortuna con le vacanze di Natale mi sono un po' riposato. Sono stato in montagna, a casa mia. Ma ora ho ricominciato a girare, solo negli ultimi giorni sono stato in Israele, Marocco, Svizzera…». Certo, per chi di lavoro fa il direttore generale di Club Mediterranée per l'Italia, la vita si divide fra valige e continui check in. Giorgio Palmucci in questo periodo è superimpegnato nella presentazione della nuova offerta del Club Med, che si sta riposizionando verso una clientela d'alta gamma, in cerca di un lusso totale ma discreto. Lo dimostra anche la nuova campagna pubblicitaria firmata dal fotografo di moda Enrique Badulescu, che descrive atmosfere raffinate e molto glamour.

Insomma, per il Club Med è finita l'era dei bungalow?
Decisamente sì. Nei prossimi anni i nostri villaggi avranno tutti minimo 3 tridenti (il sistema di classificazione del Club Med, simile alle stelle, n.d.r.). A dicembre alle Mauritius abbiamo aperto La Plantation d'Albion, il primo villaggio a 5 tridenti, il massimo, e presto avranno questo status anche il villaggio di Marrakech Le Riad in Marocco e di Cefalù in Sicilia, il primo e unico in Europa. I gusti e le aspettative degli anni Cinquanta, quelle dell'epoca dell'inaugurazione dei primi Club Med, sono cambiati.

Cosa vuole oggi un cliente da una vacanza di lusso?
Sicuramente ama il poter scegliere, la personalizzazione, il confort. Odia la standardizzazione, l'intruppamento, il sentirsi prigioniero in una gabbia dorata. L'alchimia fra il coinvolgimento e la convivialità e il rispetto delle aspettative individuali è la nostra sfida più complessa. Poi vuole entrare in contatto con l'esterno, con le culture che circondano il villaggio dove si trova.

Sembra che i viaggiatori di lusso siano sempre più attenti al rispetto dell'ambiente dei loro luoghi di vacanza. Cosa ne pensa di questo crescente trend ecologico?
Credo che sia fondamentale, e che lo sarà sempre di più. Noi già siamo attivi in questo senso: ad esempio, nel nuovo La Plantation d'Albion di Mauritius il sistema di irrigazione dei giardini riutilizza le acque. In Senegal abbiamo creato il primo sistema di raccolta differenziata e i rifiuti umidi vengono reimpiegati come fertilizzanti.

L'Africa è ora una delle mete più quotate. Quali saranno le prossime?
In Asia, ad esempio, stiamo costruendo villaggi in Vietnam e nelle Filippine. Poi c'è l'Oman, l'Albania e alcune zone del Brasile ancora al di fuori dei circuiti tradizionali, come quella di Buzios. Un progetto davvero particolare l'abbiamo per Soci, in Crimea, una località sul mar Nero dove si può sciare d'inverno e stare al mare d'estate e che ospiterà le Olimpiadi invernali nel 2014. Poi, abbiamo intenzione di aprire anche un villaggio invernale in Corea.

Per lei, abituato a viaggiare soprattutto per lavoro, qual è il viaggio ideale?
Sicuramente un viaggio di scoperta, come è stato quello in Tibet, che eleggo a viaggio della mia vita, quando sono arrivato al campo base dell'Everest. Per il futuro mi piacerebbe avere due mesi di tempo per viaggiare nel sud est asiatico, fra la natura e la cultura di Birmania, Thailandia, Malesia.

A che cosa non rinuncia quando viaggia?
Alla compagnia giusta. Non farei mai uno di quegli affollati viaggi in pullman! Per viaggiare bene non bisogna essere più di 4-5 persone. Io, poi, viaggio sempre con le stesse, amici che non vedo mai durante l'anno. Così, oltretutto, abbiamo moltissime cose di cui parlare.

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