ecologia

I fotografi di Noor testimoni della natura violata

Da Stanley Greene a Francesco Zizola, i membri della celebre agenzia denunciano gli orrori dell'inquinamento nella mostra "Consequences by Noor", inaugurata a Copenhagen

di Irene Alison

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3.3
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Tags: Brasile, India, Groenlandia, Copenhagen, Maldive, Copenhagen



Il fuoco che trasforma in cenere gli alberi dell' Amazzonia, il ghiaccio che si scioglie sotto gli occhi degli Inuit, l'acqua che sale, ingoiando lentamente isole intere. Le strade dei nove fotografi Noor che, partendo dal Brasile, dall'India o dalla Groenlandia, hanno documentato con le loro immagini le conseguenze dell'inquinamento, portano oggi a Copenhagen: in corrispondenza con la 15esima Conferenza Onu sui cambiamenti climatici che ha riunito nella capitale danese rappresentanti di Stati e associazioni di tutto il mondo per negoziare un nuovo trattato che impegni la comunità internazionale ad assumere misure in grado di fermare il riscaldamento globale, inaugura alla Dask Gallery "Conseuquences by Noor", il progetto fotografico che l'agenzia olandese ha dedicato all'ambiente. Esposte a Copenhagen fino al 12 gennaio, le immagini testimoniano ciò che rischiamo di perdere e ciò che abbiamo già perso a causa dell'inquinamento: 300 mila vite umane ogni anno, ettari di foresta, chilometri di terra diventati deserto.

Sono nove i fotografi - Nina Berman, Pep Bonet, Stanley Green, Jan Grarup, Yuri Kozyrev, Kadir van Lohuizen, Jon Lowenstein , Philip Bleckinsop e l'italiano Francesco Zizola, tutti membri della celebre agenzia - che, dopo aver documentato fronti caldi come Iraq e Ahghanistan, Somalia e Rwanda, si sono dedicati a un altro, pericolosissimo, conflitto: quello tra la natura e l'ostinato inseguimento di un progresso insostenibile. »Copenhagen potrebbe rappresentare una svolta, - dice Zizola - ridurre le emissioni significa allontanare lo spettro del disastro: noi abbiamo deciso di mettere le nostre fotografie al servizio dei politici che sono lì a decidere i destini del mondo, perché servano da monito di ciò che sta succedendo». Da insetti non più grandi di un chicco di riso, il cui innarrestabile aumento, dovuto all'innalzamento delle temperature, sta devastando 36 milioni di acri di foresta nella British Columbia - come documentato dal progetto "Pine Beetles" di Nina Berman - alle enormi distese di tundra della Siberia, ecosistema messo a rischio, insieme alla vita della popolazione Nenet che lo abita, dall'inarrestabile sfruttamento dei gas naturali presenti sotto il terreno, fino ad arrivare al mare delle Maldive, che, come racconta "Paradise in peril" di Francesco Zizola, sta sommergendo l'arcipelago: «Le Maldive saranno il primo paese del mondo a scomparire sott'acqua: se il livello dei mari continua a salire col ritmo attuale, entro 15 anni non esisteranno più- spiega Zizola - Avvicinandomi a questo tema, ho accettato una grossa sfida per un fotografo: documentare un evento che ancora non si è verificato, e che, anche grazie alle scelte di Copenhagen, si spera non si verifichi mai».

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