intervista

Nick Brandt: «Il mio canto per l'Africa in pericolo»

Il fotografo racconta il suo "A Shadow Falls", progetto-testamento per gli animali del continente

di Cristiana Raffa

Rating:
5.0
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Tags: Nick Brandt, Africa, Croazia



«Cosa succede a questa terra sanguinante. Non ci accorgiamo di ferirla. Cosa succede al valore della natura. E' il grembo del nostro pianeta. Cosa succede agli animali. Abbiamo trasformato i regni in polvere», cantava quindici anni fa Michael Jackson nella sua Earth Song, in un grido disperato per la Terra, trasformato in un meraviglioso video dal regista e fotografo inglese Nick Brandt. Furono quelle immagini dal forte impatto emotivo, girate in diverse zone dell'Africa e in Croazia durante la guerra nei Balcani, a contribuire al successo del brano e a consacrare l'impegno ambientalista della pop star.
Nick Brandt oggi espone nella galleria berlinese Camera Work uno strepitoso lavoro fotografico sull'Africa e suoi abitanti senza voce: animali immortalati nella natura selvaggia, ritratti con una loro espressività umana, quando l'aggettivo "umano" significa ricco di sentimenti e speranze: «Mi sono innamorato perdutamente dell'Africa nel 1995, quando andai per la prima volta proprio per dirigere il video di Michael Jackson. Da allora non l'ho più lasciata. Ho cominciato un serio lavoro fotografico sugli animali nel 2000». Così racconta il viaggio di una vita e la nascita di "A Shadow Falls" il ciclo di 58 fotografie stampate in tricromia accompagnate da testi del filosofo Peter Singer e della storica della fotografia Vicki Goldberg.

La mostra girerà parte dell'Europa, in Italia intanto arriva il libro che raccoglie tutte le immagini e i testi, edito da Contrasto. «Il mio rapporto con l'Africa è profondo, basato su un'energia emozionale. Il legame con gli animali viene prima di tutto, anche prima delle fotografie. C'è qualcosa di iconico, forse persino mitologico, in questi animali, il resto lo fanno le grafiche perfette tracciate dai maestosi alberi di acacia e i cieli immensi». L'intento, perfettamente riuscito, era quello di dare una personalità a ogni essere vivente, perché nella sua macchina fotografica ogni soggetto, umano e non umano, ha pari dignità. «Volevo creare un testamento per immagini, immortalare qualcosa che sta scomparendo troppo velocemente. Conservo la speranza che le persone, ovunque, si convincano che possiamo fare qualcosa per invertire al rotta e proteggere questi esseri viventi». Proteggere loro, per proteggere anche noi stessi, perché le catastrofiche relazioni di causa-effetto su scala planetaria sono ormai sotto gli occhi di tutti: «Riscaldamento globale, bracconaggio, deforestazione, siccità, crescita della popolazione, nuovo colonialismo cinese… sono problematiche interconnesse. Anche noi occidentali possiamo fare qualcosa cambiando le nostre abitudini di vita. Esistono poi numerose associazioni benefiche in Africa che supportano lo sviluppo locale, per incoraggiare le comunità a lavorare insieme per la salvaguardia degli animali e dell'ambiente naturale, che è la loro risorsa più importante. Sono essenziali le donazioni per le attività contro il bracconaggio e per la sopravvivenza dei campi in cui si lavora per fermare la caccia agli elefanti: è pericolosamente aumentata la domanda d'avorio dalla Cina. E poi, sembra scontato, ma evidentemente non lo è, nessuno dovrebbe portare via gli animali dal loro ambiente naturale».
Il video di Michael Jackson finiva con la Terra che si ribellava, gli alberi che rinascevano, le zanne degli elefanti che ricrescevano, gli uomini che non si sparavano più.

Fino al 16 Gennaio
Camera Work Gallery
Kantstraße 149 - 10623 Berlin
www.camerawork.de

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